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In Puglia la mafia ha incendiato 33 camion dei rifiuti, ma nessuno ne parla

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I roghi di San Giovanni Rotondo hanno lasciato indifferenti la maggior parte dei media e dei politici. Ma questa è la sicurezza che conta

Puglia, la mafia dei rifiuti: gli incendi di San Giovanni Rotondo

A proposito dell’inquinamento dell’agenda politica e di tutti i media che le scodinzolano dietro, forse ci sarebbe da rimettere gli occhi su San Giovanni Rotondo, amena località sul Gargano famosa in tutto il mondo per il business che è riuscita a impiantare sulla figura di Padre Pio e in questi giorni al centro di una vicenda che non merita di passare sotto tutto questo silenzio.

A San Giovanni Rotondo, qualche giorno fa, sono bruciati ben 33 mezzi utilizzati dalla ditta che gestisce l’appalto della raccolta dei rifiuti. Le foto dell’incendio che riprendono i mezzi in fila sotto una nera coltre di fumo sembrano arrivare da una zona di guerra. Si tratta invece di un deposito comunale in cui la Tekra parcheggia solitamente i suoi mezzi.

Le forze dell’ordine stanno indagando, ma la contemporaneità dei roghi lascia poco spazio ai dubbi: sul Gargano (e San Giovanni Rotondo è la città con il più alto reddito pro capite della zona) agisce una delle mafie più efferate della zona e che i rifiuti siano un piatto ricco per la criminalità è risaputo da tempo. La Puglia, del resto, è seconda nel ciclo illegale dei rifiuti dopo la Campania, con 947 infrazioni accertate (pari all’11,9 per cento del totale nazionale), 828 denunce, 6 arresti e 269 sequestri, secondo l’ultimo rapporto Ecomafie.

Come ricorda un utente su Twitter sempre a San Giovanni Rotondo, alcuni anni fa, un sindaco di centrodestra fu costretto alle dimissioni mentre era in missione amministrativa perché era andato ad assistere al Gran Premio di Formula 1 di San Marino ed ebbe un incidente al ritorno dopo avere caricato una prostituta. E, sempre lì in zona, le amministrazioni comunali di Monte Sant’Angelo e Mattinata sono state sciolte un anno fa per infiltrazioni mafiose.

Secondo l’azienda si tratta di “un vero e proprio atto criminale” e fa sorridere (tragicamente) che l’evento abbia avuto così poco risalto sui media e nel dibattito politico, qui dove un ministro dell’Interno continua a ripetere di voler sconfiggere definitivamente la mafia e insiste nell’occuparsi dei poveri e dei disperati come se fossero il problema principale del Paese, scordandosi così spesso i prepotenti.

Le fiamme di San Giovanni Rotondo sono un attacco frontale allo Stato compiuto alla luce del sole, un’intimidazione fatta da chi si sente talmente forte da non avere nemmeno l’accortezza di doversi nascondere: se lo Stato avesse voglia di fare lo Stato (e la politica si occupasse di cose più importanti dei piccoli litigi di bottega), oggi San Giovanni Rotondo sarebbe presidiata e sulla bocca di tutti. Ma questa è la sicurezza che conta, mica quella che raccoglie voti.

Essere ecologisti costa: 164 militanti uccisi nel 2018 (di G. Cavalli)

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