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Il coronavirus durerà sette anni: la presunta profezia di Papa Giovanni XXIII

Di Marco Nepi
Pubblicato il 13 Apr. 2020 alle 12:21 Aggiornato il 14 Apr. 2020 alle 12:06
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 Il coronavirus durerà sette anni: la presunta profezia di Papa Giovanni XXIII

Fase 2, ripresa, riaperture: l’Italia – alle prese con l’emergenza Coronavirus – non parla d’altro. Eppure c’è chi si è messo l’anima in pace: dovremmo convivere con il Covid-19 ancora per sette anni. Lo sostiene – come racconta un articolo su Il Tempo – un libro che nelle ultime settimane è tornato a girare tra le mani di esoterici, occultisti e illuminati di ogni fratellanza. Si tratta de “Le profezie di Papa Giovanni”, controverso volume uscito nel 1976 a firma di Pier Carpi (quindi non scritto direttamente dal Papa buono, Giovanni XXIII), ancora presente nel catalogo delle Edizioni Mediterranee.

Tra le presunte profezie attribuite ad Angelo Roncalli (il Papa buono), consegnate all’autore da un misterioso “grande vecchio” alla rocca di San Leo, forte romagnolo dove tra l’altro fu rinchiuso l’esoterista e avventuriero Cagliostro, ci sono i versi dedicati all’epidemia che sconvolgerà il mondo.

“È il tempo dei due imperatori. E la Madre non ha padre, perché molti vogliono esserne padre. E due sono sostenuti dai contendenti”, si legge nel libro di profezie che abbracciano un periodo che va dal 1935 al 2033. Il riferimento ai due imperatori, sostiene l’autore de “Le profezie di Papa Giovanni”, sarebbe la contrapposizione di due candidati al Soglio di Pietro, due Papi insomma. “Due fratelli e nessuno sarà Padre vero. La Madre (ovvero la Chiesa, ndr) sarà vedova”, si legge infatti in un altro passo. Benedetto XVI e Papa Francesco?

In questo momento della storia “si alzano le grida e le barriere della contesa, già dall’acque esce la Bestia. E la carestia ferma gli eserciti (il Coronavirus ha comportato il cessate il fuoco, ndr). Gli uomini si contano morire. E dopo la carestia, la pestilenza”.

E ancora (pagina 158): “Iddio ha scatenato la guerra della natura per impedire la guerra degli uomini”. E i due imperatori? Il primo “muore di fame, chiuso nella torre del suo sogno”, il secondo “nel deserto” è “assalito dagli animali della pestilenza, sconosciuti”.

Ancora più oscuro il prosieguo della presunta profezia di Papa Giovanni XIII, con riferimenti biblici all’Apocalisse come la frase “il tempo è vicino” che rimanda a quella di Giovanni sull’avvento del Redentore: “La figlia di Caino è salita a Nord, a predicare. Lussuria nella nuova Babilonia, per sette anni. Il settimo anno cade il settimo velo di Salomè, ma non esiste imperatore, non esiste chi sappia alzare la spada e recidere il collo di Giovanni. Il tempo è vicino”. L’autore del libro, Pier Carpi, ci vede i segni della fine dei tempi, sette anni di pestilenza e carestia seguiti dal caos. Ma anche “l’avvento di una superiore civiltà umana, basata sulla fede, la conoscenza, la fratellanza tra gli uomini”.

Coincidenze? Suggestioni? Fesserie? Chissà. Nel dubbio ecco un altro paio di profezie o presunte tali contenute ne “Le profezie di Papa Giovanni”. La prima riguarda il “Papa scalzo” (Papa Francesco?), che troverà la morte quando tornerà nel suo paese natio. La seconda prevede la fine violenta di un potente personaggio, dal nome simile a quello di Rasputin. Per caso vi è venuto in mente Putin?

La genesi del libro

Come detto, l’opera non non è stata scritto direttamente dal Papa buono, Giovanni XXIII. La genesi del libro è piuttosto oscura anche se ci si basa soltanto sulla versione dello stesso Pier Carpi, scrittore più che prolifico scomparso nel 2000, regista e sceneggiatore di fumetti e studioso dell’occulto e del paranormale. Amico e confidente di Licio Gelli, in un’intervista a Enzo Biagi aveva definito il “venerabile” della loggia massonica P2 “il nuovo Cagliostro” e proprio seguendo le orme dell’alchimista siciliano cominciò a scrivere “Le profezie di Papa Giovanni” uno o due anni prima della pubblicazione.

L’autore ha sostenuto di aver ricevuto da un massone di altissimo grado le profezie rilasciate da Angelo Roncalli, anche lui “iniziato”, ai tempi in cui il futuro Papa era delegato apostolico in Turchia, intorno al 1935. Il libro uscì nel 1976 con l’eloquente sottotitolo “La storia dell’umanità dal 1935 al 2033”.

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