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Il “rischio crollo” del Ponte Morandi rimasto ignorato: il documento del 2014 che potrebbe inchiodare i vertici di Atlantia e Autostrade

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 20 Nov. 2019 alle 14:58 Aggiornato il 20 Nov. 2019 alle 16:58
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Immagine di copertina
Credits: Ansa

Il “rischio crollo” Ponte Morandi rimasto ignorato: documento del 2014

Nel marzo 2019, durante le perquisizioni della magistratura nelle sedi di Atlantia e della controllata Autostrade per l’Italia, la Guardia di Finanza avrebbe ritrovato un documento che dimostrerebbe che le due società erano a conoscenza del “rischio crollo” del Ponte Morandi fin dal 2014.

Nel registro digitale di Atlantia è stato infatti scovato un report della società delegata al monitoraggio della rete autostradale (Spea) in cui dal 2014 al 2016 si avverte del “rischio crollo” del ponte di Genova, poi collassato il 14 agosto 2018. Nel 2017 la dicitura si era invece trasformata in un “rischio perdita stabilità”.

Il testo del monitoraggio di Spea redatto dall’Ufficio Rischio contraddirebbe, quindi, la versione dei dirigenti di Autostrade, che ai magistrati hanno sempre dichiarato di non aver mai ricevuto alcun avvertimento sulla possibilità che il ponte potesse crollare.

I vertici aziendali avrebbero consegnato al Provveditorato delle opere pubbliche il progetto finalizzato al consolidamento del ponte solo nel febbraio del 2018, a due anni di distanza dai primi allarmi. I lavori sarebbero dovuti iniziare nell’autunno dello stesso anno, ma il ponte è crollato prima nell’agosto del 2018.

Il documento, secondo quanto riportato da La Repubblica, sarebbe saltato fuori solo adesso perché Procura e Guardia di Finanza lo tenevano nascosto come “asso nella manica, da tirare fuori al momento opportuno, in sede di chiusura delle indagini e di richiesta di rinvio a giudizio”.

Domani, giovedì 21 novembre, la Procura interrogherà proprio l’ex amministratore delegato di Spea Antonino Galatà, sospeso dal servizio per un anno dopo le misure cautelari disposte nei suoi confronti.

Di seguito la replica, diffusa da Autostrade per l’Italia tramite una nota stampa:

“In relazione a quanto pubblicato oggi da un importante quotidiano nazionale Autostrade per l’Italia, al fine di evitare errori di interpretazione sui contenuti e sulle finalità del sistema di risk management di gruppo, precisa che come ogni altra grande società dispone di una procedura strutturata di gestione preventiva del rischio, nella quale vengono individuati e valutati i potenziali rischi a cui è soggetta la società.

Il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l’Italia definisce quindi ad inizio anno la propensione al rischio tollerabile per ogni area aziendale e a fine anno recepisce dal risk officer l’avvenuto rispetto da parte dei dirigenti responsabili – che devono mettere in atto ogni azione preventiva per la gestione di ogni specifico rischio – delle linee guida individuate.

Per quanto riguarda l’area dei rischi operativi, nella quale rientrava anche la scheda del Ponte Morandi, il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l’Italia ha sempre espresso l’indirizzo di mantenere la propensione di rischio al livello più basso possibile. Diversamente dall’interpretazione fornita dall’articolo, ciò significa in realtà che la società non è quindi in alcun modo disponibile ad accettare rischi operativi sulle infrastrutture. Di conseguenza, l’indirizzo del Consiglio di Amministrazione alle strutture operative è di presidiare e gestire sempre tale tipologia di rischio con il massimo rigore, adottando ogni opportuna cautela preventiva”.

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