Ponte di Genova, la Consulta: “Legittimo escludere Autostrade dalla ricostruzione”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 8 Lug. 2020 alle 20:14 Aggiornato il 8 Lug. 2020 alle 20:25
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Ponte Genova, Corte Costituzionale: “Non illegittimo escludere Autostrade”

Mentre infuria la polemica tra il premier Giuseppe Conte e le opposizioni sulla concessione della gestione del nuovo Ponte di Genova ad Autostrade per l’Italia, la Corte Costituzionale si è espressa nel pomeriggio di oggi – mercoledì 8 luglio 2020 – sui sei ricorsi del Tar della Liguria, che aveva sollevato dubbi di costituzionalità sull’articolo 41 della Costituzione per l’esclusione di Aspi dalla ricostruzione del viadotto Morandi. Secondo la Consulta, “l’eccezionale gravità della situazione” ha reso legittima l’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione del ponte, crollato il 14 agosto 2018.

Questo il comunicato con cui i giudici della Corte costituzionale hanno spiegato la loro decisione: “Il Decreto legge n. 109 del 2018 (cosiddetto Decreto Genova), emanato dopo il crollo del Ponte Morandi, ha affidato a un commissario straordinario le attività volte alla demolizione integrale e alla ricostruzione del Ponte nonché all’espropriazione delle aree a ciò necessarie. Inoltre, è stato demandato al commissario di individuare le imprese affidatarie, precludendogli di rivolgersi alla concessionaria Autostrade Spa (Aspi) e alle società da essa controllate o con essa collegate. Infine, il Decreto impugnato ha obbligato Aspi a far fronte ai costi della ricostruzione e degli espropri. In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto non fondate le questioni relative all’esclusione legislativa di Aspi dalla procedura negoziata volta alla scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione”.

“La decisione del legislatore – si legge ancora nella nota della Corte costituzionale – di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso. La Corte ha poi dichiarato inammissibili le questioni sull’analoga esclusione delle imprese collegate ad Aspi e quelle concernenti l’obbligo della concessionaria di far fronte alle spese di ricostruzione del Ponte e di esproprio delle aree interessate”.

Con il celebre decreto Genova, poi diventato legge, Autostrade per l’Italia era stata estromessa dalle attività di ricostruzione del Ponte Morandi, affidate al Commissario straordinario con spese a carico del concessionario. Era stato a quel punto che Aspi aveva presentato ricorso al Tar della Liguria, parlando di illegittimità costituzionale del decreto, soprattutto riguardo alla decisione di addossare ad Aspi i costi per il nuovo viadotto e quelli per i risarcimenti alle imprese e agli sfollati.

Il Tar, allora, ha rilevato che “l’esclusione della società concessionaria dalle attività in questione costituirebbe una restrizione della libertà di iniziativa economica in contrasto con l’articolo 41 della Costituzione”. Sempre secondo il Tribunale amministrativo regionale, inoltre, il fatto che l’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione fosse stata decisa in assenza di qualsiasi responsabilità accertata processualmente (l’inchiesta della procura non è neanche giunta all’udienza preliminare) e in questo modo “il legislatore risulta aver alterato il complesso di diritti e obblighi attribuiti alla ricorrente Aspi dalla Convenzione unica”.

Così, la questione è stata sollevata davanti alla Consulta, che si è espressa oggi, in un giorno molto particolare visto che la notizia dell’affidamento ad Autostrade del nuovo Ponte di Genova ha gettato benzina sul fuoco nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Solo qualche giorno fa, infatti, il ministero delle Infrastrutture, guidato da Paola De Micheli, con una lettera ha annunciato di voler rispettare la convenzione con Aspi, unica strada per rendere subito percorribile il viadotto ricostruito da poco. Il M5S, però, ha fatto sapere di non aver intenzione “di arretrare sulla revoca della concessione ai Benetton”.

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