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Migranti, il procuratore di Agrigento Patronaggio: “Non ci sono prove di accordi tra Ong e trafficanti”

Di Luca Serafini
Pubblicato il 2 Lug. 2019 alle 15:10 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:28
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Immagine di copertina

Patronaggio migranti Ong – Nessun legame tra Ong e trafficanti di esseri umani. È quanto riferito dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio alla commissione Affari Costituzionali e Giustizia della Camera.

Nella sua audizione, Patronaggio ha evidenziato come dalle indagini finora svolte dalle procure italiane non siano mai emersi accordo tra membri delle organizzazioni non governative e trafficanti che possano far pensare a “salvataggi concordati” di migranti.

Non è l’unico punto fermo messo dal procuratore di Agrigento in parlamento: Patronaggio ha infatti sottolineato come quelli della Libia non possano essere considerati porti sicuri: “Il mio ufficio ha già raccolto documentazione in tale senso dall’Unhcr e da altri organismi internazionali”, ha dichiarato.

Ne consegue che “il principio di respingimento di gruppi di immigrati in Libia” è vietato dal diritto internazionale.

Patronaggio ha definito “irrilevanti” gli arrivi di migranti seguiti a salvataggi da parte di Ong, parlando di una riduzione complessiva degli sbarchi. Ha anche sottolineato come il vero problema sia quello degli sbarchi fantasma di migranti che “arrivano dai barchini dalla Tunisia. Si tratta molto spesso di persone con precedenti penali o che hanno contatti con organizzazioni terroristiche vicine all’Isis”.

Duro il giudizio anche sul decreto sicurezza bis, che il procuratore di Agrigento ha definito “non giustificato” da particolari motivi di urgenza.

Luigi Patronaggio è il procuratore che ad agosto dello scorso anno ha aperto un fascicolo di indagine a carico del ministro dell’Interno Matteo Salvini, accusato tra le altre cose di sequestro di persona per il divieto di sbarco durato cinque giorni del pattugliatore della Marina Militare Diciotti al porto di Catania.

Attualmente, Patronaggio è il procuratore che sta svolgendo le indagini su Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3 accusata di violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, che sanziona con con una pena che va dai 3 ai 10 anni chi fa violenza o resistenza a una nave da guerra, e di tentato naufragio, per aver urtato la nave della Guardia di Finanza.

Tutte le bufale su Carola Rackete e la Sea Watch smontate una per una

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