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Ospedale MilanoFiera, dirigenti contro le visite dei parenti ai pazienti Covid terminali: infermieri in rivolta

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I parenti possono vedere per l’ultima volta i loro cari in fin di vita nei reparti Covid. Questo è il contenuto di una circolare dell’ospedale Maggiore Policlinico inviata in questi giorni ai moduli dell’ospedale in Fiera Milano (ciascuno di questi moduli è gestito da un ospedale lombardo, con il coordinamento del direttore del Padiglione Policlinico in Fiera, Nino Stocchetti). Una circolare destinata a far discutere perché, a quanto pare, non tutti i coordinatori dei moduli sarebbero d’accordo sul contenuto, tra malumori di infermieri e medici che invece sarebbero felici di poter accogliere i parenti per l’ultimo saluto ai loro familiari.

Ma veniamo, appunto, al contenuto della circolare: “Nel caso di mancata risposta ai trattamenti terapeutici messi in atto, il medico dà comunicazione al congiunto (indicato dal paziente al momento del ricovero). (…) La visita può avere luogo anche in caso di sedazione profonda del paziente. (…) In caso di congiunto positivo occorrerà fare richiesta all’Ats competente che autorizzerà il percorso casa/ospedale per motivi umanitari. Il percorso dovrà avvenire con mezzi propri”.

Il congiunto, specifica poi la circolare, in ospedale dovrà essere fornito di tutti i presidi necessari, dal camice a due paia di guanti, calzari, cuffia e mascherina FFP2. “Il congiunto sarà accompagnato al letto del paziente che sarà messo in stanza singola, se possibile, e informato del fatto che la presenza di presidi ostacolano la comunicazione (maschera ossigeno, casco cpap, tubo endotracheale) e che non potranno essere rimossi”.

La visita potrà durare 15 minuti circa, il congiunto sarà poi accompagnato alla svestizione e possibilmente gli verranno consegnati gli effetti personali del paziente. Questo a grandi linee il protocollo indicato dal Policlinico per i moduli dell’Ospedale in Fiera (Legnano e Varese, San Donato, Niguarda, Policlinico, Humanitas…).

Un infermiere dell’ospedale in Fiera commenta così la vicenda: “La circolare inviata dal Policlinico è stata approvata il 16 novembre, a noi infermieri in Fiera è stata girata oggi, già questo mi stupisce. Il problema è che il responsabile medico del nostro modulo, quello di Varese/Legnano, non è d’accordo col protocollo e oggi c’è stata una sorta di insurrezione tra noi infermieri”.

“Noi infermieri vogliamo assolutamente che i parenti possano vedere per l’ultima volta i loro cari, non sono decisioni che un coordinatore può prendere senza il resto dell’equipe. Vogliamo che si faccia sentire anche il responsabile della rianimazione in Fiera, il professor Stocchetti, che dica qualcosa. Per noi sarebbe un sollievo dare la possibilità a un parente di entrare, ci toglierebbe un carico psicologico, vegliare un morente è doloroso. È vero, quasi nessuno qui è cosciente, ma servirebbe tanto ai parenti, li aiuterebbe a chiudere un cerchio, potrebbero tenere la mano a chi hanno amato. E spesso queste persone hanno perso più di un familiare per Covid, non dimentichiamolo”.

L’ufficio stampa del Policlinico di Milano chiarisce: “Questo documento è approvato da poche settimane presso il Policlinico (non il Padiglione Fiera) così da consentire ad alcuni parenti e pazienti che ne fanno richiesta di potersi dare un ultimo saluto. Qui da noi in ospedale è stato già applicato qualche volta con pazienti Covid e non. Visto che il Policlinico coordina l’ospedale in Fiera, abbiamo condiviso il protocollo con il nostro modulo e con gli altri moduli, ma presso il nostro in Fiera non è mai stata fatta richiesta di accesso”.

“Chiarisco che le altre strutture hanno loro procedimenti e loro coordinatori, non spetta a noi decidere se vogliono applicare questo protocollo per il saluto ai malati terminali. Noi lo abbiamo suggerito o proposto, per esempio il Niguarda lo applica sebbene sia un suo protocollo, con procedure proprie ma simili. In Fiera comunque non è arrivata alcuna richiesta per ora. Se qualche coordinatore ha delle remore è possibile che sia perché significherebbe impegnare il personale per un’attività extra (i parenti vanno bardati, ci può essere un parente molto anziano che ci impiega molto o non è attento alle procedure), e già la situazione del personale è complessa”.

“Va bene tutto, ma le decisioni vanno condivise con noi, ci siamo noi qui con i pazienti in fin di vita, non i coordinatori”, sottolinea l’infermiere. E viene da chiedersi quanti parenti sappiano che oggi esiste questa possibilità, questo protocollo in alcune strutture. Anche perché il paziente, spesso intubato o non cosciente, a meno che non ne abbia fatto richiesta prima, non può chiedere di dare l’ultimo saluto a chi ha amato. La richiesta, appunto, deve arrivare dai parenti.

Leggi anche: Il Governo non è la badante del popolo (di Selvaggia Lucarelli)

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