Omosessualità: un giovane su 3 pensa sia sbagliata, il 10 per cento che sia una malattia mentale

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 17 Mag. 2020 alle 11:57
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Gay pride Credits: ANSA

Omosessualità come malattia mentale: lo pensa il 10% dei giovani

L’omosessualità è ancora nel 2020 un tabù. Una persona su dieci pensa sia una sorta di malattia mentale, quindi qualcosa che va curato. Tre su dieci non vogliono neanche sedersi accanto a un coetaneo gay o lesbica. A pensarla così sono anche giovani, adolescenti, ragazzini dai 13 ai 19 anni, come emerge dalla ricerca realizzata da Gay Help line in 80 scuole, licei e istituti tecnici italiani prima del Coronavirus, pubblicata a margine della Giornata mondiale contro l’omofobia, domani 17 maggio. “Una giornata di cui c’è proprio bisogno in un paese che non ha ancora una legge contro l’omofobia”, dice Fabrizio Marrazzo responsabile Gay Help line (800713713). L’associazione riceve almeno una cinquantina di chiamate, registrando denunce di violenze e abusi in una telefonata  su 4, e un incremento del 9 per cento delle richieste di aiuto rispetto all’anno precedente. “Il dato durante l emergenza Covid è cresciuto del 40 per cento per gli adolescenti. Di questi meno di 1 su 60 pensa di denunciare”, spiega Marazzo.

Il bullismo nell’adolescenza

Numerosi sono i casi di studenti che raccontano cosa accade tra le mure di scuola ai ragazzi che amano persone dello stesso sesso: il 30 per cento riconosce di aver subito provocazioni e atti di bullismo, che vengono isolati ed emarginati. E così succede che il 27 per cento degli intervistati non vuole un compagno o compagna di classe gay seduto accanto nel banco. Il 34 per cento ammette di non volere in stanza durante le gite scolastiche studenti che amano il loro stesso sesso. Sul fronte dell’amicizia, se il 40 per cento dei maschi dice di non aver problemi ad avere con un amico omosessuale, le donne sono sul 60 per cento.

Dai ricatti, al mobbing al lavoro

Dai dati di Gay Help line dell’ultimo anno, su un campione di oltre 20 mila contatti emerge un aumento del 17 per cento dei ricatti e minacce che raggiunge il 28 per cento del totale. “Un dato allarmante, che mostra quanto ancora per le persone LGBT dichiararsi comporti forti rischi, come la perdita del lavoro, l’allontanamento dalla famiglia di origine, l’emarginazione e per questi motivi restano vittime di ricatti e minacce”, dice Marrazzo. Preoccupa anche l’aumento del 3 per cento del mobbing sul lavoro nei confronti degli omosessuali.

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