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Omicidio Lecce, gli inquirenti: “Killer spietato e senza umanità: ha ucciso per mero compiacimento sadico”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 29 Set. 2020 alle 15:56 Aggiornato il 29 Set. 2020 alle 16:11
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Immagine di copertina

Antonio De Marco, lo studente 21 enne arrestato ieri sera per l’omicidio dell’arbitro Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta ha confessato di essere colpevole dell’assassinio avvenuto a Lecce il 21 settembre scorso. “Sono stato io“, ha dichiarato lo studente di infermieristica e ex coinquilino della coppia al procuratore di Lecce, Leonardo Leone De Castris, durante l’interrogatorio notturno presso la caserma dei carabinieri. La notizia della confessione è stata confermata dalla Procura. De Marco aveva programmato tutto per la sera del 21 settembre: dopo aver immobilizzato, torturato e ucciso la coppia, avrebbe lasciato un messaggio per vantarsi con la città del suo gesto spietato, per cui non ha mostrato alcun segno di pentimento.

“Il delitto è stato realizzato con spietatezza e assenza di compassione e pietà”, rilevano gli inquirenti, secondo cui il giovane era completamente insensibile a ogni richiamo di umanità e avrebbe commesso l’omicidio per mero compiacimento sadico. A conferma del fatto che De Marco avesse programmato ogni mossa nei minimi dettagli, il cronoprogramma dell’omicidio ritrovato nell’appartamento su cinque foglietti manoscritti. “Pulizia, acqua bollente, candeggina, soda”, appare scritto sui foglietti. Strumenti con cui evidentemente aveva intenzione di ripulire la scena del crimine dopo l’omicidio. E poi

De Marco era un coinquilino della coppia, e avrebbe alloggiato nell’abitazione di via Montello fino al 28 agosto, dove aveva affittato una stanza servitagli come appoggio nel capoluogo salentino per poter frequentare i corsi universitari presso l’ospedale Vito Fazzi. Secondo quanto si apprende da ambienti vicini alla famiglia De Santis, proprietaria dell’alloggio di via Montello, Antonio De Marco non avrebbe dato adito ad alcun genere di sospetto, comportandosi sempre in modo rispettoso. Usciva da casa la mattina e tornava la sera, senza dare alcun fastidio. All’apparenza, insomma, il 21enne di Casarano dava l’impressione di essere un ragazzo come tanti altri, ma avrebbe nascosto un lato oscuro, quello che, secondo la ricostruzione della Procura, lo avrebbe nello stesso tempo portato a pianificare freddamente l’uccisione dei due giovani.

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