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“Prenotate i vaccini, poi rinunciate all’ultimo. Così le fiale andranno buttate”: il piano segreto dei No Vax

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Non è più solo una battaglia ideologica: i No Vax sono passati ad azioni di vero e proprio sabotaggio della campagna vaccinale. L’obiettivo è il Sistema Sanitario Nazionale e i suoi contribuenti (quindi noi tutti). L’azione è coordinata su Telegram e i “guerrieri” di questa battaglia sono oltre ventimila.

Ma andiamo con ordine. In questi mesi la campagna di vaccinazioni non è andata per il meglio: tra inciampi tecnici, organizzativi e grossolani errori di comunicazione, molte italiane e molti italiani hanno avuto più di un motivo per sollevare qualche perplessità. Nel sottobosco dei dubbiosi tuttavia si è creato un ecosistema di cittadini che non solo ha alimentato confusione o mala-informazione sul tema, ma ha apertamente dichiarato guerra al Sistema Sanitario Nazionale.

Sia chiaro, “guerra” non è un termine usato da chi scrive questo articolo per enfatizzare la questione, è una terminologia usata dai membri di “ViVi” (il simbolo di V per Vendetta, ma con due V, li caratterizza), network di utenti No Vax in tutta Italia che conta decine di migliaia di iscritti e che, con un notevole lavoro di coordinamento, prova a sabotare la campagna vaccinale in corso.

Dalle chat Telegram alle azioni dirette

“Prenotate la vaccinazione a settembre, se riuscite non fatelo online (così si possono occupare i centralini preposti a tale scopo, ndr.) A settembre, il giorno stesso di tale appuntamento, chiamerete per rimandare. Potete interrompere la vaccinazione anche quando [l’infermiere è] con il vaccino nella siringa, un secondo prima dell’iniezione”.

Questo è solo uno dei tanti messaggi pubblicati da uno dei numerosi amministratori di questi gruppi No Vax. L’invito a questa “azione di distrazione” è su diversi canali Telegram, app di messaggistica dove è creare network mantenendo l’anonimato.

Il target è il “Sistema Nazi Sanitario”, l’obiettivo è, testualmente, “creare disturbo al sistema” e raggiungere un numero alto di disdette perché “le disdette fanno notizia” e perché si spera in questo modo di costringere medici e infermieri a buttare a fine giornata le fiale del vaccino.

I militanti di questo gruppo organizzato ipotizzano che potrebbero essere prese in futuro delle precauzioni per limitare le rinunce all’ultimo, come ad esempio delle sanzioni, ma non sembrano preoccuparsene: “A quel punto ci fermiamo ma avremo raggiunto il nostro scopo: li avremo fatti innervosire. Siamo in guerra, ve lo ricordate? Lo avete compreso?”.

Non solo disdette: murales e propaganda

“A quelli che dicono che quello che ci succede oggi non somiglia per nulla a quanto accadde agli ebrei, diciamo vaffanculo” (immagine di Anna Frank a corredo, ndr). Non si tratta di un messaggio di qualche utente particolarmente inviperito, bensì di uno dei tanti materiali propagandistici veicolati dagli amministratori di uno di questi gruppi (15mila utenti).

La de-umanizzazione pianificata nei confronti di vip e politici che si schierano a favore della campagna vaccinale è frequente, il più delle volte si ricorre proprio all’immaginario nazista per rendere l’avversario un mostro, un nemico da annientare. Come in guerra appunto.

Non mancano poi azioni di volantinaggio, adesivi, murales e sabotaggi delle cartellonistiche dedicate all’orientamento e all’informazione di coloro che vogliono sottoporsi a vaccino. Ci sono poi gli assalti a persone e pagine che hanno espresso appoggio alla campagna: migliaia di commenti, molti dei quali con profili contro, che invadono le bacheche dei “nemici”.

E c’è anche una sezione dedicata alla propaganda cognitiva: “Siamo vite, vite confuse, fatte di lampi di bisogni e impulsi…”, insomma, una via di mezzo tra messaggi di training autogeno e senso cameratesco condiviso, per attirare nuovi adepti e legarsi a loro attraverso una leva emotiva.

Un network organizzato, non un gruppo di disadattati

Sebbene a molti faccia comodo pensare che sia un gruppo di rozzi trogloditi, ci sono due considerazioni da fare in merito. In primo luogo il network è qualcosa di più di una risposta di pancia alla campagna vaccinale: ci sono gruppi divisi per professioni, per azioni, per tendenze. C’è un’area di supporto legale, un gruppo di scambio riflessioni, un gruppo di mamme.

Insomma, si sta parlando di una società nella società che esiste, conta decine di migliaia di nostri concittadini e con cui dobbiamo fare i conti seriamente, senza liquidare velocemente le altrui posizioni come “pura idiozia”.

Secondariamente dividere con una linea netta “Noi, i belli e buoni” e “Loro, i brutti e cattivi” è esattamente ciò che fa gioco agli amministratori di questi gruppi (o ai virologi bramosi di like) e alimenta il circolo vizioso che fa poi emergere una terminologia pericolosa quale “nazista” o “guerra”.

Risulta difficile pensare che tutti gli iscritti e le iscritte a queste chat siano agguerriti sostenitori di un conflitto civile e l’inasprimento dei toni usato da entrambe le parti porterà solo ad una estrema polarizzazione della questione. Se si vuole tamponare il fenomeno non basterà chiudere questi gruppi, sarà necessario porsi una domanda tanto banale quanto complessa: perché si è arrivato a tanto?

Per concludere: il rischio più grande in questi casi è forse quello delle bolle, la tendenza a non guardarsi negli occhi e perdere tempo per argomentare. Creare sacche di socialità stagne in cui le persone da una parte si fomentano e dall’altra tendono a non confrontarsi con l’avversario preferendo l’annientamento del nemico è pericoloso non solo per la battaglia epocale che stiamo intraprendendo contro il Covid, che è davvero importante, ma anche per quella che come cittadini siamo chiamati a combattere ogni giorno per salvare ciò che sembra esserci sempre meno caro: la democrazia.

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