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Tensioni alla marcia No Tav: i manifestanti entrano nel cantiere, oltre 40 denunciati

Gli attivisti della Valsusa scendono in strada contro il "sì" dell'Italia al treno Torino-Lione

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 27 Lug. 2019 alle 17:52 Aggiornato il 27 Lug. 2019 alle 21:06
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Immagine di copertina
La marcia No Tav Credit: Twitter

No Tav, tensioni per la marcia in Valsusa

Tensione in Valsusa per la marcia No Tav. In serata la situazione è degenerata, con bombe carta e sassi lanciati contro la polizia nei boschi attorno al cantiere. Le forze dell’ordine hanno risposto esplodendo parecchi lacrimogeni.

Alcuni attivisti stanno cercando di superare la cancellata posta dalle forze dell’ordine lungo il sentiero Gallo-Romano che conduce direttamente al cantiere della Torino-Lione. Altri sono riusciti ad aprire un varco nella pesante cancellata che sbarrava la strada.

Proprio nel giorno in cui il ministero dei Trasporti ha inviato una lettera indirizzata a Bruxelles in cui l’Italia dice il suo (sofferto) “sì” alla Tav, gli attivisti No Tav fanno sentire la loro voce. Un primo gruppo di dimostranti ha già oltrepassato la barriera. Le forze dell’ordine hanno risposto col lancio di alcuni lacrimogeni. Centinaia di dimostranti stanno arretrando lentamente lungo lo stradone che costeggia un dirupo. Tutta l’area è invasa dal fumo.

> Proteste No Tav, incendi e pietre contro la polizia: venti attivisti denunciati

Cantiere raggiunto

“Abbiamo raggiunto l’obiettivo: volevamo raggiungere il cantiere e ce l’abbiamo fatta”. È questo il commento di una storica attivista No Tav alla manifestazione di oggi in Valle di Susa. I manifestanti, percorrendo lo stradone che collega l’abitato di Giaglione al cantiere, hanno aperto un varco nella prima cancellata che sbarrava loro il percorso.

Poi hanno proseguito il cammino fino al secondo sbarramento sul torrente Clarea, da dove ora alcuni manifestanti cominciano a tornare indietro.

Stop alle prese in giro

“Ci avete venduti, come tutti gli altri. Non prendeteci in giro: in un anno non avete mai detto una volta No Tav”. Così Alberto Perino, storico leader No Tav, in una video intervista all’ANSA a margine della manifestazione in Valle di Susa. “Quello che infastidisce è che signori come la Castelli, come Di Maio, come Carabetta, come altri fanno comunicati incredibili dove si dichiarano ultra No Tav. Ci avete venduti, non prendeteci in giro – ribadisce -. Adesso che succede? Nulla, non c’è niente di nuovo sotto il sole”.

No Tav, marcia sotto la grandine

Il violento acquazzone di mezzogiorno ha infangato i sentieri e ha provocato anche una piccola frana nella montagna di fronte al campeggio del Festival Alta Felicità, ma il maltempo non ha fermato la manifestazione.

Prima c’era stato anche un lancio di sassi mentre un gruppo di persone (molte di loro incappucciate) stava cercando di tagliare con un flessibile la pesante cancellata a sbarramento del sentiero che dall’abitato di Giaglione conduce al cantiere.

È questa la piega che sta prendendo la marcia contro l’alta velocità, organizzata come risposta al via libera all’opera da parte del premier Conte. Secondo gli organizzatori hanno partecipato alla marcia in quindicimila, molti meno secondo altre fonti: non sarebbero più di qualche migliaio.

Gli slogan

“I popoli in rivolta scrivono la storia. No Tav fino alla vittoria”: è partito tra cori e applausi il corteo dei No Tav che, dal campeggio dell’Alta Felicità di Venaus, punta ora al cantiere di Chiomonte.

I manifestanti intonano cori mentre dagli altoparlanti arrivano messaggi di incoraggiamento contro il maltempo: “Quattro gocce non ci spaventeranno”, dicono gli organizzatori. Dopo una breve tregua, sta ricominciando a piovere.

“Diverse migliaia, forse di più”, dicono gli organizzatori del movimento, mentre nelle prime file del corteo si alzano le bandiere degli altri movimenti solidali con “il popolo della valle: No Muos, No Tap, No Grandi Navi e tanti altri… siamo un popolo enorme che non smetterà di lottare”.

La lettera del ministero dei Trasporti

Nel testo della lettera inviata il 27 luglio da Toninelli all’Ue viene citato “il discorso del presidente Conte del 23 luglio scorso” nel passaggio in cui si afferma che “costerebbe di più bloccarla che farla”, anche “in considerazione dei maggiori impegni di spesa dell’Europa” e per questo “conferma l’impegno italiano in nome dell’interesse nazionale”.

La lettera è stata inviata per conoscenza al governo francese con cui ci sono stati colloqui per tutta la giornata di ieri per limare i passaggi del testo.

In calce all’impegno italiano c’è la firma dei funzionari del ministero di Danilo Toninelli. Non c’è la firma del ministro che, in questo caso, sarebbe stata comunque non necessaria.

Già nei giorni scorsi, il premier Giuseppe Conte aveva annunciato una svolta sulla posizione del governo in merito alla Tav Torino-Lione, spiegando che l’esecutivo è ora favorevole alla realizzazione dell’opera.

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