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“È stato il figlio di 8 anni a spararle”: l’ipotesi degli inquirenti sull’omicidio della 31enne morta ad Ariano Polesine

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La vicenda della morte di Rkia Hannaoui, la 32enne marocchina madre di due bambini deceduta dopo essere stata colpita in testa da un proiettile lo scorso 28 marzo ad Ariano Polesine, nel Rodigino, si arricchisce di un nuovo particolare.

Tra gli investigatori che indagano sull’accaduto si fa strada l’ipotesi che si sia trattato di un gioco terminato in tragedia, e che a sparare sia stato il figlio di 8 anni, che era all’interno dell’abitazione al momento dello sparo insieme al fratellino di 10 anni e a un anziano, Giacomo Stella, che vive al piano di sopra. Qualche giorno fa all’uomo sono stati sequestrati diversi fucili da caccia regolarmente detenuti.

Il figlio più grande ha detto agli inquirenti che Stella era uscito con lui per chiudere alcune buche in giardino quando il fratello più piccolo è corso ad avvisarli che la madre era caduta a terra.

Il marito della vittima aveva relegato la morte di sua moglie a un incidente: quel giorno era uscito di casa per andare al lavoro dopo le 13.30 ed era arrivato alle 14 nella sede della Romea Rottami, azienda rodigina che si occupa di recuperare materiale ferroso.

In una nota, la Procuratrice della repubblica di Rovigo, Manuela Fasolato, aveva riferito che l’esame sul cadavere ha riscontrato un foro d’ingresso nella tempia sinistra, causato da un proiettile calibro 22, poi trovato nella parte destra del cranio. La magistratura ha disposto ulteriori accertamenti di carattere balistico sul calibro e la compatibilità del proiettile con le armi recuperate, una perizia ha appurato che il colpo non è partito da una distanza ravvicinata.

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