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Medici Senza Frontiere: “50 anni di umanità”

Al via la campagna per il cinquantesimo dalla nascita dell'Organizzazione medico-umanitaria

Di Redazione TPI
Pubblicato il 16 Mar. 2021 alle 16:21 Aggiornato il 16 Mar. 2021 alle 16:54
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Immagine di copertina
Distribuzione alimentare in Etiopia, dove MSF lancia un massiccio programma nutrizionale per contrastare gli effetti di una carestia. Credits: Sebastiao Salgado

“Cinquant’anni di umanità”: sono le parole che riassumono la storia di Medici Senza Frontiere (MSF), organizzazione medico-umanitaria che nel 2021 festeggia il cinquantesimo anno dalla nascita. E sono le stesse che muovono ogni giorno oltre 65mila operatori umanitari MSF impegnati a portare cure mediche e aiuto incondizionato nelle emergenze di oltre 80 paesi. A raccontarlo, la campagna di sensibilizzazione che da oggi e per tutto l’anno ricorderà i momenti storici e le sfide ancora aperte.

Fondata a Parigi il 22 dicembre 1971, da medici e giornalisti reduci da brucianti esperienze umanitarie in Biafra e Bangladesh, MSF ha inaugurato un nuovo stile dell’intervento d’emergenza, che unisce l’azione medica indipendente all’impegno della testimonianza. Diventata un’organizzazione internazionale negli anni Ottanta, MSF è intervenuta nelle grandi emergenze di mezzo secolo, più o meno note o dimenticate: il genocidio in Ruanda, lo Tsunami in Indonesia, il terremoto ad Haiti, ma anche le guerre in Afghanistan, Siria e Yemen, l’epidemia di Ebola, le rotte globali della migrazione, le tante crisi permanenti dove migliaia di persone non hanno accesso alle cure.

“Da cinquant’anni la nostra azione è in continua evoluzione: team d’urgenza per rispondere alle epidemie, ospedali gonfiabili o sotterranei sulle linee del fronte, cliniche mobili nei villaggi remoti, ma anche telemedicina, innovazione scientifica, salute ambientale” dichiara la dr.ssa Claudia Lodesani, infettivologa e presidente di MSF. “A non essere mai cambiati sono i nostri principi di imparzialità, neutralità e indipendenza, che continuano a guidare la nostra azione e identità: persone che aiutano persone, indipendentemente da chi siano e dove si trovino”.

Nel 1999 MSF riceve il Premio Nobel per la Pace “in riconoscimento del lavoro umanitario pionieristico realizzato in vari continenti” e per onorare lo staff medico dell’organizzazione impegnato a curare decine di milioni di persone in tutto il mondo. “Non siamo sicuri che le parole possono salvare delle vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio uccide” diceva il dott. James Orbinski, allora presidente internazionale di MSF, ritirando il Nobel.

A seguito di questo riconoscimento, MSF lancia la Campagna per l’Accesso ai Farmaci essenziali che attraverso battaglie legali e mobilitazioni della società civile, ha contribuito a rendere accessibili le cure per malattie come HIV/AIDS, Epatite C, Tubercolosi farmaco-resistente. Oggi la sfida è il Covid-19.

Negli anni, MSF ha costruito un’imponente macchina logistica e un pool di oltre 65.000 operatori, di cui l’80% è staff nazionale reclutato e formato nei paesi. Sono chirurghi, anestesisti, infettivologi, infermieri, ostetrici, psicologi, ma anche logisti, ingegneri, esperti di acqua e igiene, amministrativi, e tutto ciò che serve per garantire l’azione medica. Alla base della sua capacità di azione c’è l’indipendenza economica, che consente a MSF di agire esclusivamente in base ai bisogni medici, senza considerare alcuna altra agenda.

“Cinquant’anni sono un traguardo importante che, come organizzazione indipendente, abbiamo potuto raggiungere grazie a tutte le persone che sostengono la nostra azione” conclude la Lodesani di MSF. “Al centro del nostro lavoro c’è l’energia dei nostri pazienti, la gioia di ogni guarigione. Dedicheremo il nostro anniversario alle crisi ancora in corso e alle popolazioni dimenticate, lontane dai riflettori e spesso difficili da raggiungere, a cui con l’aiuto di tutti, oltre gli ostacoli e l’indifferenza, continueremo a portare le nostre cure”.

Proprio sul concetto di “andare oltre” si basa la campagna per i 50 anni di MSF, che attraverso il logo in trasparenza dell’organizzazione invita il pubblico a non dimenticare chi è lontano dai nostri occhi e sta lottando per continuare a vivere. Per tutto l’anno, iniziative speciali, podcast, mostre, eventi online e sul territorio accenderanno la luce sulle emergenze e le crisi dimenticate e coinvolgeranno le persone in una riflessione collettiva sull’azione umanitaria per guardare – insieme – al futuro e rispondere alle nuove sfide che ci attendono.

Fuori dal campo rifugiati di Iridimi, in Ciad, una bambina appende ad asciugare il bucato su un albero. Migliaia di sudanesi sono stati costretti a lasciare le proprie case a causa delle violenze crescenti nella regione del Darfur. Copyright: Tim Dirven/Panos

MSF in azione
MSF è un’organizzazione medico umanitaria internazionale indipendente che fornisce soccorso medico a popolazioni la cui sopravvivenza è minacciata da conflitti armati, violenze, epidemie, disastri naturali o esclusione dell’assistenza sanitaria.

Oggi MSF è in azione in oltre 80 paesi dove gestisce o supporta ospedali e centri nutrizionali, contrasta epidemie di morbillo, Ebola e Covid-19, garantisce parti sicuri nelle emergenze, fornisce cure mediche lungo le rotte della migrazione, offre supporto alle vittime di traumi. Ogni giorno i team di MSF si impegnano ad abbattere le barriere che, a livello globale, limitano l’accesso alle cure per le persone più povere e vulnerabili.

Dalla fine degli anni Novanta MSF è attiva anche in Italia, in particolare per fornire assistenza medica e psicologica alla popolazione migrante sul territorio, lavorando agli sbarchi, in centri di accoglienza e insediamenti informali, in collaborazione con le autorità sanitarie italiane. Da marzo 2020 ha supportato la risposta italiana alla pandemia di Covid-19, negli ospedali lombardi, tra i medici di base sul territorio, in comunità vulnerabili come strutture per anziani, carceri, centri di accoglienza e insediamenti informali.

MSF opera solo grazie al sostegno di donatori individuali, aziende e fondazioni, che garantisce l’indipendenza della nostra azione. Il 100% dei fondi raccolti da MSF in Italia proviene da donazioni private.

Le tappe fondamentali della storia di Msf, in breve:

1971 – Guerra in Biafra. MSF viene fondata in seguito a questo drammatico conflitto.

1972 – Terremoto in Nicaragua. MSF svolge la sua prima missione di emergenza per un disastro naturale.

1973 – Uragano in Honduras. MSF avvia la prima missione di assistenza medica di lungo periodo.

1977 – Guerra in Libano. MSF effettua il primo e più grande intervento dell’organizzazione in una zona di guerra.

1978 – Assistenza ai rifugiati. MSF avvia attività per i rifugiati in Thailandia, nella regione di Ogaden e per i rifugiati eritrei in Sudan.

1980 – Afghanistan. MSF avvia delle attività transfrontaliere per portare assistenza medica ai civili.

1985 – Etiopia. MSF viene espulsa dal Paese per aver denunciato il dirottamento degli aiuti umanitari e il trasferimento forzato della popolazione da parte del governo.

1990 – Guerra civile in Liberia. MSF fornisce assistenza di emergenza al culmine della guerra civile.

1993 – Medici Senza Frontiere Italia. Viene aperta la sezione italiana di MSF.

1994 – Genocidio in Ruanda. MSF resta a Kigali durante il genocidio di oltre 800.000 Tutsi e Hutu e prende una decisione senza precedenti chiedendo l’intervento militare.

1995 – Massacro di Srebrenica. MSF è testimone della caduta della “zona protetta” della Nazioni Unite e denuncia il massacro di 8.000 civili da parte delle truppe serbe.

1999 – Premio Nobel per la Pace. MSF viene insignita del Premio Nobel per la Pace e lancia la Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali.

2001 – HIV/AIDS. MSF inizia a fornire farmaci antiretrovirali ai malati sieropositivi in sette paesi.

2004 – Emergenza nutrizionale. MSF avvia centri nutrizionali e di salute in Darfur e Ciad e lancia campagne di vaccinazione di massa.

2005 – Tsunami in Indonesia. In 48 ore le équipe di MSF sono sul posto per distribuire acqua, forniture mediche e igieniche.

2009 – Attività in Afghanistan. MSF riprende le attività dopo aver lasciato il Paese nel 2004 in seguito all’uccisione di cinque operatori.

2010 – Terremoto ad Haiti. Il maggior intervento di emergenza nella storia di MSF porta a curare, nei primi sei mesi, 358.000 persone ed effettuare 15.000 interventi chirurgici.

2011 – Guerra in Siria. MSF inizia ad operare nel paese subito dopo lo scoppio del conflitto, che quest’anno compie 10 anni.

2012 – Crisi in Sud Sudan. MSF assiste i rifugiati che scappano dal Sudan e denuncia l’inadeguatezza della risposta internazionale.

2013 – Rifugiati siriani. Con il deteriorarsi della situazione in Siria, MSF espande le proprie attività in Giordania, Libano e Iraq a sostegno dei rifugiati e della popolazione locale.

2014 – Epidemia di Ebola. MSF mette in piedi il più grande intervento mai realizzato per arginare l’epidemia in 6 paesi in Africa occidentale.

2015 – Ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Per la prima volta MSF scende in mare con tre navi di salvataggio e vengono aumentate le operazioni per rispondere ai bisogni di rifugiati e migranti in Europa.

2016 – Attacchi alle strutture sanitarie. Dallo Yemen alla Siria, si moltiplicano gli attacchi ai civili e alle strutture sanitarie e MSF denuncia la situazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

2017 – Emergenza Rohingya. MSF mette in piedi una massiccia risposta alla crisi dei Rohingya in fuga dal Myanmar.

2018 – Scontri a Gaza. Dal 1° aprile al 28 maggio, MSF assiste un terzo di tutti i feriti degli scontri tra palestinesi ed esercito israeliano.

2019 – Ciclone in Mozambico. A poche ore dal ciclone che devasta il Paese, MSF porta cure mediche, acqua e forniture essenziali nei luoghi più colpiti.

2020 – Emergenza Covid-19. MSF lavora per fronteggiare la pandemia di Covid-19 e continua a portare assistenza nei paesi colpiti da altre crisi ed emergenze. Tra le operazioni di MSF in Italia, quelle in Sicilia, Marche, Piemonte, Lombardia e Roma.

MSF viene espulsa dall’Etiopia per aver denunciato il dirottamento degli aiuti umanitari e il trasferimento forzato della popolazione. Nella foto: un campo di rifugiati in Etiopia. Copyright: Sebastiao Salgado

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