“Mario Roggero può tornare libero”: ricorso in Cassazione per un vizio di forma nel processo
Mario Roggero, il gioielliere arrestato dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due ladri in fuga dopo l’assalto al suo negozio, continua ad essere al centro dell’attenzione per due motivi: le preoccupazioni per la sicurezza della moglie e della figlia, che continuano a lavorare nella gioielleria di Grinzane Cavour; e il ricorso presentato in Cassazione, con cui la difesa punta a far dichiarare nulla la sentenza di primo grado per un presunto vizio procedurale.
Ma andiamo per gradi. Mentre prosegue la detenzione nel carcere di Bollate, il gioielliere teme che la sua assenza possa rendere il negozio un bersaglio più vulnerabile. Secondo quanto riferito dal suo legale Stefano Marcolini al Corriere della Sera, Roggero ritiene necessario affiancare al personale una guardia giurata, sostenendo che eventuali malintenzionati potrebbero approfittare del fatto che lui non è più presente nell’attività. La principale preoccupazione di Roggero riguarda l’incolumità dei familiari rimasti alla guida dell’attività commerciale.
Intanto, mentre resta aperto il capitolo relativo alla domanda di grazia avanzata dalla moglie, il collegio difensivo coordinato dal professor Sergio Novani e dall’avvocato Stefano Marcolini punta su un diverso percorso giudiziario. Il ricorso depositato davanti alla Corte di Cassazione riguarda infatti la regolarità della sentenza di primo grado pronunciata il 4 dicembre 2023. In quella giornata uno dei giudici popolari effettivi non partecipò all’udienza conclusiva e venne immediatamente sostituito dal primo supplente estratto. Secondo la difesa, prima di procedere alla sostituzione sarebbe stato necessario accertare e motivare formalmente le ragioni dell’assenza del giudice popolare, passaggio che, a loro avviso, non risulterebbe adeguatamente documentato.
I legali sostengono che la mancata verifica delle cause dell’assenza potrebbe incidere sulla legittimità della composizione della Corte d’Assise, richiamando il principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge. Da questa impostazione difensiva deriva la richiesta di dichiarare la nullità della sentenza di primo grado, facendo riferimento anche alla disciplina prevista dalla legge sulle Corti d’Assise.