Lucarelli deferita all’Odg, tre consiglieri lombardi chiedono chiarimenti al presidente Galimberti: nessuna risposta

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 14 Lug. 2020 alle 15:56 Aggiornato il 14 Lug. 2020 alle 16:22
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Immagine di copertina
Selvaggia Lucarelli, giornalista di TPI, e Alessandro Galimberti, presidente dell'Odg Lombardia

Lucarelli deferita Odg, tre consiglieri lombardi chiedono chiarimenti a Galimberti

Continua a far discutere il caso di Selvaggia Lucarelli, deferita all’Odg della Lombardia per aver violato la Carta di Treviso e aver reso riconoscibile il figlio minorenne, Leon, durante l’ormai nota diatriba con il leader della Lega Matteo Salvini. Venerdì 10 luglio 2020 tre consiglieri dell’Ordine lombardo, Lucia Bocchi, Fabio Cavalera, Rossella Verga, hanno inviato una lettera al presidente dell’Odg regionale Alessandro Galimberti. Nella missiva, hanno chiesto di convocare un consiglio straordinario “al fine di capire l’esatta dinamica dei fatti oggetto del deferimento della collega Lucarelli e nel caso di valutare bene il da farsi”. Tuttavia, i tre non hanno ricevuto nessuna risposta.

Per questo motivo, lunedì 13 luglio Verga, Cavalera e Bocchi hanno inviato una seconda lettera a Galimberti. Dal momento che il presidente, ancora una volta, non ha risposto ai tre consiglieri, questi hanno deciso di rendere pubblico il testo delle due missive. Eccole.

Prima lettera

Caro Presidente, cari colleghi consiglieri e revisori, dopo le polemiche degli ultimi giorni sul caso Lucarelli che hanno coinvolto pesantemente l’Ordine minandone l’immagine e creato disagi tra i consiglieri, riteniamo che sia opportuno convocare un consiglio straordinario per mettere un punto fermo. La decisione di deferire la collega Selvaggia Lucarelli al consiglio di disciplina per violazione della Carta di Treviso è stata presa, come tutti i presenti al consiglio del 6 luglio scorso sanno bene, sulla base di una ricostruzione fornita dal presidente Galimberti che la vedeva come prima attrice (in senso temporale) dei fatti che hanno reso riconoscibile il figlio minorenne. Gli attacchi di queste ore partono invece dalla premessa che gli avvenimenti non si siano svolti così, o meglio non in tale sequenza. Pertanto è necessario un chiarimento in consiglio perché qualcuno in questa vicenda sta sostenendo dal principio una versione errata e dobbiamo accertare come stiano realmente le cose. Come già richiesto al presidente sulla nostra chat, occorre avere in primo luogo una precisa ricostruzione cronologica dei fatti e della divulgazione per poter controbattere a chi ci accusa di aver deferito ingiustamente la Lucarelli. E’ nostro dovere informare i colleghi iscritti e difendere la nostra posizione e soprattutto l’istituzione che rappresentiamo (se ci sono gli estremi) o, in alternativa, valutare come procedere se abbiamo commesso un errore.

Seconda lettera

Caro Presidente, venerdì scorso, 10 luglio abbiamo chiesto la convocazione straordinaria del consiglio dell’Ordine per ricostruire con equilibrio i presupposti della delibera di deferimento al consiglio di disciplina della collega Selvaggia Lucarelli per violazione dei principi contenuti nella Carta di Treviso. Non abbiamo ricevuto risposta, come ci saremmo aspettati. Un qualsiasi pronunciamento sarebbe stato utile al dibattito fra noi oltre che in linea con la normale dinamica dei rapporti all’interno del consiglio. Abbiamo atteso e ne prendiamo atto. Riteniamo però, a questo punto, di dovere e potere rendere pubblica la nostra posizione che qui ribadiamo: o la collega Selvaggia Lucarelli ha divulgato per prima il coinvolgimento del figlio minorenne nella contestazione del senatore Matteo Salvini e nella sua identificazione da parte della polizia (come hai sostenuto nella relazione del consiglio del 6 luglio) o la collega Selvaggia Lucarelli da madre (come da lei scritto), è intervenuta in difesa del figlio stesso e ha reagito a posteriori alla pubblicazione da parte di altri siti giornalistici e non giornalistici. La certezza sui fatti e sulla successione dei fatti è essenziale al fine di mettere a tacere fastidiose polemiche e strumentalizzazioni e al fine di stabilire se vi siano stati oppure no situazioni e comportamenti da segnalare al consiglio di disciplina.

È una virtù in tempi di urla, di semplificazioni, di demagogie e di personalismi approfondire la forma e la sostanza di un evento mediatico controverso per poi confermare, solo con dati e prove alla mano, la decisione del deferimento oppure per riparare alla frettolosità e all’errore nel caso in cui risultasse necessario. Lo dobbiamo alla nostra coscienza di giornalisti liberi dalle emotività e dai condizionamenti, consapevoli che la correzione di eventuali passi sbagliati (sicuramente il nostro nel non averti proposto a caldo una pausa di riflessione) è un atto di coraggio, di trasparenza e di onestà intellettuale. Il silenzio, che non fa per noi, regala spazio al grigiore delle speculazioni, degli attacchi e delle strumentalizzazioni. Certi che terrai conto della nostra posizione ti auguriamo buon lavoro.

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