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L’avvocato di Luca Traini a TPI: “Condanna ingiusta, non fu strage. Ora il mio cliente scriverà un libro”

Immagine di copertina
Luca Traini è stato condannato in appello a 12 anni di carcere

Il legale dell'uomo che nel febbraio 2018 cercò di vendicare l'omicidio di Pamela Mastropietro sparando contro 6 neri, ferendoli: "Il razzismo è la conseguenza di politiche scellerate"

Luca Traini, l’avvocato: “Condanna ingiusta”

Pena confermata in appello per Luca Traini, 12 anni per il raid che ha compiuto il 3 febbraio del 2018 a Macerata ferendo 6 persone pensando di vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro. TPI ha intervistato il suo avvocato, Giancarlo Giulianelli.

Avvocato, innanzitutto un suo parere sulla sentenza…

Non sono soddisfatto. Ho la certezza che non ci troviamo di fronte a una “strage”. Se lo chiede a qualsiasi persona di una certa età che si ricordi degli episodi di strage le dirà che sono altra cosa.

Crede che la sentenza sia stata condizionata dalle pressioni politiche e ambientali su questo caso?

Pressioni ambientali no. Certo il procuratore ha rammentato che questa sentenza serve anche a livello di merito locale con una funzione nomofilattica ma personalmente mi sembra una forzatura. Speriamo che non succedano fatti analoghi.

Però il suo cliente Luca Traini ha chiarito fin da subito che la sua era una vendetta per rendere giustizia a Pamela Mastropietro…

La volontà del mio cliente è indiscutibile, ma non è che, perché voleva vendicare Pamela, allora solo per questo si può condannare per strage. Le modalità dell’azione di Traini sono frazionate, il mezzo utilizzato non è diffusivo. Se io vado per strada e sparo un colpo a una persona, poi sparo un altro colpo a un’altra persona, poi ancora, non possiamo idealmente unire tutti questi fatti con una funzione giuridica. Non esiste la strage “a rate”.

Io non ho nessun dubbio che la condotta del Traini abbia provocato “panico e timore” (come dice l’accusa, nda) ma non ci sono gli elementi giuridici della strage. Anche una rapina efferata provoca lo stesso panico e lo stesso timore. Un serial killer, pensiamo al mostro di Firenze, provoca il panico, a Firenze ci fu addirittura il coprifuoco ma non per questo venne condannato per strage. La strage si fonda, pensiamo agli episodi di Capaci o di piazza Fontana, su un’unica condotta in un unico spazio temporale.

Ricorrerete alla Cassazione?

Certamente.

Traini sta scrivendo un libro?

L’ha già scritto. Stiamo cercando un editore per pubblicarlo e riuscire così a soddisfare le esigenze delle vittime.

Ma non crede che un libro di Traini possa spingere all’emulazione?

Mi auguro di no. Se Traini non avesse fatto nulla, sarebbe stato additato perché non faceva nulla. Ora che decide di fare qualcosa viene accusato di narcisismo. Io dico: “Ben venga un ravvedimento e che abbia chiesto scusa alle vittime”. Fortunatamente non è morto nessuno. Ora sta cercando in modo garbato di risarcire le vittime. Tenga conto che io non ne sapevo niente fino a una settimana fa, non c’è nessun tentativo di captatio benevolentiae. Non è una strategia difensiva.

Avvocato, al di là dell’episodio di Traini, lei crede che in Italia ci sia un preoccupante ritorno del razzismo?

Il razzismo fa parte della storia dell’uomo. Io non credo che Traini sia razzista, anche se lo dicono le sentenze. Quello che credo è che certamente una certa politica migratoria ha portato ad accumulare in una zona molto piccola, qui a Macerata, e con problemi economici, un numero di persone senza possibilità di lavoro provenienti da altri Stati e con usi e costumi diversi e tutto questo ha creato evidenti frizioni all’interno della città.

Le frizioni sono più palpabili quando i problemi economici aumentano: per queste persone c’è una legislazione che non permette loro di lavorare e non ci sono sono nemmeno le imprese in grado di accoglierli. Quindi a un certo punto devono commettere reati, come è successo a una vittima di Traini, che poco dopo è stato arrestato e condannato per traffico di stupefacenti.

Il razzismo è la conseguenza di politiche scellerate. Siamo tutti profondamente cristiani e accoglienti ma lei a casa sua ce le metterebbe 150 persone? Non penso. A Macerata è lo stesso. Guarda caso, dopo quello che ha fatto Traini, il flusso dei migranti è cessato, come mai? Non si poteva fare anche prima? Io non giustifico il gesto del mio cliente ma non credo che questo sia un problema risolvibile né con i porti chiusi né con l’apertura dei porti. Sono soluzioni troppo semplicistiche.

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