Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 04:04
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Cronaca

Giulia Cecchettin, il dolore di papà Gino: “Ho in testa la scena in cui Filippo l’ha aggredita e io non ci sono per proteggerla”

Immagine di copertina

Gino Cecchettin: “Ho in testa la scena in cui Filippo ha aggredito Giulia”

All’indomani dei funerali di Giulia Cecchettin, la 22enne uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, Gino, il papà della ragazza, esprime tutto il suo dolore per la perdita della figlia.

Intervistato dal giornale tedesco Bild, Gino Cecchettin ha dichiarato: “Ci sono tante Giulia nel mondo e in Italia. Voglio fare qualcosa. Voglio parlare con tutte le persone in Italia, con gli uomini, sono loro il problema”.

Su Filippo Turetta, invece, il papà di Giulia dichiara di non avere “sentimenti di odio. Ma farò tutto perché riceva la giusta pena per quello che ha fatto”.

“Giulia era come un fiore per me, con un sentimento d’amore” ha aggiunto il papà di Giulia, che poi rivela: “Quello che mi dà dolore e che le ha fatto male e che non l’ho potuta aiutare. Ho in testa la scena in cui l’ha aggredita e io non ci sono per proteggerla”.

Il papà di Giulia, poi, spiega che Turetta “non è mai stato il tipico macho” ma era “un narciso, una persona che deve possedere: tu sei mia o di nessun altro”.

Gino Cecchettin racconta anche che quando Giulia è sparita una sua amica gli ha raccontato “che nell’ultimo incontro con Filippo si era già accorta che le faceva paura. Era diventato aggressivo, ma solo con le parole”.

“Quando il mio migliore amico è venuto a dirmi che era stato trovato il corpo di Giulia, mi sono messo in un angolo e ho pianto come un matto. Poi ho detto: andiamo, voglio vederla. Ho guidato per 150 chilometri verso le montagne. Ero sulla scena del crimine, la polizia mi ha portato lì. L’ho vista. Non abbiamo parlato durante il viaggio di ritorno. A casa abbiamo pianto insieme”.

Ti potrebbe interessare
Cronaca / Single, vedovi, divorziati: nel mondo aumentano le persone che vivono da sole
Cronaca / Una solitudine di massa: perché siamo più liberi ma anche più fragili
Cronaca / Essere madri oggi, in un Paese che non ci vede
Ti potrebbe interessare
Cronaca / Single, vedovi, divorziati: nel mondo aumentano le persone che vivono da sole
Cronaca / Una solitudine di massa: perché siamo più liberi ma anche più fragili
Cronaca / Essere madri oggi, in un Paese che non ci vede
Cronaca / Educare i propri figli alla città o alla natura? Due modelli a confronto
Cronaca / Single e felici di esserlo: “Perché abbiamo scelto di restare soli”
Cronaca / Democrazia domestica e social: la rivoluzione dei genitori Millennials
Cronaca / Scegliere la semplicità è un atto di resistenza
Cronaca / Questo modello di vita ci ha resi soli. Ma è ancora possibile vivere in modo diverso
Cronaca / L’Italia non è un Paese per giovani
Cronaca / I social uccidono i legami stabili? Chiara Saraceno a TPI: “Le relazioni hanno bisogno di luoghi, tempi e occasioni per svilupparsi”