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“La funivia aveva i freni disattivati”: le mail e le telefonate fra tecnici e gestori subito dopo il disastro

Immagine di copertina

Funivia Stresa-Mottarone: le telefonate e le mail subito dopo la tragedia

Ci sono anche alcune telefonate effettuate subito dopo lo schianto e una mail inviata al pm al vaglio degli investigatori che stanno indagando sulla tragedia della funivia Stresa-Mottarone.

Lo rivela Il Fatto Quotidiano, secondo cui la prima chiamata avviene nella giornata di domenica 23 maggio alle 12,09, pochi minuti dopo l’incidente.

A farla è Gabriele Tadini, capo degli operai della funivia, che contatta immediatamente Enrico Perocchio, responsabile tecnico dell’impianto.

“Enrico ho una fune a terra. La fune è giù dalla scarpata. La vettura aveva i ceppi” afferma Tadini. La comunicazione si interrompe e Perocchio, che vive nel Biellese, si mette subito in macchina per raggiungere il luogo del disastro.

Alle 12,20, mentre Perocchio è in auto, riceve una seconda chiamata, sempre da Tadini, che gli ripete la stessa cosa: “La vettura aveva i ceppi”. I ceppi sono un altro termine tecnico con cui si indicano le “forchette” o i “forchettoni”, che erano stati inseriti sui freni d’emergenza.

Secondo quanto rivelato da Tadini agli inquirenti il fatto che la cabina avesse i freni d’emergenza disattivati era una cosa nota ai superiori. Versione smentita dal legale del responsabile dell’impianto.

“Portare persone con i forchettoni è una pratica suicida. Il mio cliente non ne aveva idea” ha dichiarato agli inquirenti l’avvocato Andrea Da Prato.

C’è anche una mail che il legale di Perocchio invia nella giornata di martedì 25 maggio alla procura di Verbania in cui afferma che il suo assistito è in possesso di “elementi” utili alle indagini avendo appreso da un dipendente della società di gestione informazioni inerenti “all’utilizzo improprio del sistema frenante”.

La procura, però, non prende in considerazione la mail e nella notte tra martedì 25 e mercoledì 26 maggio procede con i fermi del gestore Luigi Nerini, del direttore d’esercizio Enrico Perocchio e del caposervizio Gabriele Tadini, tutti e tre accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e di aver rimosso “sistemi finalizzati a prevenire infortuni e disastri”.

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