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Perché la foto shock del ragazzo bendato può mettere a rischio le indagini

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Lo ha spiegato l'ex presidente della Consulta ed ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick

Perché la foto shock del ragazzo bendato può mettere a rischio le indagini

La foto shock del ragazzo bendato dai carabinieri in caserma può mettere a rischio le indagini sull’omicidio di Mario Cerciello Rega, il vice brigadiere ucciso a Roma con 11 coltellate la notte tra il 25 e il 26 giugno nel corso di un intervento dopo un furto e un tentativo di estorsione. A spiegarlo è l’ex presidente della Consulta ed un ex ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick, che in un’intervista rilasciata a Repubblica (di Liana Milella) oggi parla di “inaccettabile violazione della Costituzione e della legge” e di “possibili conseguenze “sulla valutazione delle prove o confessioni rese nell’immediatezza”.

“Ci troviamo di fronte – ha spiegato il professore parlando della foto al giovane Christian Gabriel Natale Hjort – a una palese violazione di una legge penale, l’articolo 608 del codice, che vieta al pubblico ufficiale di sottoporre ‘a misure di rigore non consentite una persona arrestata o detenuta di cui abbia la custodia o verso la quale sia rivestito di una qualsiasi autorità'”. Siamo di fronte a un reato, “un reato – dice Flick – che è conseguenza diretta e grave ‘della violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà’ come dice la Costituzione”.

> L’americano bendato e lo Stato fragile che deve mimare il codice della mafia per sentirsi forte (di L. Telese)

L’ex ministro dice che la rabbia dei colleghi del carabiniere ucciso non giustifica la benda, perché il regolamento dell’Arma non consente simili misure. Poi, precisa che l’omicidio e la foto “sono due realtà assolutamente diverse e non comparabili”. Per quanto riguarda lo scatto dei carabinieri che ha fatto il giro del mondo, Flick dice che “un comportamento del genere, se non verrà giudicato necessario da parte del giudice per le condizioni particolari dell’indagine, è una flagrante violazione di un principio di legge fondamentale: l’uso di una misura di rigore ‘non consentita’, cioè un abuso di autorità che potrebbe anche avere conseguenze”.

> Se smettiamo di indignarci per questa foto, le bestie siamo noi (di L. Tosa)

E le conseguenze possono farsi sentire anche sulle indagini, “sulla credibilità della giustizia italiana, sulla valutazione delle prove o confessioni rese nell’immediatezza, secondo uno schema, anch’esso inaccettabile, che mi pare già emerga dai commenti della stampa Usa”.

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