L’epidemia di Coronavirus è esplosa dopo la Fiera del gelato di Rimini? La risposta dell’esperto

Dal 18 al 22 gennaio, a Rimini si è svolta la Fiera del gelato Sigep. TPI ha scoperto che in un padiglione vi erano gli stand di aziende provenienti da Wuhan e Codogno. Semplice coincidenza o inizio della bomba epidemiologica che ha dato il via all'epidemia di Covid-19 nel nostro Paese? Lo abbiamo chiesto all'infettivologo Massimo Galli, direttore/responsabile del reparto Malattie Infettive all'Ospedale Luigi Sacco di Milano

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 26 Mar. 2020 alle 14:06
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La Fiera del gelato di Rimini ha dato il via all’epidemia di Coronavirus in Italia? La risposta dell’infettivologo Massimo Galli

L’epidemia di Coronavirus in Italia può essere scoppiata a causa della Fiera del gelato Sigep che si è tenuta a fine gennaio a Rimini? La domanda è più che lecita dopo l’articolo di Selvaggia Lucarelli per TPI in cui è emerso che, dal 18 al 22 gennaio, in uno dei padiglioni della Fiera del gelato Sigep di Rimini, precisamente il B3, si trovavano gli stand di Wuhan e Codogno, rispettivamente epicentro del Coronavirus in Cina e in Italia, di Crema e di altre aziende del Nord Italia. Semplice coincidenza o inizio della bomba epidemiologica che ha dato il via all’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese? Lo abbiamo chiesto all’infettivologo Massimo Galli, direttore/responsabile del reparto Malattie Infettive all’Ospedale Luigi Sacco di Milano, che lo scorso febbraio ha isolato il “ceppo lombardo” del virus.

Dott. Galli è possibile che il virus sia arrivato in Italia dopo la vicinanza degli stand di Codogno e Wuhan alla Fiera del gelato Sigep che si è tenuta a Rimini dal 18 al 22 gennaio scorso?

A Codogno difficilmente è arrivato qualcosa prima di fine gennaio e da una direzione diversa dalla Germania. Perlomeno questo è quello che ci dicono le sequenze del virus a nostra disposizione e che, al momento, sono tutte allineate, motivo per cui non abbiamo motivo di credere che il virus abbia seguito una strada diversa da quella tracciata fino ad ora. Dopodiché non possiamo escludere che a Rimini ci possa essere stato un altro ceppo del virus proveniente da Wuhan. Sarebbe importante vedere se le sequenze del virus che poi si è sviluppato anche a Rimini (dove ci sono più di 1000 casi accertati fino ad ora) siano diverse da quelle che abbiamo noi della Lombardia.

Il “ceppo lombardo” da voi isolato, dunque, al momento indica un’unica via di entrata in Italia: la Germania. È corretto?

Le sequenze del virus per così dire lombardo che noi abbiamo a disposizione fino adesso corrispondono tutte, e ormai ne stiamo facendo parecchie. Tutte, come detto, sono allineate e coperte con affinità alla sequenza di Monaco di Baviera, la cui penetrazione in Italia risale al 26 gennaio scorso.

Ci può spiegare come si riesce a risalire alla provenienza del virus in Italia?

Facendo un grande albero di sequenze varie questa di Monaco di Baviera si associa alle nostre, e ad altre che sono comunque correlate, formando un ramo di questo albero di sequenze. Oltretutto non solo si associa ma è la prima foglia alla base del ramo. Inoltre è stato dimostrato che la sequenza tedesca risale al 24 gennaio, quindi è anche più vecchia dal punto di vista cronologico.

Tornando all’attualità, negli ultimi quattro giorni si è verificato un lieve calo dei nuovi contagi. Significa che siamo sulla strada giusta?

Il numero di veri infettati è parecchio superiore di quelli che ogni giorno vengono riportati dal bollettino della Protezione Civile. È quindi prematuro fare qualsiasi valutazione. È chiaro che il distanziamento sociale, e mi riferisco in particolar modo alla Lombardia, è un elemento fondamentale e darà dei frutti. Per il momento stiamo ancora vedendo cose accadute precedentemente alle misure restrittive prese. Quindi speriamo in bene, ma non possiamo ancora dire nulla.

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