Coronavirus, ecco perché in Italia ci sono più morti e contagi che all’estero: parlano gli esperti

Perché l'Italia è il Paese più colpito al mondo dopo la Cina dal Coronavirus? E perché il tasso di mortalità sembra superiore a tutti gli altri Paesi, Cina inclusa? E ancora, quando potremo ritornare a una graduale "normalità"? TPI lo ha chiesto all'infettivologo Massimo Galli, direttore/responsabile del reparto Malattie Infettive all'Ospedale Luigi Sacco di Milano, e a Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e presidente nazionale Anpas

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 13 Mar. 2020 alle 12:44
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Coronavirus: perché l’Italia è un Paese così colpito dal Covid-19? Intervista agli esperti Galli e Pregliasco

Mentre nel nostro Paese si continua a combattere l’epidemia di Coronavirus con milioni di italiani chiamati a compiere un sacrificio per contenere l’infezione, medici, infermieri, virologi e infettivologi lavorano senza sosta per salvare vite umane e per risolvere i tanti quesiti riguardanti la diffusione di Covid-19: perché, ad esempio, l’Italia è il Paese più colpito al mondo dopo la Cina? E perché il tasso di mortalità sembra superiore a tutti gli altri Paesi, Cina inclusa? E ancora, quando potremo ritornare a una graduale “normalità”? TPI lo ha chiesto all’infettivologo Massimo Galli, direttore/responsabile del reparto Malattie Infettive all’Ospedale Luigi Sacco di Milano, e a Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e presidente nazionale Anpas.

In Italia sono stati accertati poco più di 15mila casi di Coronavirus e oltre 1000 decessi di persone risultate positive al Covid-19. Come mai il nostro è il secondo Paese al mondo dopo la Cina ad essere maggiormente colpito dall’infezione?

Dott. Galli: Perché il virus ha circolato liberamente, venendo probabilmente da una direzione del tutto inattesa, per qualche settimana prima di rendersi manifesta. E questo ha comportato quello che tutti abbiamo visto dal punto di vista della diffusione della malattia. Sono abbastanza convinto, poi, che le infezioni non diagnosticate siano numerosissime e che questa situazione deriva dalla scelta di effettuare i tamponi solo sulle persone sintomatiche.

Dott. Pregliasco: Perché ha avuto sfiga per certi versi. Nel senso che molto probabilmente qualcuno dalla Cina, magari anche un italiano, è arrivato nel nostro Paese nella fase iniziale dell’epidemia, quando non c’era ancora clamore e una situazione d’allerta, e in modo del tutto involontario presumibilmente ha diffuso il virus in un contesto come Lodi, che è un punto di smistamento della logistica internazionale. È come se fosse stato un iceberg, sotto il livello del mare, che è cresciuto con casi pochi evidenti e che alla fine è venuto fuori con il famoso “paziente 1“, che presumibilmente in realtà era il caso 200. È possibile che anche in altre Nazioni si siano verificate le stesse condizioni.

Questo significa che dobbiamo aspettarci un aumento esponenziale dei casi anche nel resto d’Europa e del mondo?

Dott. Galli: Ci sono ancora numerose persone che sono asintomatiche e che sono sfuggite al controllo, ancora di più negli altri Paesi dove sono stati fatti ancora meno tamponi.

Dott. Pregliasco: Ci stanno già arrivando da quello che dicono i numeri, d’altronde le percentuali crescono anche a seconda del numero di tamponi fatti. In Italia sono stati fatti oltre 80mila tamponi, un numero decisamente superiore a quelli degli altri Paesi, europei e non.

L’Italia sembra avere un tasso di letalità maggiore rispetto ad altri Paesi, come ad esempio la Corea del Sud, dove su poco meno di 8mila casi accertati sono stati registrati circa 60 decessi o anche la stessa Cina. Come mai?

Dott. Galli: La Corea del Sud ha lo 0,8 per cento di letalità su circa 7mila casi diagnosticati, l’Italia il 6,6 sui 15mila infetti accertati fino ad ora. Per quale motivo? Che mancano al denominatore moltissimi casi che invece sono presenti in Corea, ma anche in Italia. Se si fanno i tamponi solamente alle persone sintomatiche è ovvio che si troverà una quantità sproporzionata, rispetto alla globalità delle infezioni prevedibili, una diagnosi in soggetti con infezione avanzata. Non è possibile altrimenti che l’Italia possa avere un tasso di letalità al 6,6 per cento rispetto a Wuhan (la città della Cina considerata l’epicentro del Covid-19 in Cina), che ha il 4,5 per cento di letalità.

Dott. Pregliasco: Noi abbiamo sicuramente una popolazione che ha una stratificazione per età diversa, ma bisogna vedere qual è il denominatore. Il confronto tra Nazioni è sempre un pasticcio perché sappiamo in generale che in tutti i casi notificati, in qualsiasi situazione anche nelle epidemie di morbillo, in realtà c’è sempre una sottostima, una sottovalutazione dei casi. I casi che arrivano a essere notificati sono un di cui del totale. I morti certificati in Italia, quindi, andrebbero confrontati con il nostro denominatore reale, che sicuramente è molto più alto di quello attualmente emerso.

È stato chiesto agli italiani di restare a casa e fare dunque un sacrificio per contenere l’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese. Quando si potranno vedere i primi effetti di queste misure restrittive?

Dott. Galli: Non prestissimo perché abbiamo appena cominciato a mettere in atto misure davvero restrittive. A parte le misure prese sin da subito nella cosiddetta zona rossa dove iniziano a vedersi i primissimi risultati.

Dott. Pregliasco: Ci vogliono giorni. La duplicazione dei casi è su 3/4 giorni. Quindi l’azione non si vedrà subito, ma si vedrà, come minimo, nell’arco di una settimana. È fondamentale però farlo ed è stato fondamentale chiedere questo sacrificio agli italiani perché c’è stata una sottovalutazione in molte persone e una pericolosa non adesione alle misure imposte, soprattuto nelle zone non colpite.

Quando ci potrà essere un graduale ritorno alla “normalità”?

Dott. Galli: Dipende da molte cose, non posso fare il profeta. Tuttavia, in larga misura dipende dalle misure di contenimento che sapremo applicare.

Dott. Pregliasco: Da metà di aprile in poi se tutti riusciremo ad applicare alla lettera le regole che sono state consigliate e imposte.

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