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Home » Cronaca

I bambini della famiglia nel bosco restano in comunità, gli attacchi di Salvini e Roccella ai giudici: “Vergogna”

Immagine di copertina

Il vicepremier e la ministra contro la decisione dei giudici di rigettare il ricorso dei genitori

Matteo Salvini ed Eugenia Roccella attaccano i giudici dopo la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila di rigettare il ricorso di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham contro la sospensione della responsabilità genitoriale. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, infatti, ha commentato la decisione dei giudici di lasciare i tre bambini della cosiddetta famiglia nel bosco ancorai in comunità scrivendo sui social: “Per questi giudici una sola parola: vergogna. I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà!”.

 

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Un post condiviso da Matteo Salvini (@matteosalviniofficial)

La Ministra per le pari opportunità e la famiglia, sempre sui social, ha invece scritto: “E così, neanche per Natale i bambini della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’ potranno tornare a casa con mamma e papà. Di questa famiglia abbiamo letto tutto e di tutto, con un’intromissione di apparati dello Stato in scelte e stili di vita che ciascuno è libero di non condividere ma che ancora non si capisce cosa abbiano a che fare con una decisione, quella di separare i figli dai genitori, che dovrebbe essere assunta solo in casi estremi e di fronte a pericoli vitali. Abbiamo letto sui giornali le valutazioni dei magistrati e dei servizi sociali sulle potenziali conseguenze di abitudini e scelte educative, ma assai meno sembra che ci si preoccupi delle conseguenze psicologiche che l’allontanamento dalla famiglia può produrre su bambini così piccoli, e che sono destinate a durare”.

“Non si tratta di contrapporre l’Eden del bosco al Moloch statale, ma di ribadire un concetto che troppo spesso ormai sembra essere dimenticato: gli allontanamenti dei minori devono essere un’extrema ratio, dettata da rischi gravissimi e immediati, non decisioni che, con tutto il rispetto, legittimano il sospetto che ci si trovi al tempo stesso di fronte a una deriva ideologica e a un arroccamento corporativo. Quando ci sono di mezzo i bambini non devono esistere né ideologie né corporazioni. Faremo tutto ciò che è possibile e che è necessario per cambiare questo sistema, nel supremo interesse dei minori”.

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