L’esclusione digitale nell’Italia che invecchia da sola: quando l’età e la tecnologia diventano un muro invalicabile
Lo Spid, il fascicolo sanitario, le prenotazioni, il cedolino della pensione, tutti servizi nati per semplificarci la vita, restano per lo più fuori dalla portata di chi ha superato i 65 anni. Così alla solitudine fisica si somma un'altra esclusione altrettanto pesante: quella digitale
Oltre 845 mila anziani, in Italia, non hanno nessuno a cui rivolgersi in caso di bisogno. Questo numero, certificato dall’Istat, racconta una realtà tutt’altro che astratta: quella di circa 9,9 milioni di persone che nel nostro Paese vivono sole, tra le quali 4,6 milioni hanno già superato i 65 anni. Quasi un anziano su tre, il 29,5%, affronta quindi ogni giorno senza nessuno accanto, una quota che sale al 37% tra gli over 75 e arriva quasi alla metà, il 49,9%, tra chi ha superato gli 85 anni.
Ma a questa solitudine fisica si somma un’altra esclusione altrettanto pesante: quella digitale. Lo Spid, il fascicolo sanitario, le prenotazioni, il cedolino della pensione, tutti servizi nati per semplificarci la vita, restano per lo più fuori dalla portata di chi ha superato i 65 anni. Due anziani su tre, il 68%, si sentono privi, secondo le rilevazioni Istat incrociate con l’indice europeo Desi, delle competenze digitali minime, mentre solo il 31% riesce ad accedere ai servizi telematici pubblici, contro il 66% dei nuclei più giovani. Le analisi dell’Inps e dell’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) confermano che le autenticazioni a più passaggi restano ostacoli insormontabili senza un aiuto continuo, mentre la delega digitale resta ancora poco nota. Il Censis aggiunge un tassello amaro: l’esclusione tecnologica si somma a isolamento, scarsa mobilità e pensioni troppo basse per garantire connessioni stabili e dispositivi adeguati.
Il divario, del resto, comincia dalla stessa connessione. L’indagine Istat sui cittadini e le nuove tecnologie conferma che solo il 60,6% delle famiglie composte esclusivamente da anziani dispone di un collegamento a Internet in casa, mentre nei nuclei con almeno un componente più giovane l’accesso è pressoché totale. Ma anche chi la connessione ce l’ha spesso rinuncia a usarla, se è vero che in rete navigano circa il 68,1% degli utenti tra i 65 e i 74 anni, una quota che crolla al 31,4% tra gli over 75.
Eppure, chi immagina un anziano lontano dallo smartphone si sbaglia di grosso. Lo studio Nonni Digitali, realizzato dall’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, GAP e cyberbullismo insieme ad Anap Confartigianato racconta come l’82,7% degli intervistati lo usi tutti i giorni e il 40,6% per molte ore, mentre il 77,2% ricorre principalmente a WhatsApp. D’altronde, come rilevato da una ricerca pubblicata su Nature e condotta su quasi 90mila over 50 in 23 Paesi, l’accesso a Internet aiuta gli anziani a mantenere i legami. Il telefono serve per sentire figli e nipoti, organizzare la giornata, informarsi e per il 21,7% degli intervistati anche per sentirsi meno soli, una percentuale che cresce proprio tra chi vive in solitudine. Restano, però, anche i rischi. Il 38,8% degli intervistati si sente in obbligo di rispondere subito a messaggi e chiamate, il 34% prova disagio se dimentica lo smartphone a casa e il 31,7% si imbatte spesso in fake news o tentativi di truffa, nonostante il 46,4% sia convinto di saper gestire bene la propria privacy.
Le previsioni Istat, intanto, non lasciano spazio a ottimismi: nel 2040 gli anziani in Italia saranno oltre 19 milioni e senza sportelli fisici di prossimità e un’alfabetizzazione digitale su misura, questa barriera si trasformerà in una drammatica disuguaglianza di massa.