Esclusivo TPI – “Al Don Gnocchi di Malnate (Varese) i morti per Covid sono il triplo del dato ufficiale”: parla un infermiere dell’Rsa

Di Anna Germoni
Pubblicato il 30 Apr. 2020 alle 20:39 Aggiornato il 30 Apr. 2020 alle 20:47
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“Ad oggi confermo che i dati che le ho fornito il 25 aprile inerenti la Rsa di Santa Maria al Monte sono rimasti invariati. Ovvero sono risultate positive 106 persone: 73 ospiti e 33 operatori sanitari. I decessi purtroppo sono 15”. Con queste parole, Irene Bellifemine, primo cittadino di Malnate, a otto chilometri da Varese, ci comunica pochi minuti fa i numeri (inviati direttamente a lei dalla Fondazione così come la Onlus stessa ci ha dichiarato) relativi alle persone colpite dal Coronavirus nella struttura della Don Gnocchi. Il focolaio è di gran lunga superiore ai contagi nel resto della città. “Ora dovrebbe essere sotto controllo. Prima la situazione era davvero critica – continua il sindaco – ero preoccupata e come responsabile della salute pubblica dei miei concittadini dovevo fare qualcosa. Così ho mandato una segnalazione al Prefetto e all’Ats per chiedere interventi mirati e urgenti e sono anche andata alla Don Gnocchi per rendermi conto di ciò che accadeva. Ma devo dire che la mia missiva ha avuto scarso esito. E’ chiaro che con queste cifre qualcosa non abbia funzionato a livello di gestione dell’emergenza sanitaria. Soprattutto la mancanza di direttive specifiche tra Ats e Regione. Ci sono state nei giorni scorsi ispezioni da parte dei Nas dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dell’Ats e so che è tutto sotto controllo”.

Un operatore sanitario dalla sede della Rsa di Malnate, però, smentisce che vada tutto bene: “Abbiamo dato l’adesione per accogliere pazienti Covid non ospedalizzati. Ma ci siamo finiti noi in quel reparto. Quei posti letto li abbiamo riempiti noi”. L’operatore ha paura ancora di esporsi, nonostante l’anonimato garantito, e mi scruta. Mi studia per capire se può fidarsi. Nel suo piatto della bilancia, confida: “C’è la realtà che vivo ogni giorno o la perdita del posto di lavoro. Abbiamo paura”. In alcune sedi della Fondazione, colpite dall’epidemia di Coronavirus e finite sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, circolerebbe addirittura una frase inquietante nelle app di messaggistica tra il personale sanitario: “Attenzione a ciò che si scrive sui social, l’ufficio legale sta prendendo provvedimenti”. L’operatore sanitario superata la diffidenza inizia a raccontare.

“Altro che tutto sotto controllo, i decessi sono 45. C’è una gran confusione con il numero dei morti qui dentro. Ci sono stati pazienti deceduti per altre patologie: infarto, ictus, e ai quali non è mai stato eseguito il tampone, pur essendo stati vicino a degenti positivi”. “Nessuno – prosegue – ha avuto la misura della potenza infettiva di questo virus. I tamponi all’inizio erano introvabili. Le mascherine chirurgiche le avevamo con il contagocce. E mai davanti ai degenti”. Con voce più decisa e determinata va avanti nel suo racconto: “Ci sono stati errori gravi anche da parte del nostro responsabile medico, che ai primi di marzo, mentre vietava l’ingresso in struttura ai parenti degli ospiti, dall’altra rilasciava una ventina di deroghe ad alcuni familiari, consentendo loro le visite e quindi l’entrata e l’uscita dalla sede”.

Coronavirus, le Rsa lombarde nel mirino della magistratura

Quindi la Don Gnocchi era chiusa ad alcuni parenti e aperta per altri?

“Sì, esatto. Il nostro capo ha anche lasciato in funzione gli ingressi per la riabilitazione geriatrica. Il 5 marzo sono entrati due ospiti positivi, da cui si presume – e qui ne siamo tutti convinti – sia iniziato il contagio a effetto domino tra anziani e noi”.

In quella data, il 5 marzo, la Lombardia era già in piena emergenza, c’era in vigore il decreto anti Coronavirus, la corsa alla riconversione dei reparti e a Malnate era aperta la riabilitazione geriatrica?

“Sì. Gli ingressi erano aperti ed è entrato un ospite dall’ospedale per la riabilitazione. Il 24 marzo gli è stato eseguito il tampone, il giorno dopo l’esito era positivo. Così ha infettato tutti i vicini di  stanza e molte altre persone, compreso il personale. Avevamo un intero reparto di positivi: 24 per l’esattezza. Anche l’altro ospite, sempre rientrato dalla riabilitazione geriatrica, è poi risultato positivo e lo abbiamo messo in isolamento. Un caos totale”. Non siamo una struttura sanitaria attrezzata per le emergenze, accogliamo persone fragili. Per noi, sono come parenti. Per la Fondazione, invece, numeri. Per una famiglia è straziante, oltre che costoso, affidarci il bene più prezioso che ha: il proprio caro. E tutti questi decessi sono una ferita al cuore. A Malnate mai così tanti.

Quanto costa la retta di un paziente?

“Circa 2.200 euro al mese”.

I primi di aprile abbiamo chiesto un commento al portavoce del ministro della Salute Roberto Speranza su quanto stava accadendo nelle Rsa della Lombardia, dove la magistratura sta indagando su oltre 150 morti di Covid-19 nelle sessanta strutture della Don Gnocchi in Italia e il vertice della Fondazione è stato raggiunto da un avviso di garanzia per epidemia colposa e omicidio colposo. Stiamo ancora attendendo una risposta dal Ministero. Erasmo Palazzotto, deputato di Leu e presidente della commissione d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, interpellato da TPI di fronte a questa situazione dichiara: “Sono convinto che serva al più presto una commissione d’inchiesta. E’ un obbligo morale per la politica fare luce su quanto accaduto. Vanno accertate le responsabilità su un piano politico oltre che su quello giuridico. Lo dobbiamo alle migliaia di famiglie che in questa strage hanno perso i loro cari, vittime di una gestione scellerata dell’emergenza. Si è colpevolmente scelto di esporre al rischio di contagio la fascia più debole della popolazione”.

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