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Delitto di Garlasco, crolla la pista di “Ignoto 3”: “Il Dna nella bocca di Chiara Poggi è una contaminazione”

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Il materiale genetico sarebbe di un cadavere proveniente da un’altra autopsia

Non c’è nessun “ignoto 3” sulla scena del delitto di Garlasco: lo afferma la procura di Pavia, che ha riaperto il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, sottolineando che il dna ritrovato nella bocca della vittima è in realtà frutto di una contaminazione avvenuta durante l’autopsia. In un comunicato stampa, infatti, il procuratore Fabio Napoleone afferma: “A seguito del rinvenimento di un profilo genetico sconosciuto su una garza, utilizzata 18 anni fa dal medico legale per il prelievo di materiale biologico dalla bocca della vittima, la Procura di Pavia ritenendo possibile una contaminazione con precedenti esami autoptici, ha disposto approfondimenti specifici. Tali verifiche comparative, non previste nell’ambito dell’incidente probatorio, sono state effettuate dai genetisti Prof. Carlo Previderè e Dr.ssa Pierangela Grignani, CT del P.M., al fine di evitare eventuali indagini su terzi soggetti”.

La decisione è stata presa per “consentire di concentrare gli accertamenti peritali, affidati alla genetista forense, Denise Albani, il cui operato ha ricevuto unanime riconoscimento da tutte le parti coinvolte per la serietà e la metodologia adottata, sul materiale rilevate. I consulenti del pm Previderè e Grignani hanno comunicato in estrema sintesi quanto segue: ‘Vagliando, di concerto con la Procura della Repubblica di Pavia, la possibilità che tale profilo aplotipico fosse stato originato da una contaminazione involontaria nell’ambito dell’esame autoptico prodotta dall’utilizzo di un supporto non sterile, nello specifico una ‘garza’, e/o di una pinza utilizzata per ‘trattenere’ tale garza ed eseguire il prelievo nel cavo orale, sono stati selezionati i preparati istologici relativi a cinque soggetti di sesso maschile sottoposti ad autopsia in un lasso temporale prossimo all’esame autoptico condotto sulla salma di Chiara Poggi'”.

La comparazione dei profili ha evidenziato una “concordanza degli alleli in relazione al soggetto identificato dal codice anonimo 153E”. Per i consulenti, quindi, “tale dato, in questa forma incompleta, è suggestivo della provenienza del materiale biologico maschile di cui al reperto 335283-114472 dal soggetto identificato dal codice 153E”. La procura di Pavia, dunque, fa sapere di essersi affidata alla antropologa e medico legale professoressa Cristina Cattaneo, la cui perizia ha permesso di riaprire il caso di Liliana Resinovich, inizialmente classificato come suicidio e poi trasformato in omicidio, per fare luce sulle cause della morte di Chiara Poggi.

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