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Decreti sicurezza, Amnesty chiede al governo urgente modifica: “Generano instabilità e impediscono inclusione”

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Decreti sicurezza, Amnesty chiede modifica urgente al governo: “Generano instabilità e impediscono inclusione”

“I decreti sicurezza hanno peggiorato il sistema di accoglienza in Italia e stanno generando ghettizzazione e povertà, sia economica sia sociale”. È quanto emerge dal briefing “I sommersi dell’accoglienza”, curato dal ricercatore e sociologo Marco Omizzolo e presentato oggi da Amnesty International Italia in una conferenza stampa.

L’ong che si occupa di tutela dei diritti umani segnala che la situazione “sta provocando l’aumento di vittime dello sfruttamento lavorativo e delle attività criminali, come dimostrano i processi aperti” e che questo non è da sottovalutare.

“Le nuove misure che escludono i richiedenti asilo dal sistema dell’accoglienza e l’abolizione della protezione umanitaria, oltre a complicare i processi di inclusione, privano molte persone di uno status legale favorendo di fatto la creazione di un contesto in cui diminuiscono le tutele e aumenta il rischio di marginalità sociale ed economica”, si legge nel comunicato stampa.

Sulla base del briefing, Amnesty International Italia chiede al governo di applicare modifiche urgenti ai decreti sicurezza. Chiede in particolare di assicurare a tutte le persone che entrano in Italia l’esercizio reale del diritto fondamentale a chiedere protezione ed accoglienza; adottare misure per impedire ai beneficiari di protezione umanitaria di perdere il proprio status per evitare che precipitino in condizioni di marginalità e sfruttamento e divenire così preda di organizzazioni criminali. Allo stesso tempo si deve garantire la regolarizzazione per coloro che sono finiti in condizioni di illegalità per via degli effetti del cosiddetto Decreto sicurezza; consentire la registrazione anagrafica anche ai richiedenti asilo. Una misura determinante per garantire i diritti umani dei migranti; ristabilire servizi professionali nell’ambito del processo di accoglienza allo scopo di fornire percorsi di inclusione sociale ed economica reali e qualificati a tutti i richiedenti asilo e beneficiari.

“Gli effetti del Decreto legislativo 113/2018 si sono diffusi su ambiti diversi dell’accoglienza e dunque sulla vita complessiva dei migranti in Italia e in particolare dei richiedenti asilo portando a una progressiva marginalizzazione e precarizzazione del loro quotidiano nel paese”, ha affermato Marco Omizzolo, autore del briefing.

“Le misure previste hanno un impatto devastante sulla vita delle persone presenti sul territorio italiano, togliendo loro un’identità, trasformandole in fantasmi privandole di alloggio o di cure mediche. Oltre a non rappresentare la soluzione di alcun problema sono semplicemente disumane: sono necessarie modifiche sostanziali del decreto che riconoscano il diritto a una vita dignitosa e all’esercizio reale dei diritti fondamentali garantiti dai principi costituzionali e internazionali”, ha ribadito Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia.

I decreti sicurezza, voluti dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, hanno tagliato i finanziamenti ai centri dedicati alla prima accoglienza, eliminando di fatto i servizi per l’inclusione, come la necessità di garantire l’insegnamento della lingua italiana. Anche l’assistenza sanitaria alla persona viene fortemente ridimensionata.

Con la nuova legge è stata abolita la protezione umanitaria, sostituita con cinque nuove tipologie di permesso di soggiorno (permesso per protezione speciale, calamità, cure mediche, atti di particolare valore civile e casi speciali). Pertanto numerosi individui che in precedenza sarebbero stati regolari si ritroverebbero in una condizione di illegalità e a rischio espulsione.

Il Decreto sicurezza impedisce inoltre l’accesso al sistema Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) ai richiedenti asilo, una scelta che aumenta la possibilità che molte di queste persone rimangano nella sfera della prima accoglienza e quindi in situazione di particolare vulnerabilità sanitaria e psicologica.

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