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Covid, Galli: “Chiudere le città è un esperimento, non c’è tempo. Lockdown generale non è da escludere”

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 1 Nov. 2020 alle 10:14 Aggiornato il 1 Nov. 2020 alle 10:38
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Credit: Ansa/Andrea Canali

Covid, Galli: “Chiudere le città è un esperimento, non c’è tempo. Lockdown generale non è da escludere”

Lockdown generale non è da escludere secondo Massimo Galli, direttore di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Come ha spiegato l’esperto in un’intervista a Il Messaggero, non c’è tempo da perdere, è necessario agire subito perché la curva avanza e i dati del contagio da Covid-19 sembrano portare dritti ad un’altra chiusura, la cui durata è incerta (il primo lockdown è durato due mesi). Il quadro più allarmante al momento è quello di Milano, epicentro della nuova avanzata del Covid, e anche Galli teme che gli ospedali potrebbero collassare definitivamente di questo passo. “Credo che attendere una o due settimane per decidere ulteriori restrizioni sia un rischio”, ha spiegato l’esperto.

“Le infezioni sono già avvenute e ci porteranno comunque un carico di ricoveri, di posti di rianimazione da occupare e purtroppo anche di decessi piuttosto prevedibile. Il punto è che qui stiamo giocando sul crinale dell’ulteriore esplosione dell’infezione. Se la scommessa che è stata fatta con i provvedimenti che sono stati adottati è vincente, tra 15 giorni ci potrà essere un’inversione di tendenza. Sennò non ci saranno alternative, e comunque il prezzo da pagare sarà ancora più alto”, ha aggiunto Galli, che soltanto pochi giorni fa ha dichiarato che non lo vedremo molto spesso in tv. “Dovrò declinare gli inviti a partecipare a trasmissioni televisive per almeno una settimana, da lunedì 2 novembre in poi. La situazione non mi lascia più margini di tempo e ho una quantità di cose urgenti di cui dovermi occupare”.

No a lockdown locali, valutare lockdown generale e subito

L’esperto non crede nella chiusura locale (regionali e metropolitane), ma più a un lockdown generalizzato, che sarebbe comunque diverso rispetto a quello di marzo. “Prima, da un momento all’altro ci si è trovati di fronte ad un’ondata di piena, adesso stiamo osservando la crescita di un fenomeno che possiamo misurare e in alcune entità possiamo prevedere. Di conseguenza, a questo punto dobbiamo decidere che provvedimenti vanno presi, e sono ovviamente provvedimenti tardivi. Stiamo sempre dietro il virus, non davanti. Lo stiamo sempre inseguendo e non sono neanche bastati gli esempi di altri Paesi a noi vicini, come la Francia che sta molto peggio di noi e che è arrivata a determinate conclusioni più o meno tardivamente”. E, se il governo dovesse optare per la chiusura generale, quanto tempo durerà questo secondo lockdown? Secondo Galli: “La volta scorsa per farcela ci sono voluti due mesi. Questa situazione che stiamo vivendo adesso ipoteticamente potrebbe essere contenibile forse con un tempo minore. Ma non so quanto”.

Intanto Galli ha lanciato un appello ai cittadini su Twitter per questo weekend festivo: “La situazione è sempre più preoccupante. In questo fine settimana state il più possibile a casa e limitate gli incontri anche con familiari ed amici allo stretto indispensabile. I nostri morti ricordiamoli nel cuore e nella mente e non affollando i cimiteri”.

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