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Scuola, il governo tira dritto: “Si torna in classe il 10 gennaio”. I dubbi di presidi e governatori

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Covid, sulla scuola il governo tira dritto: “Si torna in classe il 10 gennaio”

“Abbiamo assunto la responsabilità di tornare in presenza, questa è la chiave di volta di questo governo”: lo ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi confermando, di fatto, il rientro a scuola tra il 7 e il 10 gennaio, così come già stabilito dai calendari regionali.

Nonostante l’aumento esponenziale dei casi di Covid, causati soprattutto dalla variante Omicron, l’esecutivo tira dritto e fa sapere di non avere nessuna intenzione di rimandare il rientro in classe, così come suggerito da alcuni governatori, ma anche da esperti e presidi.

Nella giornata di lunedì 3 dicembre, infatti, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha proposto di rinviare di almeno 20/30 giorni la riapertura delle scuole in presenza al fine di “raffreddare il picco di contagio”: ipotesi avallata anche da Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, secondo cui “non sarebbe una tragedia” se le scuole riaprissero a febbraio, proponendo, inoltre, di fornire agli studenti un test fai da te per controllarsi da soli prima del rientro in aula.

I presidi, intanto, sono sul piede di guerra e sottolineano come gli screening di massa promessi dal generale Figliuolo prima dell’inizio della scuola dopo le festività natalizie non siano praticamente iniziati così come la distribuzione delle mascherine Ffp2.

Scartata l’ipotesi di mettere in Dad solo gli studenti non vaccinati, il governo valuta l’opzione di mettere le classi in Didattica a distanza dopo 3 o 4 contagi, ma anche di regole diverse a seconda attraverso le differenziazione tra scuole dell’infanzia, primaria e secondaria.

Su questo punto una decisione potrebbe essere presa dalla Commissione Salute, che si riunisce nel corso della giornata di martedì 4 dicembre.

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