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Impennata contagi, governo pensa a una nuova linea dura: le prossime possibili restrizioni

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 8 Ott. 2020 alle 08:08
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Credit: Ansa foto

Covid, il governo pensa a una nuova linea dura: le possibili restrizioni

Se il Dpcm 7 ottobre 2020 pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale porta con sé “soltanto” le norme sull’obbligo di mascherine all’aperto e nei luoghi chiusi, con le prossime norme il governo valuta il ritorno della linea dura. Ieri i nuovi casi sono stati 3.678, il dato più alto registrato da metà aprile. Le vittime sono state 31. Numeri che inevitabilmente portano a una riflessione sull’evoluzione delle cose e sulla possibilità che alcuni divieti e imposizioni possano tornare. L’obiettivo è scongiurare quello che è successo ad altri Paesi europei: ieri nel Regno Unito si sono registrati 14 mila nuovi casi, in Francia 18 mila. Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia in un’intervista al Corriere spiega che il modello, anche in caso di peggioramento, sarà di chiudere aree circoscritte e non più tutto il Paese.

Ma cosa conterrà il nuovo Dpcm? “Stiamo lavorando giorno e notte perché si eviti un lockdown nazionale”, ha detto ieri il ministro della Salute Roberto Speranza alla Camera illustrando la proroga dello stato d’emergenza al 15 gennaio 2021. Le parole del ministro lasciano trapelare i timori del governo: ovvero principalmente quello che il paese possa finire di nuovo in lockdown in caso di recrudescenza dell’epidemia. E nel governo c’è chi vuole la linea dura, che spinge per irrigidire le norme, e quella morbida, che non vuole mettere la salute davanti all’economia.

Il premier Giuseppe Conte dovrà firmare il Dpcm entro il 15 ottobre, e nei partiti c’è chi spinge per inasprire le norme anti-contagio. Ma rispetto a marzo oggi sono tutti consapevoli che un nuovo lockdown mettere in serio pericolo le sorti economiche del Paese e alcuni, come la ministra Bellanova, si espongono chiaramente negando questa eventualità: “La struttura produttiva del Paese non reggerebbe a un secondo blocco”.

Resta allora la carta di possibili “chiusure selettive di alcuni settori”, nel caso in cui – soprattutto – la situazione dei posti in terapia intesiva dovesse farsi complessa. C’è poi la questione del sistema sanitario italiano che in alcune regioni mostra tutta la sua debolezza. Il super-consulente del Ministero della Salute Walter Ricciardi ieri ha sottolineato a TPI i suoi timori per la Campania, dove anni di tagli e carenze di organico, hanno debilitato l’intero sistema sanitario che potrebbe non reggere una nuova pesante ondata di Covid, specie se associata ai ricoveri per l’influenza stagionale.

Leggi anche: Covid, boom di contagi e ospedali in affanno: la Campania sotto assedio. Cosa sta succedendo

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