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Coronavirus, chiuse la Lombardia e altre 14 province italiane

Di TPI
Pubblicato il 7 Mar. 2020 alle 20:35 Aggiornato il 9 Mar. 2020 alle 13:54
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Coronavirus, chiuse la Lombardia: 14 province diventano zona rossa

Ore 02,30 – Conte: “Questo è il momento della auto-responsabilità, inaccettabile la diffusione della bozza del Dpcm” – Parla il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Dobbiamo limitare il contagio del virus e evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere. Con il nuovo decreto non ci sono più le zone rosse, i focolai stabiliti all’inizio. Questo è il momento dell’auto-responsabilità, non del fare i furbi. Ci rendiamo conto che è molto severa ma non possiamo più consentire contagi. La bozza del decreto circolata prima dell’ufficialità? È necessario chiarire quel che è successo, una cosa inaccettabile: un dpcm, che stavamo formando a livello di governo per regolamentare le nuove misure che entrano in vigore subito, lo abbiamo letto su tutti i giornali. Ne va della correttezza dell’operato del governo e della sicurezza degli italiani. Questa pubblicazione ha creato incertezza, insicurezza, confusione e non lo possiamo accettare”. (Qui il discorso completo)

Ore 02,00 – Ecco il decreto: “chiuse” la Lombardia e altre 14 province Il premier Conte sta illustrando le novità introdotte dal nuovo decreto del Governo: il provvedimento prevede misure fortemente stringenti, tra cui il divieto di ingresso e di uscita, per chi si trovi nella regione Lombardia e in altre 14 province: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola. (Qui il testo integrale del decreto).

Ore 00,30 – Coronavirus Lombardia chiusa: fuga da Milano, treni presi d’assalto: le stazioni di Milano Centrale e Milano Garibaldi prese d’assalto. Moltissimi cittadini si stanno organizzando per lasciare frettolosamente la Lombardia dopo le indiscrezioni secondo cui il governo vuole “chiudere” la Regione. Leggi la notizia.

Ore 23,40 – “Se il decreto venisse approvato cosi’ noi comunque presenteremmo un provvedimento da parte del nostro comitato scientifico di supporto all’unita’ di crisi per argomentare rispetto alla creazione delle tre zone in Veneto, Venezia, Padova e Treviso”. Lo dice all’ANSA il governatore Zaia. “A noi sta a cuore prima di tutto la salute dei cittadini, ma per applicare un decreto bisogna che le norme siano chiare. Abbiamo visto questo provvedimento all’ultimo minuto, non abbiamo partecipato alla redazione preventiva e ci chiedono di confermarlo nel giro di breve: e’ letteralmente impossibile”.

Ore 23,30 – La Gazzetta Ufficiale di oggi, n. 58 del 7/03/2020, è stata pubblicata senza i DPCM.

Ore 23,25 – “Bozza pasticciata” anche “se va nella giusta direzione: il primo commento alla bozza di dpcm sul Coronavirus che dovrebbe essere adottata nelle prossime ore arriva dal governatore della Regione piu’ colpita e che dovrebbe diventare interamente ‘zona rossa’, Attilio Fontana mentre il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini chiede di poter lavorare ancora alcune ore per un testo piu’ condiviso. Fontana da’ atto al governo di avere finalmente recepito le richieste di misure drastiche piu’ e piu’ volte invocate sin dall’inizio dell’epidemia ma nel contempo accusa il testo, ancora suscettibile di modifiche, di provocare confusione: “non posso non evidenziare che la bozza del decreto del presidente del Consiglio e’, a dir poco, pasticciata”, dice. Cosi’ chiede che ci siano da parte del governo “chiarimenti per consentire ai cittadini di capire cosa si puo’ fare o meno”. In Regione, e dovunque i cittadini sperino di capire qualcosa di piu’, i telefoni squillano di continuo: “La confusione – dice il presidente della Regione Lombardia – e’ evidenziata anche dalle moltissime chiamate che stanno giungendo al mio telefono e a quello di chi da giorni e’ al mio fianco per affrontare questa emergenza”. Sono ore convulse nelle quali i tecnici delle regioni sono al lavoro con quelli del governo, come dice lo stesso Fontana che precisa che la Lombardia e’ “comunque in contatto con i rappresentanti del Governo per cercare di mettere i cittadini e le categorie sociali in condizione di capire cosa possono fare domani. Abbiamo inviato a Roma le nostre osservazioni e la collaborazione tra i nostri tecnici e quelli di Palazzo Chigi e’ costante”. A Fontana fa eco, con toni piu’ morbidi, il governatore Bonaccini: “ho chiesto – ha detto – al presidente Conte e al ministro Speranza, in una logica di leale collaborazione, di poter lavorare ancora alcune ore per addivenire alle soluzioni piu’ coerenti e condivise”. E, se il sindaco di Alessandria, che diventerebbe zona rossa, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, dice che le misure vanno bene se servono a frenare un contagio che si sta diffondendo con facilita’ e rapidita’, da altri amministratori giungono richieste di chiarimento. L’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, in prima linea da due settimane contro l’epidemia parla di bozza “ancora confusa e piena di ambiguita’”: “La bozza parla di evitare in modo assoluto ogni spostamento, e’ vietato o non e’ vietato? evitare e’ un invito o un obbligo? – si chiede l’assessore – perche’ noi abbiamo bisogno di dare un messaggio molto forte ai nostri cittadini e cioe’ che per bloccare la diffusione del virus e continuare a garantire le cure salvavita abbiamo bisogno che la gente si fermi”.Poi, dopo un confronto con il governo precisa che la “dizione ‘evitare’ evita il fatto che ci debbano essere certificazioni o un controllo militare del territorio che in questo momento sarebbe incomprensibile”. Ma e’ solo una luce in tante ombre che dovranno essere dissipate con l’adozione del provvedimento definitivo. Gli ultimi commenti sono dei sindaci delle zone rosse: per quello di Codogno, citta’ suo malgrado simbolo dell’epidemia, Francesco Passerini, e’ “un testo un po’ confuso su un tema cosi’ delicato”. Da Vo’ Euganeo, il sindaco Giuliano Martini senza giri di parole commenta: “se le cose stanno cosi’ vuol dire che il Governo finora ha dormito”.  “Senza parole” si dice il sindaco di Asti, Maurizio Rasero, per il fatto di “apprendere dalla tv che ti stanno per cadere addosso decisioni cosi’ importanti”.

Ore 23,10 – “Abbiamo ricevuto solo tre ore fa dal  Ministero della Salute la bozza dei due nuovi Dpcm con le misure  ulteriormente restrittive anti-Coronavirus. Talune di queste  prefigurano agli occhi di molti la possibile introduzione di una grande ”zona rossa”, estesa dalla Lombardia a diverse province  dell’Emilia-Romagna, del Veneto, del Piemonte e delle Marche. Non è  propriamente così, ma alcune parti del provvedimento possono risultare di dubbia interpretazione e domani di difficile applicazione”. Lo  sottolinea il Governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, su  Facebook. “C’è addirittura chi ci sta chiedendo se lunedì potrà recarsi o meno  al lavoro o se verrà introdotto il fermo produttivo. Ben comprendendo  che queste nuove limitazioni sono dettate da indicazioni  imprescindibili del Comitato tecnico-scientifico e condividendo  l’obiettivo di contenere con ogni mezzo la diffusione del virus,  riteniamo necessario poter meglio valutare la coerenza dei  provvedimenti, che impattano peraltro in modo disomogeneo sul nostro  territorio regionale. Per queste ragioni – dice Bonaccini – ho chiesto al presidente Conte e al ministro Speranza, in una logica di leale  collaborazione, di poter lavorare ancora alcune ore per addivenire  alle soluzioni più coerenti e condivise”.

Ore 22, 50 – Sono due i decreti del presidente del Consiglio che il governo dovrebbe adottare nelle prossime ore per contenere il contagio da Coronavirus. Il primo riguarda le aree dove piu’ alto e’ il numero dei contagiati, limitando anche la mobilita’: la regione Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria. Il secondo dpcm riguarda invece tutto il territorio nazionale e irrigidisce le disposizioni finora adottate, confermando per ora la chiusura delle scuole fino al 15 marzo, e introducendo nuove restrizioni come la sospensione dell’attivita’ di pub, sale giochi e discoteche.

Nella serata di oggi, sabato 7 marzo 2020, hanno iniziato a circolare le prime bozze del nuovo decreto del governo sul Coronavirus: l’esecutivo ha infatti deciso che la regione Lombardia verrà chiusa, sia in ingresso che in uscita, se non per situazioni di vera emergenza, e che ben altre 11 province italiane diventano zona rossa. Sono questi i due provvedimenti principali nel tentativo di arginare l’epidemia da Covid-19, che a oggi ha provocato in Italia 233 morti e 5.061 contagiati (oltre a 589 guariti).

Le nuove misure nazionali di contenimento dell’emergenza Coronavirus, dunque, prevedono il divieto di ingresso e di uscita dalla Lombardia e da altre 11 province, oltre all’estensione delle zone controllate a Piemonte ed Emilia-Romagna. Nel dettaglio, le province diventate “zona rossa” sarebbero le seguenti: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria. In queste stesse aree le scuole saranno chiuse fino al 3 aprile.

Il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana ha definito “pasticciata” la bozza del decreto legge del governo, pur andando nella direzione giusta.

Tra le conseguenze del decreto, ci sarà la chiusura (in Lombardia e nelle province citate dal testo) tutte le palestre, piscine, spa e centri benessere, oltre che musei, centri culturali e stazioni sciistiche. Prevista inoltre la chiusura di tutti i centri commerciali, ma solo nel weekend. Manifestazioni sportive all’aperto ammesse solo se a porte chiuse.

Le competizioni sportive all’aperto sono ammesse solo a porte chiuse. I centri commerciali dovranno essere chiusi ma solo nel week end. Chiusi invece i musei, centri culturali e le stazioni sciistiche. Scuole chiuse fino al 3 aprile in queste aree. Concorsi pubblici sospesi. Non ci saranno né matrimoni né funerali. Sospese anche le cerimonie civili e religiose, comprese quelle funebri.

“Sospese anche tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, come grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati”.

I bar e ristoranti possono rimanere aperti ma con obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione.

Sono infine sospesi i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale. Inoltre l’accesso di parenti e visitatori alle strutture ospedaliere è limitato solo ad alcuni casi.

Chi non rispetti i limiti agli spostamenti e le nuove misure per fronteggiare il Coronavirus disposte in Lombardia e nelle altre 11 province può essere punito con l’arresto fino a 3 mesi e fino 206 euro di ammenda. Sono le stesse sanzioni già previste per chi violava le prime disposizioni assunte per le zone rosse.

Nelle immagini qui sotto la bozza del decreto:

Per tutta la giornata di oggi si erano susseguite indiscrezioni secondo cui il governo stava valutando di estendere le “zone rosse” dell’emergenza Coronavirus in Lombardia al di là dei dieci Comuni lodigiani in quarantena dal 23 febbraio scorso. Alla fine, però, ha prevalso la linea più dura – proposta anche dal governatore della Lombardia, Attilio Fontana – ovvero quella di chiudere l’intera Lombardia.

Coronavirus in Lombardia: le zone rosse prima di oggi sabato 7 marzo

I Comuni lombardi che fino a oggi rientravano nella zona rossa istituita il 23 febbraio sono 10, tutti in provincia di Lodi: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione d’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini. Per chi si trova all’interno della zona rossa è vietato entrare o uscire dal proprio Comune. Inoltre sono chiuse le scuole, i musei e gli altri istituti culturali, sono vietate le manifestazioni, sospese le gite scolastiche, sospesa l’attività dei pubblici uffici (salvo per i servizi essenziali) e chiuse tutte le attività commerciali ad esclusione di quelle di pubblica utilità. Stop anche ai servizi di trasporto e alle attività delle imprese ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali. Qui tutti i dettagli.

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