Coronavirus, l’allarme di un infermiere di Cremona: “Abbiamo ricominciato a ricoverare pazienti Covid gravi”. Ma l’ospedale smentisce

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 11 Lug. 2020 alle 14:10 Aggiornato il 11 Lug. 2020 alle 16:13
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Immagine di copertina

Coronavirus, infermiere di Cremona: “Abbiamo ricominciato a ricoverare pazienti in gravi condizioni”. L’ospedale smentisce

“Abbiamo ricominciato a ricoverare pazienti affetti da Coronavirus con gravi insufficienze respiratorie”: a lanciare l’allarme è Luca Alini, infermiere di Cremona, tra le zone maggiormente colpite dall’epidemia di Covid-19, che attraverso un lungo post sul suo profilo Facebook mette in guardia sulla pericolosità del virus, per nulla scomparso come sostenuto da alcuni. “Ci risiamo. Non è mia abitudine farmi dei selfie, né tantomeno pubblicarli su Facebook. Questo l’ho fatto questa sera (venerdì n.d.r.) alle 22 circa, al lavoro. Non è una foto di marzo o di aprile. In reparto abbiamo ricominciato a ricoverare pazienti Covid con gravi insufficienze respiratorie” scrive Alini sul social.

Tuttavia, poco dopo è arrivata la smentita dell’ospedale tramite le dichiarazioni di Stefania Mattioli, ufficio stampa interpellata dal giornalista Max Rigano. “Dopo il 1°di Luglio – scrive Rigano sul suo profilo Facebook – si è registrato un focolaio a Viadana e Casalmaggiore dove sono in corso i tamponi tra la popolazione. Si sono registrati in tutto 15 casi, di cui fino a ieri erano 11 le persone ricoverate. Da quattro giorni non si segnalano più ricoveri né persone in terapia intensiva. Luca Alini ha scritto il post l’8 Luglio scorso, giovedì sera, quando c’erano due ricoverati in pneumologia. Questi i numeri”. Numeri confermati anche dal direttore sanitario Rosario Canino.

Questo, invece, il lungo post dell’infermiere Alini, in breve tempo divenuto virale e ripreso dalle principali testate italiane: “Per ora la cosa è limitata, non come a febbraio o marzo o l’inizio di aprile, quando i Covid erano 30 su 30 in reparto più altrettanti ricoverati in altri reparti, quando su 30 pazienti 26 erano ventilati. Ma il Coronavirus non si è dimenticato di fare il suo lavoro, e da bravo virus fa quello che deve: infetta nuovi ospiti per sopravvivere. Niente di più e niente di meno. Noi esseri umani, invece, dall’alto della nostra intelligenza ed evoluzione tecnologica e scientifica, facciamo finta che non esista, qualcuno pensa non sia mai esistito, altri che sia un ‘invenzione delle case farmaceutiche o di qualche altra fantomatica lobby segreta. Niente di tutto ciò. Il virus esiste, non è magicamente sparito, e sta mietendo ancora vittime in altre parti del mondo”.

“Da noi ha già dato, ma non sta scritto da nessuna parte che non possa ricominciare a farsi vivo, e, cosa più importante, il virus non lo sa che noi infermieri, medici, oss ed il resto del personale sanitario siamo distrutti da 3 mesi di lavoro intenso, fatto di paura, tensione, preoccupazioni, emozioni intense e continuo contatto con la morte. E non gliene frega un cazzo, al Coronavirus, di tutto ciò. La maggior parte delle persone ormai pensa al mare, alla montagna, all’aperitivo con gli amici, alla gita del week end. Se qualcuno conosce una persona che ha perso uno dei suoi cari a causa del virus, provate a chiedere cosa ne pensa di tutto ciò, delle ferie, del fatto che ci sono dei forsennati che insistono nel continuare a dire di tenere la mascherina. Provate a chiedere e sentite cosa ne pensano. Nel frattempo, noi continuiamo a fare quello che facciamo sempre, anche se adesso non siamo più eroi, angeli o qualunque altro titolo onorifico”.

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“L’ultimo paziente della prima ondata è stato dimesso, dal nostro reparto, il 30 giugno. Sono passati 8 giorni. Non siamo più Covid free, ma poco importa. Spero che tutto ciò che è stato non si ripeta, ovviamente, ma nessuno ne può avere la certezza, e chi afferma il contrario a mio parere è un bugiardo clamoroso. Su questo virus si sa molto poco, quel poco che sappiamo lo abbiamo imparato strada facendo e lo abbiamo pagato 35000 (trentacinquemila) morti o giù di lì. Col senno di poi è facile parlare, soprattutto da parte di chi non era nei reparti a febbraio, marzo ed aprile. Ciò che abbiamo visto e vissuto in quel periodo non è spiegabile a parole. Solo chi c’era può capire:prima di tutto i pazienti (quelli che sono riusciti a sopravvivere), poi gli operatori sanitari e i parenti dei pazienti per quello che hanno passato, i lunghi periodi senza vedere i loro cari, le attese notturne di una telefonata che, per fortuna, nella maggior parte dei casi non è avvenuta. Solo questi possono capire cosa è stato il Covid, tutti gli altri parlano per sentito dire o ripetono quello che stava scritto sui giornali o che ha ripetuto fino alla noia la TV. Mi fa tristezza e rabbia allo stesso tempo che persone che non hanno la minima cognizione di causa si mettano a pontificare, a esprimere giudizi, a incolpare questo o quell’altro di crimini non meglio precisati. Tali personaggi farebbero meglio a tacere, a mio modo di vedere”.

“La stragrande maggioranza delle persone non si rende conto che il mondo sta vivendo un evento che resterà nei libri di storia, nel bene e nel male. Essere qui a scrivere questo pistolotto per me significa che sono riuscito a sopravvivere per raccontarlo, e per me è un fatto che a marzo non era scontato per niente. Ah, per informazione, io il Covid l’ho beccato (come molti altri colleghi), ho gli anticorpi ma non ho mai avuto sintomi. Ma, a dirla tutta, non mi sento affatto tranquillo anche se gli esami dicono che in teoria sarei immune. Proprio per il fatto che non sappiamo nulla su questo simpatico esserino, e non ci sarà nessun professore che mi farà cambiare idea” conclude l’infermiere di Cremona nel suo lungo post.

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