La storia della Festa della birra di Rimini che si è rivelata un focolaio prima della scoperta del “paziente 1” di Codogno

Pochi giorni prima della scoperta del cosiddetto "paziente 1" di Codogno, a Rimini si è svolta la Festa della birra, che successivamente si è rivelata essere un vero e proprio focolaio da dove il virus è partito per propagarsi in diverse zone d'Italia

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 26 Mar. 2020 alle 17:24 Aggiornato il 26 Mar. 2020 alle 18:38
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Coronavirus, la storia del focolaio della Festa della birra di Rimini

È il 15 febbraio quando alla Fiera di Rimini prende il via la Festa della birra: soltanto pochi giorni dopo, precisamente il 21 febbraio, l’Italia scoprirà che a Codogno, in Lombardia, si è verificato il primo focolaio “autoctono” di Coronavirus in Italia. Ma cosa c’entrano Codogno e Rimini? All’apparenza niente, se non fosse che, tempo dopo, anche la Festa della birra di Rimini si è rivelata essere un vero e proprio focolaio di Covid-19. Ma partiamo dall’inizio.

La storia della Fiera del gelato di Rimini

Come svelato da TPI, dal 18 al 22 gennaio, sempre alla Fiera di Rimini, si è svolta la Fiera del gelato Sigep. Particolarità di questa manifestazione è che nel padiglione B3 coabitavano, per così dire, gli stand di aziende provenienti da Codogno e Wuhan, rispettivamente epicentro del Coronavirus in Italia e in Cina, ma anche da altre parti del Nord Italia. Che l’epidemia di Covid-19 possa essere partita da lì? Lo abbiamo chiesto all’infettivologo Massimo Galli, direttore/responsabile del reparto Malattie Infettive all’Ospedale Luigi Sacco di Milano, il quale ci ha escluso questa possibilità. Tuttavia, e questa è la parte più importante, il dottor Galli non escluso l’ipotesi che a Rimini si sia sviluppato un altro ceppo del virus. “Non possiamo escludere che a Rimini ci possa essere stato un altro ceppo del virus proveniente da Wuhan – ha dichiarato Galli – Sarebbe importante vedere se le sequenze del virus che poi si è sviluppato anche a Rimini (dove ci sono più di 1000 casi accertati fino ad ora) siano diverse da quelle che abbiamo noi della Lombardia”.

Il focolaio che “nasce” alla Festa della birra.

E qui torniamo alla Festa della birra che, come detto, si svolge dal 15 al 18 febbraio presso la Fiera di Rimini. Cosa succede esattamente durante la manifestazione? Che da qui parte un focolaio, che si propaga in diverse zone d’Italia. Ma questo, ovviamente, lo verremo a scoprire solo dopo. Il virus da Rimini arriva in Sardegna: a portarlo è un uomo di 42 anni, proprietario di una birreria e purtroppo deceduto a causa del Covid-19, che aveva partecipato proprio alla fiera di Rimini. Anche in Campania, precisamente a Mondragone, il Coronavirus arriva, portato da una persona che aveva soggiornato a Rimini e che aveva preso parte alla Festa. A Chiusi e nella provincia di Siena si innesca a sua volte un ulteriore focolaio. Ma chi è stato il cosiddetto paziente 1? Una persona che proveniva a Rimini e, nemmeno a dirlo, aveva partecipato alla Festa della birra. È possibile, dunque, ipotizzare che esista un cosiddetto “ceppo riminese”? E che magari questo ceppo abbia preso vita esattamente un mese prima quando, sempre alla Fiera, si è svolta la Fiera del gelato? Come confermato dal dottor Galli solo le sequenze del virus possono dirci se effettivamente vi sia più di un ceppo in Italia: di certo c’è che la Festa della birra riminese ha finito per provocare una grossa catena di contagi, che si è diffusa in varie zone d’Italia.

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