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Coronavirus, autista Atac positivo a Roma. Sindacalista a TPI: “Non abbiamo dispositivi protezione”

Intervista a Michele Frullo, autista Atac e sindacalista dell'Unione Sindacale di Base (USB)

Di Anna Ditta
Pubblicato il 18 Mar. 2020 alle 10:53
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Coronavirus, autista Atac positivo a Roma. Sindacalista a TPI: “Non abbiamo dispositivi protezione”

“Continuiamo a lavorare tutti i giorni ma siamo angosciati. Mancano i dispositivi di protezione personale che dovrebbero garantire la nostra sicurezza e quella degli utenti”. All’indomani della notizia che un autista Atac che guidava tre linee di bus è risultato positivo al test sul Coronavirus, TPI ha intervistato Michele Frullo, anche lui autista Atac e sindacalista dell’Unione Sindacale di Base (USB). “Il contagio del collega ci ha fatto sentire il problema ancora più vicino, ma i rischi ci sono ogni giorno, perché tutti i giorni siamo in contatto con l’utenza”, commenta Frullo.

Il sindacalista Atac riconosce che alcune azioni intraprese finora per contrastare la diffusione del Coronavirus sono state positive, come la limitazione dell’accesso dei passeggeri alla cabina del conducente, e la regola che impone di non far salire i passeggeri dalla porta anteriore, ma finora non sono stati forniti i dispositivi di protezione come mascherine e guanti. Nonostante gli sforzi della sindaca Raggi, che ha detto di essersi attivata per fornire i dpi a Vigili e lavoratori Ama e Atac, finora i dispositivi non sono stati trovati.

Il 14 marzo l’USB aveva inviato una lettera aperta ai ministri dei Trasporti e della Salute, ai presidenti delle regioni, nonché a tutte le aziende del settore trasporti, con “la diffida a ottemperare senza più ritardi alle disposizioni contenute nel DPCM dell’11 marzo” e “la contestuale apertura dello stato di agitazione in tutti i trasporti a tutela dei lavoratori laddove queste disposizioni siano ancora violate”.

“Purtroppo ancora in molte aziende del trasporto pubblico, inclusa Atac, mancano i dispositivi che possano garantire ai lavoratori di non infettarsi col Coronavirus”, spiega Frullo. “Questo preoccupa perché entriamo in contatto con macchinisti, operai, altri autisti, ma anche con i passeggeri ad esempio quando apriamo la pedana per i disabili o nel caso in cui ci sia qualcuno che si sente male ed è necessario il nostro intervento. C’è quindi il rischio che, se qualcuno è infetto, può infettare tutti gli altri”.

Un altro tema è quello della possibilità di garantire la distanza interpersonale di sicurezza tra i passeggeri. Nonostante la netta riduzione del numero di passeggeri dopo le misure del governo che restringono le possibilità di spostamento, infatti, negli orari di punta non sempre si riesce a rispettare il metro di distanza. Per questo, USB ha chiesto ad Atac che siano intensificate le corse nelle fasce orarie di maggior affluenza.

A questo si aggiunge la situazione dei colleghi di altre società che a causa dell’emergenza Coronavirus non stanno lavorando in questo periodo. “Ci sono lavoratori che facevano il servizio scuolabus che stanno a casa da un mese e non percepiscono lo stipendio”, spiega Frullo. “Se le aziende non attiveranno le tutele necessarie sarà un problema”.

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