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“11 colori su 14 sono per chi ha la pelle bianca”. ClioMakeUp accusata di razzismo

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ClioMakeUp accusata di razzismo: “11 colori su 24 sono per chi ha la pelle bianca”

Nel centro della polemica questa volta è finita ClioMakeUp, la celebre YouTuber che si occupa di cosmetica la cui ultima collezione, OhMyLove, ha indispettito il web. Clio Zammatteo è colei che si cela dietro lo pseudonimo di ClioMakeUp: la giovane imprenditrice, dopo aver vissuto per anni a New York, è tornata in Italia per produrre i suoi cosmetici, ma l’ultima linea ha scatenato tantissime polemiche e Clio è stata anche accusata di razzismo dopo aver lanciato la campagna promozionale di OhMyLove. In particolare, a suscitare la rabbia degli utenti è stato un correttore per le imperfezioni del viso: 11 colorazioni su 14 sono tutte dedicate a chi ha la pelle bianca. Su Instagram e Twitter la giovane imprenditrice è stata presa di mira per una scelta reputata “sbilanciata e poco inclusiva”.

“Se nel 2020 fai uscire dei prodotti con uno shade range del genere sinceramente puoi pure tenerteli”, si legge su Twitter. E ancora: “Grazie Clio per averci ricordato che se non siamo bianche con sottotono neutro/rosa non siamo degne di considerazione”.


C’è chi però ha anche preso le difese dell’influencer. “Ragazze capisco le critiche, che hanno il loro fondo di verità. Ma ricordo che un’azienda fa uscire prodotti in base a ricerche di mercato, target clienti e posizionamento. Andare in perdita per avere ogni tipo di colore? Clio con il suo staff magari ha pensato di non rischiare”.

La replica di ClioMakeUp alle accuse di razzismo: “Lascio parlare le persone che provano il prodotto”

Del resto, basterebbe aprire il profilo di ClioMakeUp su Instagram per comprendere che le sue intenzioni erano ben altre.

Nel comunicato stampa relativo alla linea di correttori si legge che il prodotto è frutto di “un meticoloso studio e di anni di impegnativa ricerca per trovare la formula perfetta che fosse all’altezza delle aspettative di Clio e della community”. Clio è stata poi intervistata da Vanity Fair per dire la sua in merito alle accuse. “Credo che bisogna sempre pensare che dietro c’è una persona, prima di fare commenti spiacevoli. Dietro ClioMakeUp c’è la mia anima, c’è il mio cuore, un conto è se spari a raffica contro un brand che ha solo interessi miliardari”. Poi l’influencer ha spiegato: “Quando io ho iniziato non volevo diventare ricca, ho lavorato gratis su Youtube per anni perché desideravo raccontare quello che stavo facendo alla scuola di make-up e con la linea di cosmetici avevo lo stesso spirito. Se vedi un riscontro così negativo da parte di persone a cui non interessi e che non ti seguono, che sono venute lì a posta per commentare negativamente allora sì che fa male, perché sai che ci hai messo l’anima e gli haters non si rendono conto che c’è un cuore che a forza di prendere bastonate poi inizia a sentire dolore”.

E, riguardo le accuse di razzismo, Clio ha replicato: “Ho sempre lavorato nel rispetto dell’idea di skin diversity, sapevo benissimo che avrei parlato a un mercato non tutto di pelle bianca come la mia, ma queste polemiche mi hanno sorpresa perché sono partita proprio dal concetto opposto rispetto a quello che alcune persone hanno fatto emergere. È vero che ho ricevuto commenti negativi, ma se l’opinione si basa solo su una foto di 14 correttori in un packaging frosted dal quale non si riesce a capire il colore reale, senza né approfondire la questione, né guardare il video in cui i correttori sono stati applicati su incarnati diversi, su uomini e donne dalla pelle chiara e scura, su una ragazza con il velo, non ci si può rendere conto che abbiamo cercato di includere tutti. Quello che succede purtroppo è che i commenti positivi vengono spesso sotterrati da quelli negativi di chi ha visto il progetto e non lo ha capito”.

Leggi anche:

1. Non è solo uno sport: la coraggiosa rivolta del basket Usa contro il razzismo (e contro Trump) / 2. “Se sei nero non ti affitto casa”: 4 storie di razzismo nell’Italia del 2020 / 3. Willy ha pagato lo scotto più atroce, ma la sua morte può cambiare la percezione del razzismo in Italia

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