“Volevo fare ricerca sul Coronavirus, ma così è impossibile”: si dimette il presidente del Centro di ricerca europeo

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 8 Apr. 2020 alle 11:33 Aggiornato il 8 Apr. 2020 alle 15:23
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Immagine di copertina
Mauro Ferrari, ex presidente del Cer (Credits: ANSA/CLAUDIO PERI)

Dimissioni del presidente del Cer Mauro Ferrari: “Nessuna strategia comune contro il Coronavirus”

Non c’è unità in Europa sulle misure economiche da adottare contro il Coronavirus, ma a quanto pare neanche sulle scelte sanitarie, almeno per quel che riguarda il campo della ricerca: lo dimostrano le dimissioni del presidente del Cer (Centro europeo di ricerca), Mauro Ferrari. Lo stimato scienziato italiano, alla guida della principale istituzione scientifica europea dal primo gennaio, ieri pomeriggio ha informato della sua scelta la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e stamattina ha spiegato i motivi che lo hanno portato alla sua decisione in una lettera aperta al Corriere della Sera. In giornata, poi, il Cer ha invece fatto sapere che il professor Ferrari “era stato sfiduciato il 27 gennaio scorso da tutti i 19 membri del Consiglio scientifico”.

Nella missiva, l’accusa nei confronti di Bruxelles è chiarissima: non aver permesso la creazione di un programma scientifico coordinato tra i vari Paesi membri e su larga scala contro il Coronavirus. “Io credo – ha scritto Ferrari – che la priorità adesso sia fermare la pandemia e cercare di salvare milioni di vite. Questo ha precedenza sulle carriere, sulla politica e anche sulla bellezza di un certo tipo di scienza. Ho appena presentato le mie dimissioni. Nei sette mesi precedenti a questa data ho lavorato come volontario per il Cer, motivato dall’ammirazione e dall’entusiasmo per questa rispettata agenzia di finanziamento, dalla mia dedizione verso gli ideali di una Europa unita, e dal mio desiderio di essere al servizio delle necessità del mondo, attraverso la migliore scienza. Queste motivazioni idealistiche si sono scontrate con una realtà ben diversa”.

Il quadro dipinto dall’ormai ex presidente del Cer è quello di un’istituzione la cui immagine esterna non corrisponde a quella interna. “Già dall’inizio della pandemia si era reso evidente che questa sarebbe stata probabilmente una tragedia senza precedenti. Su queste basi ho subito presentato una mozione per il lancio di un programma scientifico speciale, direttamente focalizzato su Covid-19. In momenti così tragici, ho creduto necessario fornire ai migliori scienziati gli strumenti e le risorse per combattere questa pandemia con nuovi farmaci, nuovi vaccini, nuovi metodi diagnostici e nuove teorie scientificamente solide sulle dinamiche di comportamento sociale, a supporto delle strategie di contenimento pandemico, che per ora si basano intuizioni spesso solo istintive delle autorità competenti. L’ente di governo del Cer ha però votato contro la mia proposta, in maniera unanime e inappellabile, senza neppure accettare di discutere o sviluppare insieme un programma anti-Covid”.

Il rifiuto, ha spiegato ancora Ferrari, è stato giustificato con il fatto che il Cer “finanzia progetti basati sul principio di spontaneità scientifica, ovvero senza privilegiare aree di priorità di ricerca”. “Nelle mie fantasie idealistiche ho creduto che in circostanze così tragiche fosse dovere etico anche, e forse particolarmente, dei migliori combattenti di imbracciare le armi migliori e dirigersi senza esitazioni al fronte, alla frontiera, per sconfiggere questo nemico formidabile. E sono rimasto esterrefatto, profondamente deluso dal voto unanime contro la mia mozione. Un sollievo parziale a questa delusione è stato portato dalla presidente von der Leyen, che personalmente mi ha chiesto di proporre considerazioni su come l’ Europa dovrebbe ora affrontare la pandemia”.

La risposta del Cer

“Il 27 gennaio tutti i 19 membri del Consiglio scientifico dell’European Research Council avevano richiesto che Mauro Ferrari si dimettesse dal suo incarico di presidente dell’Erc” per aver abusato del suo ruolo per promuovere iniziative personali. Nel pomeriggio di oggi, in una nota, il Cer ha fatto sapere che le dimissioni di Ferrari “in realtà sono successive a un voto unanime scritto di sfiducia” del Consiglio scientifico dell’Cer. “Il Consiglio scientifico dell’Erc prende nota con dispiacere della dichiarazione fatta da Mauro Ferrari sulle sue dimissioni il 7 aprile. Presentiamo qui i fatti della situazione”, si legge ancora nella nota.

Sono quattro le ragioni dietro la sfiducia del Cer nei confronti di Ferrari. Primo, “durante i suoi tre mesi in carica, il professor Ferrari ha dimostrato una totale mancanza di apprezzamento per la ragion d’essere del Cer” nel sostenere la ricerca di frontiera condotta dai migliori ricercatori in Europa. Secondo, “Ferrari ha dimostrato scarso impegno, non riuscendo a partecipare a molti incontri importanti, trascorrendo tempo negli Usa e evitando di difendere i programmi e la missione” dell’organizzazione europea. Terzo, “il professor Ferrari ha proposto diverse iniziative personali alla Commissione, senza consultare o ricorrere alle conoscenze collettive del Comitato scientifico, mentre ha usato la sua posizione per promuovere le sue idee”. Infine, “il professor Ferrari era coinvolto in diverse attività esterne, alcune accademiche e altre commerciali”, a cui avrebbe dato priorità rispetto al suo ruolo di presidente dell’Erc.

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