Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 11:57
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Cronaca

Cecchini del weekend a Sarajevo, fiocchi rosa o azzurri per chi sparava ai bambini

Immagine di copertina
Credit: AGF

"C'era anche un famoso imprenditore, coinvolta un'agenzia di sicurezza di Milano": le nuove rivelazioni fatte da un testimone allo scrittore Ezio Gavazzeni

Ci sarebbe anche un “imprenditore italiano molto famoso, che a volte si vede ancora in televisione” tra gli italiani che nei primi anni Novanta, durante la guerra nell’ex Jugoslavia, andavano in Bosnia Erzegovina e pagavano per sparare a distanza su civili inermi nei cosiddetti “Safari dell’orrore”. Lo riferisce un testimone intervistato dallo scrittore Ezio Gavazzeni nel libro “I cecchini del weekend” (PaperFirst), uscito in libreria in questi giorni.

Il libro raccoglie testimonianze e documenti che aprono uno squarcio di luce su quell’agghiacciante vicenda rimasta nascosta fino a pochi mesi fa. È stato lo stesso Gavazzeni a presentare l’esposto alla Procura di Milano da cui è partita l’inchiesta sul caso, che per il momento conta tre indagati.

Il Giorno riporta alcuni passaggi del libro, in particolare relativi ai racconti fatti all’autore da un testimone indicato come “il francese”, che in passato aveva fatto parte dell’organizzazione che gestiva i viaggi criminali.

Secondo quanto riferito dall’uomo, dietro i “Safari dell’orrore” c’era un’agenzia di security milanese con ramificazioni a Londra e in Belgio. I “cecchini del weekend” si ritrovavano in un magazzino di elettrodomestici alla periferia di Milano, in viale Mecenate.

Una volta arrivati nella zona di Sarajevo, si appostavano sulle colline che circondano la città, controllate dalle forze armate serbe, e sparavano col fucile a civili inermi uccidendoli come se si trattasse di una battuta di caccia, con la differenza che le prede non erano animali ma esseri umani.

“Il trofeo era un bossolo – racconta il francese a Gavazzeni – sul quale l’accompagnatore indicava con un colore quale era il bersaglio colpito: azzurro o rosa per un bambino-bambina, ragazzo-ragazzina; rosso per uomo; rosso e verde se militare; giallo se donna; giallo e verde se donna militare; nero e azzurro se anziano; nero e rosa se anziana”.

Questi cecchini pagavano per sparare sulle persone. Il giro d’affari, secondo la testimonianza, fruttava all’organizzazione una “montagna di soldi” in contanti. L’imprenditore di cui sopra pare che una volta abbia speso 280 milioni di lire in poche ore.

Secondo il francese, il traffico era gestito con la complicità della criminalità organizzata “balcanica o russa, alla quale spettava parte del denaro ricavato”. Ma nell’esposto alla Procura di Gavazzeni si riportano anche le parole di un ex agente dell’intelligence bosniaca, Edin Subašić, secondo il quale anche i Servizi segreti italiani erano stati informati di quelle presenze dai loro colleghi bosniaci.

Al momento l’unico indagato di cui è trapelata l’identità è Giuseppe Vegnaduzzo, un ottantenne residente in provincia di Pordenone, ex autotrasportatore politicamente schierato all’estrema destra. Tra le altre persone sospettate di far parte di quel giro ci sono anche un ex alpino della Carnia, un banchiere di Trieste definito “cacciatore psicopatico”, un professionista con residenza nel Nord-Ovest e un uomo tra i 65 e i 70 anni, ex dipendente pubblico, residente in Piemonte.

Ti potrebbe interessare
Cronaca / Smart working e calo delle assunzioni: il costo invisibile per i giovani
Cronaca / Garlasco, la mamma di Andrea Sempio ricoverata d’urgenza in ospedale: “Overdose da farmaci”
Cronaca / Sorelle scomparse in Abruzzo: "Alisya e Sarah Di Giacinto sono con un adulto"
Ti potrebbe interessare
Cronaca / Smart working e calo delle assunzioni: il costo invisibile per i giovani
Cronaca / Garlasco, la mamma di Andrea Sempio ricoverata d’urgenza in ospedale: “Overdose da farmaci”
Cronaca / Sorelle scomparse in Abruzzo: "Alisya e Sarah Di Giacinto sono con un adulto"
Cronaca / “L’IA non è responsabile, lo siamo noi”: il Business Ethics Summit riunisce 70 leader per riportare l’umano al centro dell'era digitale
Cronaca / Fs Italiane: al via corse prova sulla linea AV/AC Brescia Est-Verona
Cronaca / Sorelline scomparse in Abruzzo: "Alisya e Sarah sono con un parente in un luogo segreto"
Cronaca / Garlasco, spunta un nuovo testimone: "Ho visto una donna bionda"
Cronaca / Alberto Stasi libero, la mamma Elisabetta Ligabò: “Sollievo che non riesco a descrivere”
Cronaca / Andrea Sempio senza stipendio da due mesi, il legale: "Ci paga solo i rimborsi"
Cronaca / Ex Machina: a Ivrea tre giorni per ripensare il futuro tra tecnologia, lavoro e comunità