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Migranti: Pia Klemp, ex capitano delle navi Iuventa e Sea Watch, rischia 20 anni di carcere

Immagine di copertina

Capitano nave ong carcere | Pia Klemp, ex capitano delle navi Iuventa e Sea Watch-3, è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e verrà processata in Italia.

La donna, tedesca, 35 anni, ha iniziato la sua carriera sei anni fa a bordo della nave del gruppo ambientalista Sea Shepard poi è passata alla Sea Watch e infine della Iuventa

Con il suo equipaggio, ha salvato diverse migliaia di profughi. Nel giugno dello scorso anno, tuttavia, la Klemp ha appreso che le autorità italiane stavano indagando su di lei e su altri volontari di varie navi.

Nell’agosto 2017 le autorità italiane hanno sequestrato la nave Iuventa, comandata dalla donna, al largo di Lampedusa. Anche i computer e i telefoni cellulari che erano a bordo sono stati sequestrati.

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Il sequestro faceva parte di un’inchiesta partita nel 2016. Il governo che ha autorizzato la ‘sorveglianza’ è stato quello guidato da Paolo Gentiloni, il successore di Matteo Renzi, del Partito Democratico, due anni prima dell’avvento al potere dell’alleanza tra la Lega e  Movimento 5 Stelle.

La decisione della giustizia italiana di poter leggere il contenuto dei dispositivi della Iuventa – posticipata più volte – è arrivata nel maggio 2018 dal procuratore siciliano che ha ordinato il sequestro, Ambrogio Cartosio.

Nel frattempo, quasi  60.000 persone hanno firmato una petizione per chiedere che l’Italia rinunci ai procedimenti penali contro Pia Klemp e gli altri membri dell’equipaggio che hanno salvato migliaia di migranti nel Mar Mediterraneo.

Secondo le informazioni che Pia Klemp ha avuto dal suo avvocato, almeno quattro diverse autorità investigative italiane hanno lavorato sul suo conto e su quello del suo equipaggio, compresi i servizi segreti italiani. In un’intervista rilasciata al quotidiano Basler Zeitung, Klemp ha dichiarato che il processo a suo carico inizierà a breve. Il suo avvocato le ha anche detto che rischia “fino a 20 anni di prigione”.

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L’inchiesta che ha portato all’attuale processo deve quindi determinare se il capitano Pia Klemp abbia “collaborato” con i contrabbandieri libici per salvare i migranti presi in mare con la sua nave: questa “complicità”, se fosse dimostrata dalla giustizia italiana, trasformerebbe lo status dell’ex capitano della Sea Watch da “soccorritore umanitario di migliaia di persone in mare” a “complice dell’immigrazione clandestina”.

Pia Klemp, cresciuta a Bonn, ha studiato biologia e ha navigato per dieci anni, inizialmente assunta dall’armatore della nave di soccorso “Iuventa” nel 2017.

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Un mese dopo, tuttavia, la nave dell’organizzazione per l’assistenza ai rifugiati Jugend Rettet è stata sequestrata. Fino ad allora l’equipaggio aveva salvato più di 14mila persone dal 2016. Dopo il sequestro, è risultato che lo stesso equipaggio era monitorato da mesi dalle forze dell’ordine italiane. Il ponte radio è stato intercettato, come anche i telefoni satellitari.

Fino ad allora, tuttavia, non era noto che le indagini fossero indirizzate nei confronti dei singoli membri dell’equipaggio. Pertanto, poco tempo dopo, nel settembre 2017, la Klemp aveva assunto il comando della “Sea-Watch 3”. Circa nove mesi dopo, è venuta a conoscenza delle indagini ed è rientrata in Germania dietro consiglio del suo avvocato.

Capitano nave ong carcere | I morti nel Mediterraneo

Intanto, le due Ong Medici Senza Frontiere e Sos Mediterranee hanno diffuso nuovi dati sulle morti nel Mediterraneo. A un anno dall’annuncio del governo italiano di chiudere i propri porti alle navi umanitarie, “almeno 1.151 persone, uomini, donne e bambini vulnerabili, sono morte e oltre 10 mila sono state riportate forzatamente in Libia, esposte ad ulteriori ed inutili sofferenze”.

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