Caos Autostrade, 10 domande e risposte per capire cosa succede adesso

Perché il nuovo ponte di Genova sarà gestito ancora da Autostrade? Cosa ha stabilito la Corte costituzionale? Quali sono le possibili soluzioni? TPI ha ricostruito il nodo su Aspi e il nuovo viadotto

Di Anna Ditta
Pubblicato il 9 Lug. 2020 alle 11:41
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Immagine di copertina
Il ponte di Genova. Credit: ANSA/LUCA ZENNARO

Caos Autostrade, 10 domande e risposte per capire cosa succede adesso

Alle polemiche scoppiate tra governo e opposizioni sulla concessione della gestione del nuovo Ponte di Genova ad Autostrade per l’Italia (Aspi) si è aggiunta ieri la sentenza della Corte Costituzionale che dà ragione al governo e torto ad Aspi a proposito dell’esclusione della società dalla ricostruzione del viadotto Morandi. Secondo la Consulta “l’eccezionale gravità della situazione” ha reso legittima l’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione del ponte, il cui crollo provocò la morte di 43 persone il 14 agosto 2018.

“Ci conforta che la Corte costituzionale abbia confermato la piena legittimità costituzionale della soluzione normativa che venne a suo tempo elaborata dal governo”, ha commentato il premier Conte. Ma il dossier Autostrade è tutt’altro che chiuso. Intorno al caso continua a infuriare la polemica politica tra maggioranza e opposizione, ma anche gli stessi partiti che compongono l’alleanza di governo non hanno posizioni univoche e questo potrebbe avere ripercussioni sulla tenuta del governo. TPI ha ricostruito la vicenda in 10 domande e risposte, per capire quali sono le diverse posizioni e cosa succede adesso.

Cosa ha stabilito la Corte costituzionale?

La Corte Costituzionale si è espressa sui sei ricorsi del Tar della Liguria, che aveva sollevato dubbi di costituzionalità sull’articolo 41 della Costituzione per l’estromissione di Aspi dalla ricostruzione del viadotto Morandi. L’esclusione era stata disposta con il Decreto legge n. 109 del 2018 (cosiddetto Decreto Genova), poi diventato legge.

Col provvedimento, il governo istituiva il commissario per la ricostruzione dell’opera e gli veniva preclusa la possibilità di rivolgersi alla concessionaria Aspi e alle società da essa controllate o con essa collegate. Inoltre, veniva sancito l’obbligo della concessionaria di far fronte alle spese di ricostruzione del Ponte l’esproprio delle aree interessate.

Autostrade aveva fatto ricorso contro il provvedimento, ritenendo che fossero stati violati una serie di diritti che sconfinavano, secondo i legali dell’azienda, nell’illegittimità costituzionale. Con la sua sentenza la Consulta ha ritenuto “non fondate” le questioni poste dalla società della famiglia Benetton sollevate dal Tar della Liguria e dato ragione al governo. Per i giudici infatti “l’eccezionale gravità della situazione” ha reso legittima l’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione del ponte.

Qual è stata la reazione del governo?

La sentenza è stata accolta ovviamente con favore dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.  “Ci conforta che la Corte costituzionale abbia confermato la piena legittimità costituzionale della soluzione normativa che venne a suo tempo elaborata dal governo”, ha commentato. Ma il vero nodo da sciogliere per l’esecutivo è quello della concessione per il nuovo Ponte di Genova, che per il momento è rimasta in capo ad Autostrade. A questo proposito Conte ha parlato di una “situazione paradossale e rischia di diventare assurda”. “Per questo dobbiamo evitarne il protrarsi”, ha sottolineato, precisando che la vicenda “purtroppo è frutto del fatto che finché resta la concessione ad Aspi il ponte deve essere gestito da Aspi”. La decisione dei giudici, in ogni caso, consente al governo una posizione di forza per dettare le condizioni per un eventuale accordo sulla revisione della concessione.

Perché il nuovo ponte di Genova sarà gestito ancora da Autostrade?

Almeno per il momento, il nuovo ponte di Genova – costruito in tempi record dopo il crollo del ponte Morandi – sarà gestito ancora da Aspi. Il ministero delle Infrastrutture, guidato da Paola De Micheli (Pd), ha annunciato infatti in una lettera inviata al commissario per la ricostruzione Marco Bucci che rispetterà la convenzione in vigore perché questo è l’unico modo per rendere subito percorribile il viadotto. Così sarà la società della famiglia Benetton a gestire il viadotto, almeno fino a quando non ci sarà una revoca della concessione. Nonostante questa sia stata promessa e a lungo invocata dal Movimento Cinque Stelle, infatti, finora il governo ha “deciso di non decidere”, lasciando ogni possibilità aperta.

Qual è la posizione dei partiti di maggioranza?

“Chiuderò la procedura in settimana”, ha assicurato il premier Conte sulla questione della concessione ad Autostrade. Ma trovare un accordo sulla questione tra le forze di governo potrebbe rivelarsi un’operazione non semplice. M5S preme per la revoca, che vede come l’unica alternativa possibile. “Non possiamo permettere che il Ponte venga riconsegnato nelle mani dei Benetton, su questo non arretreremo di un millimetro”, attacca il capo politico Vito Crimi. Mentre Luigi Di Maio invita a “mantenere le promesse fatte”.

Cauto il Pd: “Il problema non è che il Ponte va a Benetton”, si è sfogato ieri il segretario dem Nicola Zingaretti, è che è finito e non è stato fatto niente”, mentre un “big” che osserva come non ci sia alcun automatismo tra la sentenza della Corte costituzionale e la decisione della revoca. Frena il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che dice: “Dopo due anni non si può continuare ad urlare ‘revocheremo’ o ‘cacceremo i Benetton’. Perché è molto semplice, ma impossibile da farsi: basta col populismo degli annunci”. Anziché addentrarsi in una difficile trattativa sul valore di Aspi che porterebbe a un ulteriore contenzioso, penso che se si vuole un intervento sul capitale azionario, l’operazione più corretta sarebbe quella di costruire subito un’operazione di mercato su Atlantia”.

Cosa ne pensa l’opposizione?

Il centrodestra attacca il Movimento Cinque Stelle accusandolo di aver perseguito la strada della ‘cacciata’ dei Benetton senza poi arrivare a una decisione. “Due anni di latrati, ringhiare, stridore di denti, tintinnare di manette e minacce hanno prodotto quello che si immaginava fin dall’inizio”, attacca il governatore della Liguria Giovanni Toti. “La concessione autostradale è ancora lì, gli investimenti non sono stati fatti, i controlli sono partiti in ritardo e il ponte viene restituito a chi ha ancora la concessione nonostante i vaniloqui di questo governo a vario titolo e in vario modo”.

Critico nei confronti degli ex alleati di governo anche il leader della Lega Matteo Salvini: “Sono i 5 stelle che da due anni non decidono cosa fare. È una scelta legale non politica”, dice. I contratti “non si annullano per simpatia, se ci sono mancanze si revocano altrimenti no. L’importante è che il governo faccia qualcosa, su tutti i temi più importanti”.

“L’annuncio dell’affidamento della gestione del nuovo ponte di Genova ad Autostrade dei Benetton è il De profundis del M5S, che ha ufficialmente tradito tutto quello che aveva promesso agli italiani”, ha scritto su Facebook Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. “Ora manca solo il MES e provvederanno la prossima settimana quando diranno sì in Parlamento. Lunedì sarò a Genova per ribadire che per Fratelli d’Italia le attuali concessioni sono una truffa ai danni del popolo italiano, che vanno revocate e fatte nuove gare”.

Qual è stata la reazione degli sfollati di Genova?

Gli ex sfollati di Genova hanno detto di essere rimasti “basiti” di fronte alla notizia che il nuovo ponte sarà gestito ancora da Aspi. “Il primo sentimento è di stupore, siamo rimasti basiti nel verificare che sono passati due anni e nel frattempo nessuno aveva preso una decisione su chi dovesse gestire il ponte. Nessuno vietava, che un anno fa, 14 mesi fa, 16 mesi fa, si decidesse diversamente. C’erano tutti i presupposti perché si revocasse la concessione e si trovasse un nuovo soggetto”, ha detto a TPI Franco Ravera, presidente dell’associazione “Quelli del ponte Morandi” ex Comitato sfollati di Genova.

Quali sono le possibili soluzioni?

Per il governo, le strade percorribili sono due: una modifica della concessione con Aspi oppure la sua revoca. Il premier Conte ha annunciato che il dossier Autostrade sarà discusso in Consiglio dei ministri. “Va coinvolto tutto il governo”, ha detto, aggiungendo che “la procedura di revoca è stata avviata e ci sono tutti i presupposti per realizzarla, perché gli inadempimenti sono oggettivi, molteplici e conclamati. Quindi o arriva una proposta della controparte che è particolarmente vantaggiosa per lo Stato oppure procediamo alla revoca, pur consapevoli che comporta insidie giuridiche”.

La richiesta filtrata da Palazzo Chigi – come spiega Fabio Savelli sul Corriere della Sera – è che per un accordo col governo sulla revisione della concessione Atlantia, la holding controllata al 30 per cento dalla famiglia Benetton e che detiene la maggioranza delle quote di Aspi, sia messa in minoranza, con un cambio di controllo che metterebbe in maggioranza Cassa Depositi e un veicolo costituito ad hoc da F2i (sottoscritto da fondazioni bancarie, casse previdenziali e assicurazioni come Poste Vita). “Si tratta di una condizione irricevibile se messa su carta perché configurerebbe un esproprio come hanno denunciato i vertici di Atlantia in una lettera indirizzata di recente al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis”, spiega Savelli. La  società potrebbe accettare di vendere a nuovi azionisti la quota di controllo di Autostrade per salvare la concessione, ma in questo caso sarebbe da sciogliere il nodo legato al valore delle quote, perché non è chiaro quanto dovrebbero valere quelle che venderebbe Atlantia (che dopo la decisione della Consulta è scivolata in Borsa perdendo il 3,18 per cento).

Quali sono le possibili ripercussioni sul governo?

La linea che filtra dai grillini, tuttavia, sembra non accontentarsi della possibilità di mettere i Benetton “in minoranza”. E nel caso di mancata revoca della concessione ad Autostrade, il Movimento potrebbe aprire una crisi di governo. “Il rischio di una crisi, se entro una settimana non ci fosse una soluzione, sarebbe inevitabile”, ha avvisato il viceministro M5s delle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri.  “Noi abbiamo portato avanti una battaglia in modo genuino e con serietà. Nessuno può dire che siamo stati noi a non decidere”, rivendica Cancelleri. “Prima frenava la Lega, ora lo fanno Pd e Italia Viva allo stesso modo. Ma il tempo è finito”.

Qual è la posizione di Autostrade?

Per difendersi, Autostrade sostiene di essere profondamente cambiata da quel 14 agosto 2018. L’ad di Aspi Roberto Tomasi in un’intervista ha sottolineato che in questi lunghi mesi “tutte le attività sono state improntate al massimo rigore, creando talvolta anche disagi agli utenti pur di intervenire con la massima efficienza, come sui ponti e viadotti”. “Ci siamo avvalsi di società esterne, i nostri nuovi metodi di controllo sono stati sempre condivisi con il Mit che poi li ha adottati a livello nazionale. Nessun altro in Italia applica il nostro livello di approfondimento”. Nel 2020, spiega, “è stata raddoppiata la spesa per le manutenzioni, abbiamo avviato un profondo piano di rinnovo dei manager e fatto oltre 1000 assunzioni. Abbiamo fortemente potenziato il piano di manutenzione e investimenti e continuato a gestire e ammodernare la rete”.

Perché la Liguria vuole chiedere i danni al Governo?

Di fronte all’incertezza sulle autostrade e le infrastrutture, il presidente della Liguria Giovanni Toti ha annunciato che la Regione presenterà a breve al tribunale civile di Genova una richiesta di risarcimento danni al Governo. “Abbiamo fatto un’ordinanza, che è uno strumento tipicamente legale del governatore, chiedendo di presentarci un piano che tenesse conto delle esigenze di sicurezza delle autostrade e anche dell’esigenza di poterle percorrere in sicurezza. Non ci è stato nemmeno risposto”, ha detto Toti riferendosi al ministero delle Infrastrutture.

“Sarà una richiesta formale di risarcimento che cercheremo di quantificare attraverso adeguate perizie”, ha detto al Sole 24 Ore, perché “si sta distruggendo totalmente l’economia Ligure, di una regione che è il ganglio logistico del Nordovest del Paese. Il conto economico dei danni al turismo, ai ristoranti, agli alberghi, all’autotrasporto e ai porti è ingentissimo: miliardi di euro”. L’azione della Regione si aggiungerebbe alle class action di albergatori, trasportatori, e altre categorie che si sono mosse in tal senso.

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