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Reggio Calabria, bambino di otto anni esperto di droga: veniva istruito dal padre boss

La scoperta a Gioia Tauro: il piccolo era addestrato a riconoscere i vari tipi di stupefacente

Di Alice Possidente
Pubblicato il 4 Set. 2019 alle 20:49
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Foto generica

Bambino esperto di droga

Bambino di otto anni già esperto di droga. Succede in provincia di Reggio Calabria, precisamente a Gioia Tauro, dove, questa mattina, mercoledì 4 settembre, 13 persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare per traffico di stupefacenti. Tra i coinvolti c’è anche un piccolo di otto anni, figlio di uno degli arrestati. Il bambino era stato ben addestrato dal padre a riconoscere i vari tipi di droga.

Nonostante l’età, il bambino, oltre a essere pienamente a conoscenza delle attività illegali del genitore era stato addirittura indotto a prendervi parte. Era in grado di tagliare e di confezionare la droga,  ed era suo compito gestire tramite messenger i contatti con spacciatori e sodali. Assisteva puntualmente agli incontri e per tutti era una presenza fissa e affidabile. E, secondo gli inquirenti, i dialoghi tra padre e figlio erano alquanto inquietanti.

Istruito dal padre boss

Il genitore affrontava tranquillamente discorsi legati ai traffici di droga ed armi, dimostrandosi compiaciuto del lavoro del figlio. Del presto il padre, in famiglia, non ha mai fatto mistero delle proprie attività. Il piccolo era addirittura messo al corrente degli “incidenti di percorso” come quello provocato da una partita tagliata male e da sostituire in fretta.

L’operazione, chiamata ‘Cattiva strada’ e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, andava avanti dall’estate 2016 e ha portato a snodare un’organizzazione che aveva base nel territorio della piana di Gioia Tauro, ma strutturata in maniera tale da rifornire di marijuana e cocaina le importanti piazze di spaccio calabresi. Di fatto, i 13 arrestati erano padroni assoluti del territorio. Gli unici in grado di dare un prezzo alle sostanze stupefacenti messe in commercio e di decidere a chi affidare la vendita oppure no.

Per quanto tempo le tracce di droga restano nel nostro corpo

Al suo interno, l’organizzazione era ben strutturata: ciascun indagato svolgeva un compito definito. Per parlarsi usavano un codice segreto legato al mondo delle auto, utilizzando termini come “macchina”, “tappezzeria”, “gomme” per riferirsi ai traffici e ai quantitativi di stupefacente da smerciare. Una fitta e organizzatissima rete che non permetteva la presenza di rivali tra Gioia Tauro e Rosarno.

Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria e coordinati dal Procuratore aggiunto, Calogero Gaetano Paci, e dal Sostituto procuratore, Adriana Sciglio, hanno scoperto che a capo dell’organizzazione c’era Agostino Cambareri, 46enne di Gioia Tauro, che si avvaleva della collaborazione di familiari e di fidati collaboratori. Tra le persone coinvolte c’è anche una donna, Mariana Ranieri, utile all’organizzazione a testare la qualità degli stupefacenti e a riscuotere i crediti vantati dall’organizzazione nei confronti dei clienti.

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