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Bologna, tolta la casa popolare alla famiglia a cui citofonò Salvini, la madre: “Nostra famiglia massacrata”

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Caterina Razza, la madre del ragazzo a cui Matteo Salvini ha citofonato al Pilastro di Bologna durante la campagna elettorale per le elezioni in Emilia Romagna, ha raccontato di aver ricevuto dall’Acer la comunicazione della decadenza del contratto relativo all’alloggio popolare in cui vive la famiglia. La donna ne ha parlato ieri mattina durante una conferenza stampa organizzata in un parco del quartiere periferico di Bologna da Potere al popolo. Già un anno fa il padre e la madre del 16enne che il leader leghista accusava di spacciare nel suo blitz, Yassin, è stata arrestata con accuse riguardanti il possesso di droga e armi. Pochi giorni fa invece l’intera famiglia è stata coinvolta nella maxi operazione anti droga che ha interessato il Pilastro e altri quartieri: il padre è finito in carcere, Razza è indagata a piede libero, Yassin (ora 18enne) è ai domiciliari e un altro figlio, per cui è stata disposta la custodia cautelare, è introvabile.

Secondo Razza sarebbe stata la citofonata del segretario del Carroccio ad aggravare la situazione della famiglia. Da allora “la nostra vita è stata massacrata”, ha detto la donna nella conferenza stampa, come riportato dall’agenzia Dire.“Mio marito ha perso improvvisamente il lavoro e nessuno lo assume più, si è ammalato e io ho avuto un infarto pesantissimo e mi sono ammalata di una forma grave di diabete. Mio figlio Yaya, all’epoca adolescente, è stato costretto a troncare la sua carriera calcistica e a lasciare gli studi. Le mie figlie erano distrutte dal dolore” ha raccontato la madre di Yassin. “La povertà in cui ci hanno ridotto ci ha costretto a sbagliare e questo è il motivo per cui siamo diventati bersaglio anche dell’Acer. Per la prima volta dal 2012 hanno applicato solo per noi una normativa che prevede l’annullamento del contratto di locazione”, ha proseguito.

Ora, ha aggiunto, “il massacro continua imperterrito e giovedì scorso di nuovo siamo stati sbattuti in prima pagina come mostri, addirittura citando articoli di imputazione a nostro carico non contenuti in alcun carteggio”. L’amministrazione bolognese “se n’è completamente lavata le mani, probabilmente d’accordo con la politica di Acer, i partiti e i media che cavalcano odio per i poveri e razzismo”, ha proseguito Razza, raccontando anche che dopo l’ultima operazione delle forze dell’ordine il marito avrebbe tentato il suicidio. “I miei figli sono disperati e io non ce la faccio più”, ha detto.

La norma del 2012 menzionata da Razza prevede lo sfratto per gli inquilini che compiono un reato in casa. Secondo la consigliera del quartiere Pilastro di Potere al Popolo Francesca Fortuzzi “premesso che non viene rispettato un principio di gradualità costituzionale, perché mettere al pari una persona che ammazza e una persona che ha due grammi di qualcosa è veramente aberrante, questa normativa è rimasta silente fino al giorno in cui purtroppo c’è stato l’arresto di Caterina, costretta a delinquere. Questo dovrebbe porre molte domande”. Razza si sarebbe opposta invano alla procedura di decadenza: proprio in questi giorni l’iter sarebbe arrivato a conclusione. Intanto secondo Fortuzzi l’operazione della Procura di Bologna è stata sfruttata dai media per gettare nuovo fango sul quartiere Pilastro e sulla famiglia già nel mirino dopo il gesto di Salvini. Benché la recente operazione delle forze dell’ordine “abbia interessato tre zone diverse del territorio, sui giornali sono stati sbattuti solo i mostri del Pilastro”, ha fatto notare la consigliera comunale. “Enorme è la confusione tra giustizia e circo della propaganda mediatica”, ha osservato. E sui social l’ex ministro dell’Interno ha prontamente condiviso e commentato le notizie relative al destino della famiglia: “Altro che citofonata…”, ha scritto il segretario leghista. Ma “al Pilastro e negli altri quartieri della città – ha osservato Fortuzzi – abbiamo bisogno di progetti di benessere sociale realmente risolutivi e non di inutili politiche securitarie già dimostratesi inefficaci”.

Durante la conferenza stampa poi un amico di Yassin, finito ai domiciliari dopo il blitz anti droga, ha letto una lettera scritta in rima dal ragazzo: “Mi ammazzano un amico, mi ammazzano un fratello. Flagellato col citofono da un pagliaccio rinomato. Mio fratello è stato preso, mio padre è stato preso, il mio amico è stato preso, tutti i soldi del mondo non pagheranno il dolore, bestie. Il calcio mi manca, andare a scuola mi manca, niente ancora realizzato, solo sofferenza avete dato e il mio futuro è inc…”, ha scritto Yassin. “Lui è piccolino e mi chiama babbo, cosa gli insegnerò? Che la vita è una merda, che forse era meglio non essere mai nato? Chiamatemi boss se questo vi diverte, mani sporche di offerte, sconfitti a braccia conserte. Propaganda, propaganda. Scostala, coraggio, dietro ci siamo noi, essere umani. Voi che vi fate il mazzo per reggere il pupazzo, la mia prigione è che non capite un ca…”.

Acer dal canto suo ha dichiarato che alla base del provvedimento non c’era nessun intento discriminatorio, ma che lo sfratto era “un atto dovuto”. “Il provvedimento di decadenza dall’alloggio è un atto dovuto da parte dell’Azienda casa, preso a seguito dei fatti del 2021 che hanno visto coinvolta la signora, intestataria dell’alloggio e alcuni dei suoi famigliari sulla base della legge regionale che prevede questa misura qualora il nucleo familiare abbia adibito l’alloggio a scopi illeciti o immorali ovvero abbia gravemente contravvenuto al regolamento d’uso degli alloggi”. Secondo l’azienda non si poteva né doveva fare diversamente: “Nel caso specifico la flagranza del reato è comprovata dai verbali di Polizia e da una successiva condanna penale. La locataria aveva fatto opposizione contro il provvedimento di Acer ma il giudice del Tribunale civile ha ritenuto di dare ragione ad Acer. Non c’è quindi nessun accanimento, ma soltanto l’applicazione della legge”.

 

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