Bimbo con il cuore “bruciato”, i medici: “Emorragia e infezione in corso”
“Allo stato attuale non si ravvisano indicazioni” a procedere a un nuovo trapianto cardiaco. Lascia poche speranze la consulenza dei medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma sul caso del bimbo di due anni e mezzo a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, “bruciato” durante il trasporto da Bolzano all’ospedale Monaldi di Napoli, probabilmente a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco e di un contenitore inadeguato. Nel documento di tre pagine firmato dagli specialisti del Bambino Gesù si legge che, anche nell’ipotesi in cui si trovasse un cuore disponibile, “il paziente presenta controindicazioni contingenti maggiori” a un nuovo intervento, associate a un quadro di “condizioni sistemiche incompatibili con un trapianto simultaneo combinato e a fattori clinici prognostici altamente sfavorevoli per ritrapianto precoce”.
Tre in particolare i fattori che rendono di fatto impossibile un nuovo trapianto: l’emorragia cerebrale in corso evidenziata dalla Tac, che rappresenta “una controindicazione maggiore a un trapianto in urgenza”; la presenza di un’infezione attiva non controllata da batterio pseudomonas, che invece “costituisce controindicazione assoluta a trapianto” per l’elevatissimo rischio di mortalità post-operatoria “in regime di immunosoppressione intensiva”; infine, una “insufficienza multiorgano avanzata” che coinvolge polmoni, reni e fegato.
Ma la mamma del piccolo non perde le speranze: “Spero sempre che quei medici si sbaglino e che si possa trovare presto un cuore nuovo per mio figlio. Chiedo aiuto a tutti, anche al Papa”, ha detto Patrizia Mercolino.
Intanto proseguono le indagini per capire cosa è accaduto. Sarebbe stato un “comune” contenitore di plastica rigida a contenere il cuore trapiantato il 23 dicembre 2025 sul bimbo di Napoli, organo poi rivelatosi danneggiato a causa delle temperature troppo basse. È uno degli elementi che emergono dopo il sequestro eseguito nei giorni scorsi dal Nas di Napoli. Il cuore, invece, avrebbe dovuto essere trasportato in un box “tecnologico” in grado di mantenere costanti e monitorate le temperature. Il nodo cruciale, tuttavia, non risiederebbe tanto nella tipologia del box usato, quanto nell’uso, invece del ghiaccio tradizionale, di quello secco, che arriva fino a -80 gradi e che avrebbe “bruciato” l’organo. Di questo si sta occupando il Nas di Trento, competente su Bolzano.
I carabinieri dovranno inoltre accertare chi ha reperito in loco il ghiaccio e chi ha (o non ha) eseguito controlli prima della partenza alla volta di Napoli. Il contenitore di plastica, come detto, è stato sequestrato nei giorni scorsi dal Nas di Napoli che, coordinato dalla Procura partenopea, sta indagando per fare luce su ciò che è avvenuto lo scorso 23 dicembre.