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Quei “furbetti” in Bankitalia che chiedono di vaccinarsi prima degli altri

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 18 Mar. 2021 alle 19:29 Aggiornato il 18 Mar. 2021 alle 19:31
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Immagine di copertina
Una veduta della sede della Banca d'Italia a Palazzo Koch, Roma. Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

“I dipendenti della Banca d’Italia, dopo aver assicurato al Paese l’offerta “in presenza” dei servizi pubblici essenziali anche durante i lockdown, imposti a causa dell’emergenza sanitaria, attendono ora di sapere se la Banca (che a tutt’oggi tace) si stia adoperando affinché le lavoratrici e i lavoratori impegnati nell’erogazione dei citati servizi vengano opportunamente presi in considerazione nell’ambito del piano vaccini“. Così recita la lettera del sindacato bancario Uil indirizzata ai vertici dell’Istituto. Lo riporta Il Tempo.

I lavoratori di Palazzo Koch chiedono infatti il diritto di vedersi somministrato in “via prioritaria” il vaccino anti Covid. Ma la proposta non arriva solo dal sindacato, anche 34 senatori hanno chiesto nei giorni scorsi al ministro della Salute Roberto Speranza la somministrazione del vaccino ai lavoratori delle banche impegnati fra quelle attività definite “servizi essenziali”.

Il governo, però, nel nuovo piano vaccinale ha stabilito un altro criterio, quello anagrafico. Come ha ricordato, infatti, il premier Mario Draghi nel corso della presentazione del piano di immunizzazione “l’Italia ha scelto di cominciare la sua campagna vaccinale dal personale delle strutture sanitarie. Abbiamo proceduto a vaccinare nelle Rsa, dove vivono i nostri concittadini più fragili. Infine, abbiamo dato priorità agli ultra-ottantenni, insieme a chi opera nella scuola, nell’università e nel soccorso pubblico”. “Mentre completeremo la vaccinazione di queste categorie, procederemo rispettando un ordine dato dall’età e dalle condizioni di salute”, ha spiegato il presidente del Consiglio dall’hub di Fiumicino.

La Uil di Bankitalia, invece, ricorda che “ciò che non è mai diminuito in quest’anno di pandemia è l’impegno delle nostre Colleghe e Colleghi, che hanno assicurato al Paese la fruizione dei cosiddetti “servizi pubblici essenziali”, come previsti dalla legge”. Motivo per cui, chiede all’Istituto “di comunicare quali sono le reali intenzioni del vertice tenendo ben presente il ‘rischio contagio” al quale sono sottoposti ogni giorno i lavoratori e il contesto globale decisamente impegnativo in cui devono operare”.

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