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Bambina schiacciata da uno scuolabus sotto gli occhi del fratello

La piccola non ha fatto in tempo ad attraversare la strada e l'autista l'ha investita

Di Rossella Melchionna
Pubblicato il 21 Gen. 2019 alle 08:43 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:56
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Immagine di copertina

Era appena scesa dall’autobus che dall’asilo l’aveva portata a casa. E proprio quell’autobus l’ha uccisa. È morta così una bambina di quasi cinque anni, che viveva in Egitto, nel gennaio 2019. Schiacciata dal mezzo la piccola è stata subito soccorsa dai testimoni, ma non c’è stato più nulla da fare. L’autista non si era accorto della presenza della bimba.

La vicenda

La bambina, residente a Città del 6 ottobre – zona periferica del Cairo – era andata a scuola con suo fratello, di qualche anno più grande di lei. Terminate le lezioni e i giochi, ha preso il solito pullman per tornare a casa.

Il mezzo si è fermato a circa dieci metri dalla sua abitazione. Il fratello, sceso subito dal bus, ha attraversato la strada senza aspettare la sorellina. La bambina, una volta giù dal veicolo, ha esitato un po’ prima di andare dall’altra parte della strada. Poi ha deciso di farlo, ma a quel punto è stata travolta dall’autobus.

Davanti alla scena terribile, alcune persone hanno iniziato a urlare. Inutili i soccorsi alla piccola, è morta sul colpo. I bambini nel pullman che hanno assistito alla scena sono rimasti sotto choc. Traumatizzato anche l’autista, convinto che la piccola avesse attraversato la strada, che è stato arrestato e condannato a cinque anni di carcere.

“Troppo pochi. Ora mia figlia è sotto la sabbia, nessuno me la può più ridare. Ci vuole una pena più dura, altrimenti ci saranno altri casi come questi. E ciò è inaccettabile”, ha affermato la mamma della bambina in lacrime. Polemica la posizione del padre: “Noi mettiamo i nostri figli in mano alla scuola e a chi li porta. Bisognava solo aspettare e controllare che i bambini fossero sotto il portone. Sono piccoli e la fretta non porta da nessuna parte”.

L’uomo, per avere giustizia, ha anche avviato una petizione sul web già molto seguita: “La mia bimba deve avere i suoi diritti”.

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