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Covid, il sindaco di Valgoglio: “L’Ats Bergamo sconsiglia lo screening perché porterebbe a misure più stringenti”

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L'Ats a TPI: "Screening generale popolazione ritenuto non necessario"

L’Ats Bergamo avrebbe “sconsigliato” al sindaco di Valgoglio, in Lombardia, di effettuare il tampone a tutta la popolazione del comune in quanto un controllo massivo potrebbe portare all’adozione di misure molto stringenti per l’intero paese e pertanto tale scelta va considerata come ‘scelta estrema’”. A scriverlo, in un comunicato ufficiale alla cittadinanza pubblicato sul sito del comune, è il primo cittadino Angelo Bosatelli.

“Nella giornata di ieri (22 febbraio) ho proposto all’ATS di Bergamo di poter procedere ad effettuare il
tampone a tutta la popolazione al fine di verificare quanti potessero essere effettivamente positivi al Covid19″, si legge nella nota del sindaco. “Visto l’altro numero di persone asintomatiche l’idea era di fermare la diffusione del virus mettendo in isolamento tutte le persone effettivamente positive. Attualmente l’ATS ha però sconsigliato l’attuazione di questa strategia in quanto un controllo massivo potrebbe portare all’adozione di misure molto stringenti per l’intero paese e pertanto tale scelta va considerata come “scelta estrema” e va comunque ponderata tenendo conto di alcuni fattori tra i quali il più incisivo è sicuramente la chiusura totale del paese (almeno per qualche giorno, che potrebbero diventare 14 giorni nel caso di aumento significativo dei casi). Va poi considerato il fatto che il tampone rileva una situazione “puntuale” infatti, una persona che risulta negativa al virus oggi potrebbe contrarlo in ogni momento successivo”.

“Va inoltre valutata”, prosegue la nota, “l’incidenza di una eventuale zona rossa sulle attività commerciali e artigianali presenti sul territorio. in genere. Infine, come detto prima, il fatto che non ci siano casi in terapia intensiva non rendono il Comune di Valgoglio, al momento, classificabile in tale zona”. Bosatelli conclude sottolineando che “la questione che però importa maggiormente è la salute delle persone” e rinnovando l’invito a seguire le norme anti-contagio a tutta la popolazione.

L’Ats Bergamo: “Screening generale popolazione ritenuto non necessario”

Di fronte alla richiesta di chiarimenti da parte di TPI, l’Ats Bergamo ci invia una nota in cui si legge: In merito alla situazione di Valgoglio, l’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo precisa che lunedì sera 22/2/2021, a fronte dell’evidenza di 26 casi positivi nel comune, il Sindaco contattava il presidente dell’Ambito 9 Val Seriana superiore e Valle di Scalve, dr.ssa Flavia Bigoni, per capire se potesse avere un senso fare tamponi a tutta la popolazione (585  persone).”

“Il presidente d’ambito si confrontava con l’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, il direttore del DIPS e il Servizio Epidemiologico Aziendale dell’ATS, per definire la migliore strategia di tutela per la popolazione interessata”, prosegue la nota. “Considerate le disposizioni di contumacia già impartite ai positivi e ai contatti, si è ritenuto in quel momento di rafforzare le raccomandazioni sulle norme comportamentali anti-contagio. Il Sindaco infatti, condividendo tale impostazione, pubblicava  una lettera a tutti i cittadini in tal senso e si adoperava personalmente contattando le singole famiglie”.

“Sono state valutate anche opzioni ulteriori”, fa sapere l’Ats, “come uno screening generale di popolazione, che al momento non è stato però ritenuto necessario adottare proprio in relazione alle disposizioni di isolamento e di osservanza dei comportamenti anti-contagio già in essere. Durante i vari colloqui di approfondimento è stata a scartata l’ipotesi di effettuare il test sierologico rapido alla cittadinanza in quanto inutile per il monitoraggio dello stato di protezione della popolazione. La situazione naturalmente è in continuo monitoraggio in quanto allo stato attuale non si esclude la possibilità di effettuare uno screening di popolazione finalizzato all’adozione di provvedimenti più restrittivi”.

Leggi anche: 23 febbraio un anno dopo: così Bergamo (e la Lombardia) divenne il lazzaretto d’Europa. L’inchiesta di TPI

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