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L’aggressione alla madre, un Tso e le segnalazioni dei vicini: chi era il killer di Ardea

Immagine di copertina
Un momento dell'operazione di intervento dell'Aliquota API dei Carabinieri presso la casa dove si era barricato Andrea Pignani, l'uomo che il 13 giugno 2021 ha ucciso due bambini e un anziano ad Ardea. Credit: ANSA/CLAUDIO PERI

Il 34enne Andrea Pignani, responsabile della strage avvenuta domenica 13 giugno 2021 a Colle Romito, nel comune di Ardea a sud di Roma, non era sottoposto a cure ma aveva subito un Tso per aver minacciato la madre. Vicini e testate locali riportano una serie di presunte segnalazioni sull’uomo, suicidatosi dopo aver ucciso Salvatore Ranieri, di 74 anni, e i fratelli David e Daniel Fusinato, di 10 e 5 anni.

La strage di Ardea del 13 giugno 2021 compiuta da Andrea Pignani

La sparatoria si è consumata dopo le 11 del mattino di domenica 13 giugno 2021, nei pressi del Parco delle Pleiadi e degli Aironi, nel comprensorio di Colle Romito ad Ardea. Qui, a meno di 50 metri da casa, giocano i fratelli Fusinato, controllati a distanza dalla nonna. Nel parco passeggia in bicicletta anche Salvatore Ranieri.

Secondo le ricostruzioni dei Carabinieri del Gis, intervenuti dopo la strage di Ardea, Andrea Pignani si avvicina armato alle tre vittime, esplodendo almeno tre colpi di pistola e sparando senza alcuna ragione apparente e non a seguito di un litigio con l’anziano, come ipotizzato in un primo momento. Ranieri muore sul colpo mentre i due bambini non riescono a sopravvivere nonostante i vari tentativi di rianimazione degli operatori del 118 accorsi sul posto in eli-ambulanza.

In seguito, i carabinieri e la vigilanza interna del comprensorio invitano tutti i residenti a restare chiusi in casa. Quindi i militari dell’Arma, sia dei Gruppi di intervento speciale che dell’Api del comando provinciale di Roma, intervengono per fare irruzione nella casa dove per tre ore si è barricato Pignani, trovando morto l’aggressore, suicidatosi con la pistola usata per la strage.

Chi era Andrea Pignani, il killer di Ardea

Ingegnere informatico, “disoccupato da tempo” di 34 anni, secondo la madre interrogata dagli inquirenti, Andrea Pignani era “solo e isolato”, “non aveva amici e non si curava”. L’uomo soffriva di problemi psichici ed era uscito da poco da una struttura sanitaria.

A maggio dello scorso anno, l’uomo aveva minacciato la madre con un coltello. A quanto appreso dall’agenzia di stampa Adnkronos, allora il 34enne fu sottoposto a un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) ma oltre questo non risultano segnalazioni di patologie psichiatriche a carico dell’assassino. Stando alla madre, il figlio sarebbe uscito dall’ospedale il giorno dopo i fatti. L’uomo non risultava affidato né al Centro di salute mentale di Ardea né presso alcun professionista privato.

Le presunte segnalazioni su Andrea Pignani

Varie testimonianze rese alle testate locali da alcuni residenti dopo la sparatoria di Ardea parlano di numerosi litigi con i vicini e forse, in un solo caso, anche di una minaccia con una pistola. Secondo quanto riferito all’agenzia di stampa AGI dal presidente del Consorzio di via di Colle Romito, Romano Catini, il 34enne, “ogni tanto litigava con i vicini e aveva già dato dei problemi, anche per sciocchezze”.

“Era arrivato qui da pochi mesi e da subito aveva creato problemi al consorzio”, ha ribadito Catini ad Adnkronos. Anche il sindaco di Ardea, Mario Savarese, ha parlato ieri di “una persona instabile che già aveva manifestato comportamenti ostili”. Ad ogni modo, secondo i carabinieri del comune sul litorale romano, non risultano denunce né segnalazioni a carico di Andrea Pignani da parte dei residenti del comprensorio di Colle Romito.

La pistola con cui ha sparato Andrea Pignani

Uno dei gialli sulla strage riguarda la pistola usata per uccidere le tre vittime. L’omicida avrebbe infatti utilizzato un’arma ereditata dal padre deceduto nel 2020, una guardia giurata in pensione. La pistola, regolarmente segnalata dal padre di Pignani, non era però stata denunciata dalla famiglia ai carabinieri di Tor San Lorenzo dopo il decesso.

Secondo la ricostruzione di Adnkronos, l’arma era stata detenuta a Roma dal padre dell’omicida fino al novembre del 2019, quando poi era stata trasferita regolarmente a Colle Romito con tutti i documenti necessari. Contestualmente, il padre di Pignani aveva presentato una richiesta di trasferimento della pistola, accolta dalle competenti autorità. “Non siamo più riusciti a trovarla”, avrebbe riferito la madre dell’omicida ai carabinieri, come riportato da Repubblica.

Che l’uomo fosse armato però, era risaputo nel quartiere. Come riferito ad AGI dal presidente del Consorzio di via di Colle Romito, Romano Catini, “talvolta” Pignani “esplodeva colpi di pistola, ma pensavamo fosse una scacciacani”. “Alcune volte era già capitato che uscisse di casa e sparasse in aria”, ha raccontato ancora Catini ad Adnkronos. “Sparava in aria ma sembrava fosse una pistola finta, si sentivano colpi, sarà successo quattro volte, i carabinieri lo conoscevano: mi chiedo come uno così, uscito dal Cim da poco tempo, potesse avere una pistola in casa”.

Non è chiaro, al momento, se l’arma usata per la strage, sia la stessa segnalata dai residenti.

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