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Si facevano consegnare la pensione e l’obbligavano a chiedere l’elemosina: 73enne salvato dai carabinieri

Immagine di copertina

Nel caso coinvolti un uomo e una donna, quest'ultima rinchiusa nel carcere di Rebibbia

È una storia di soprusi quella che arriva da Acilia, frazione di Roma. Un anziano, infatti, per lungo tempo è stato costretto a consegnare la sua pensione a una coppia di vicini. L’uomo, poi, sarebbe stato obbligato a chiedere l’elemosina. L’intervento dei carabinieri del posto, nel dicembre 2018, è stato provvidenziale per la risoluzione del caso.

La vicenda

Il pensionato in questione, di 73 anni e residente nella Capitale, è stato ingannato dai suoi vicini nonché “amici”. Si tratta di una coppia – lei 61enne, lui di 64 anni – cara alla vittima, il quale in passato aveva anche aiutato prestando del denaro. Ma i due, a mano a mano, hanno iniziato a pretendere di più dall’uomo fino a quando non l’hanno obbligato a corrispondere loro l’intero assegno pensionistico. Una richiesta che pesava molto sulle tasche del 73enne, soprattutto se non eseguiva l’operazione in tempo, e a cui la coppia faceva credere di presentarsi davanti a un giudice qualora non avesse eseguito gli ordini. Un magistrato fasullo che gli avrebbe anche fatto perdere la proprietà di casa.

Non finisce qui. I due hanno obbligato l’anziano a chiedere l’elemosina davanti a una farmacia. Il ricavato, anche in questo caso, doveva essere consegnato alla coppia. Il 73enne, inoltre, doveva elemosinare anche nei giorni in cui doveva invece sottoporsi alla dialisi.

La svolta

Il caso è stato risolto grazie all’intervento dei carabinieri di Acilia proprio mentre l’anziano stava consegnando il denaro alla donna. Le forze dell’ordine, infatti, avevano lanciato da qualche tempo il piano “Natale sicuro” per salvaguardare le persone a rischio di soprusi. Si erano appostati, dunque, nella zona della farmacia per verificare i sospetti sul povero pensionato.

Portato in caserma, il 73enne ha confessato l’intera storia alle autorità. La 61enne è stata arrestata con l’accusa di riduzione in schiavitù aggravata in concorso con il marito, il quale è stato denunciato a piede libero per lo stesso reato.

La donna si trova nella sezione femminile del carcere di Rebibbia in attesa del processo, mentre l’anziano è tornato a casa, accudito dai carabinieri.

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