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Genovese, parla la 18enne vittima dello stupro: “Continuava a darmi droga, ho avuto paura di morire”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 16 Dic. 2020 alle 19:17
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Immagine di copertina

Alberto Genovese: l’intervista alla vittima dello stupro

“Credevo di morire”: la 18enne, vittima dello stupro subito da Alberto Genovese (qui il suo profilo), racconta in un’intervista le drammatiche ore trascorse nell’appartamento dell’imprenditore arrestato il 6 novembre scorso per violenza sessuale.

Al Corriere della Sera la giovane racconta di essere andata per la prima volta a casa di Genovese “a giugno, invitata da un mio caro amico di 23 anni, a sua volta amico della fidanzata di Genovese. Siamo andati in cinque amici”.

La 18enne racconta che “l’unica cosa sbagliata” delle feste di Genovese “era l’eccesso di droga. C’erano dei piatti da cui tutti potevano prendere cocaina e cocaina rosa. In qualsiasi festa della notte a Milano la trovi, ma non così tanta”.

Le feste erano frequentate da personalità “del mondo della moda e della musica, età dai 20 ai 30 anni. Un bell’ambiente che non mi appariva pericoloso”.

Poi, la ragazza racconta la sera in cui si è consumato lo stupro. “Io e una mia amica siamo arrivate alle 20,30. Eravamo indecise se andare o no perché nessuno dei nostri amici sapeva che c’era la festa e non eravamo amiche né del signor Genovese né del signor Leali. Poi sul tardi Leali scrive alla mia amica di venire ché là era figo e, visto che c’era un’altra festa alle 23, abbiamo deciso di passare”.

La 18enne afferma di non avere ricordi precisi di quello che è successo da una certa ora in poi. “La mia amica mi ha detto che avevamo deciso di andarcene anche perché lui aveva cominciato ad essere molto molesto nei nostri confronti, ci seguiva. Era come se ci stesse puntando. Infatti, ci siamo dette: ‘Stiamo sempre insieme, non ci separiamo mai'”.

“Appena arrivate abbiamo capito che c’ era un ambiente strano – continua a raccontare la 18enne – Solo una ventina di persone, molte ragazze e non conoscevamo nessuno. Genovese non lo conoscevo. Per me era quello che faceva le feste in Terrazza Sentimento, il fidanzato di Sara. Non ci avevo mai parlato, non ci eravamo neanche presentati. Era arrogante”.

Secondo un amico della vittima, Genovese “Stava aspettando che qualcosa facesse effetto”. “Ci ha passato qualcosa che solo io ho preso volontariamente – conferma la 18enne – La mia amica ha detto che dopo mi comportavo in modo molto strano. Era intorno alle 22, credo. Poi ho perso la memoria”.

La ragazza, inoltre, dichiara di non sapere come è entrata nella stanza di Genovese: “Ero sveglia, ma completamente andata. Non ricordo niente”. La memoria ritorna “Da quando mi sono svegliata sul letto. Credevo di aver avuto un incubo. Ricordo di avergli detto ‘Ma dove siamo andati ieri sera?’. Solo dopo l’ arresto ho saputo quello che era accaduto”.

“Ho solo alcuni flash di quello che è accaduto. Avevo la sensazione che fosse successo qualcosa, ma era tutto talmente assurdo che ho pensato che fosse impossibile. Poi hanno cominciato a sovrapporsi i ricordi, i dolori, le manette, lui che si comportava in modo violento e voleva ancora costringermi ad assumere droga. ‘Pippa’, diceva. Ho capito che ero in pericolo di morte e ho mandato messaggi alla mia amica con il telefonino”.

Telefonino che aveva lasciato all’ingresso, così come prevedevano le regole imposta da Genovese ai suoi ospiti: “Non so come ci sia finito vicino al letto. Lui era sempre intorno a me, avevo paura della sua reazione. Non sapevo cosa fare, ho pensato: ‘Aspetto un attimo, capisco in che situazione mi trovo, magari mi sto solo facendo delle paranoie'”.

“Dopo un po’ ho capito che davvero ero in pericolo, ma mi sentivo più sicura chiamando la mia amica che è venuta immediatamente sotto casa. Ho detto: ‘O mi fai scendere o lei chiama qualcuno’. Appena sono arrivata in strada ho fermato una volante della polizia che passava e ho detto che c’era stata la violenza”.

La ragazza smentisce che i due fossero innamorati, così come sostenuto da Genovese dopo l’arresto: “Assolutamente no. Non lo conoscevo nemmeno”. La giovane afferma che denuncerebbe di nuovo il suo aguzzino perché “Non c’è soddisfazione maggiore per me di vedere quell’uomo a San Vittore per causa mia. Da quanto sta emergendo, ha fatto queste cose per anni a tantissime ragazze”.

La vittima dello stupro ha anche smentito che vi siano con i legali di Genovese “trattative in corso per un risarcimento” e si rivolge alle ragazze affermando che: “Queste cose possono essere più comuni di quanto pensiamo. Se potessi tornare indietro, ci sono alcuni comportamenti che cambierei”.

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