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Da Mark Zuckerberg a Saddam Hussein: quando avere un omonimo famoso porta solo sfortuna

Di Antonio Scali
Pubblicato il 9 Feb. 2021 alle 09:33 Aggiornato il 9 Feb. 2021 alle 10:55
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Immagine di copertina

Non sempre avere un nome altisonante e noto aiuta. Anzi. Se avete un omonimo di prestigio, può capitare che la vostra vita diventi una montagna dura da scalare. Alcuni esempi? Adolf Hitler, o meglio Adolf Hitler Uunona, 54 anni è, quasi fosse uno scherzo del destino, un paladino dei diritti civili e della lotta contro l’apartheid, eletto a furor di popolo nel collegio di Ompundjsa nel nord della Namibia. Certo, un nome del genere non passa inosservato neppure da quelle parti. La colpa, spiega,  è di papà “che non aveva capito bene chi fosse il Führer”. Ma giura: “Tranquilli, io non voglio sottomettere il mondo”.

Come vi abbiamo raccontato, è diventato celebre in tutto il mondo il sindaco giapponese di Yamato che si chiama Joe Biden, come il nuovo presidente americano. O meglio lui si chiamerebbe Yukawa Umema ma, spiegano i linguisti, il suo nome in caratteri kanij giapponesi si pronuncia “Jo Baiden”. Agli onori delle cronache recentemente è finito William Shakespeare detto Bill, 81enne di Coventry, ospite di un ospizio e primo vaccinato contro il Covid del Regno Unito.

Ma come dicevamo all’inizio, spesso avere un nome celebre può essere una condanna. È quanto avvenuto a Mark Zuckerberg, avvocato, omonimo del fondatore di Facebook, che è stato espulso dallo stesso social per furto di identità. Ancora peggio è andata a Saddam Hussein, ingegnere indiano, che non trova lavoro a causa di questo nome così scomodo. Ficarra e Picone, poi, non sono solo una coppia comica amata dal pubblico, ma anche il questore e il vicequestore di Salerno.

Se il giochino vi piace, vi riportiamo altri casi simili di omonimia, come ricorda un articolo de Il Giornale. Bruno Conti, bagarino e truffatore, vendeva tessere della Roma fasulle da tribuna vip; Edmondo De Amicis, ladruncolo milanese, fu beccato a rubare libri a una biblioteca di Porta Venezia e la mente di una clamorosa rapina da un miliardo ai tempi della lira alle Poste di Palermo era un impiegato delle stesse poste ma con un nome che avrebbe dovuto mettere in allarme: Salvatore Giuliano. Giulio Andreotti, “vetturiere” dell’hotel Bristol Bernini di Roma per anni ha ricevuto telefonate piene di insulti e richieste di favori da chi era convinto fosse l’onorevole. La cosa buona è che tutte le volte che cercava posto in treno o in albergo glielo rimediavano subito. Decise comunque di cambiare nome sull’elenco telefonico in Andreotti Giulio Cesare. Che dire infine dei tanti Salvatore Riina. Uno racconta che in viaggio di nozze ai Caraibi il portiere dell’albergo strabuzzò gli occhi al nome. “He’s the Godfather of Corleone” sussurrò ai colleghi. E tutti si misero a disposizione.

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