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Coronavirus, le conseguenze psicologiche dell’isolamento forzato

Come stanno reagendo gli italiani alla quarantena? E come alleviare la tristezza e la malinconia? Uno studio scientifico ci dà una fotografia di questi primi dieci giorni in cui la vita di tutti noi è cambiata a causa del Covid-19

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 21 Mar. 2020 alle 11:49 Aggiornato il 24 Mar. 2020 alle 12:14
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Immagine di copertina
Quarantena Credits: Ansa

Coronavirus le conseguenze psicologiche dell’isolamento forzato

Tra alcuni anni dicono che quello che sta accadendo oggi si potrà leggere sui libri di storia. Ma chi potrà descrivere come, chiusi in casa, gli italiani stanno affrontando emotivamente l’emergenza Covid-19, tenendo conto che effetti sociali e psicologici si inseguono? È da questi interrogativi che, un team formato da tre psicologhe, ha preso spunto per realizzare un questionario finalizzato a capire come stanno vivendo psicologicamente gli italiani la situazione attuale, ora che sono chiusi dentro le loro case secondo l’ultimo decreto di contenimento.

“Vogliamo capire le nuove abitudini delle persone, cosa stanno facendo gli italiani per fronteggiare la situazione al meglio, quali stati emotivi sta suscitando questa emergenza, la loro gestione dell’ansia, e approfittare di ciò per fornire a tutti coloro che risponderanno al questionario, delle indicazioni facilmente fruibili per trascorrere al meglio il tempo con attività che possano aiutarli e potenziare in piccola misura le loro risorse” raccontano le ideatrici. Loro sono Francesca Briotti, Marta Rodini e Beatrice Gentili, tre giovani psicologhe specializzate in Neuroscienze, laureate all’Università La Sapienza.

La ricerca, che in meno di ventiquattro ore ha raccolto risposte da circa mille cittadini da tutte le regioni d’Italia, di età compresa tra i 18 e i 77 anni, che si sono dimostrati da subito sensibili al tema, ha già evidenziato degli elementi che lasciano spazio a diverse riflessioni. Oltre il 60 per cento delle persone che hanno risposto ritiene che questo periodo avrà implicazioni importanti sul proprio futuro e sulla propria vita. In queste giornate chiusi in casa, anche la gestione del tempo a propria disposizione appare aver subito dei cambiamenti soprattutto in favore delle attività legate all’uso dei social: quasi il 70 per cento degli italiani, infatti, riconosce di aver trascorso un maggior numero di ore rispetto alle settimane precedenti sulle diverse piattaforme.

Circa l’80 per cento delle persone, inoltre, ha risposto di sfruttare questa “quarantena forzata” per dedicarsi ad attività manuali, come cucinare, pulire casa o fare un puzzle. Non a caso gli studi  dimostrano come le attività manuali contribuiscano a ridurre lo stress, poiché ci coinvolgono in qualcosa di creativo e da cui potremmo trarre risultati gratificanti, ma soprattutto poiché convogliano l’attenzione su elementi esterni, piuttosto che su noi stessi. “Un dato che ci ha colpito è quello relativo a come vengono percepite le disposizioni imposte dal governo. L’83 per cento del nostro campione ritiene che le misure che sono state adottate siano giuste, dimostrando appoggio verso la linea seguita dal nostro Paese in risposta all’emergenza del Coronavirus” commenta Francesca Briotti.

Nonostante ciò, gli italiani non sembrano dare affidabilità ai termini ultimi indicati, ad oggi, come fine delle misure restrittive. Seppur le misure di contenimento del contagio sul territorio nazionale saranno efficaci fino al 3 aprile 2020, da una prima proiezione risulta che la maggior parte dei cittadini percepiscono la durata dell’emergenza Coronavirus più lunga, mostrando sfiducia verso le prossime settimane. Oltre la metà delle persone che hanno compilato il questionario, infatti, indicano che l’emergenza si protrarrà per almeno altri due mesi. Quasi la totalità del campione (98 per cento), inoltre, ritiene inverosimile che si possa uscire da questa situazione entro due settimane, escludendo quindi che i termini fissati dal Presidente del Consiglio l’11 marzo siano attendibili.

Ma lo studio non si ferma qui. I dati riportati, raccolti tra la settima e la decima giornata di reclusione in casa, mirano ad essere ampliati e raccolti nuovamente nelle prossime settimane, per osservare eventuali cambiamenti nelle risposte fornite dai soggetti e poter capire come cambino i loro vissuti emotivi e le loro abitudini nel corso del tempo, quando questa nuova quotidianità diventerà sempre più abituale.

“Ci piace pensare che le persone possano non sentirsi sole ad affrontare questo momento di difficoltà e stress, soprattutto ora che sono private della loro routine e, in parte, della possibilità di affrontare i problemi della vita quotidiana con le stesse strategie utilizzate in precedenza, consci di non poter più condividere il tempo allo stesso modo neppure con le loro reti di amicizie o professionali. È per questo che ci stiamo impegnando per fornire, attraverso una newsletter pensata ad hoc, dei piccoli strumenti per poter fronteggiare in maniera alternativa questa situazione, avvicinando tutti coloro che hanno partecipato al questionario a temi di natura psicologica, offrendogli indicazioni per praticare sedute di mindfulness e molto altro ancora”.

*** Le tre autrici della ricerca sono Marta Rodini, Francesca Briotti e Beatrice Gentili

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