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“Se il padre del piccolo Alessio lascia Vittoria, lo Stato avrà perso per sempre”: la denuncia di Paolo Borrometi

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Un momento dei funerali di Alessandro Narducci nella parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, Roma, 27 giugno 2018. Il ventinovenne chef stellato e' deceduto venerdì notte in un incidente stradale sul Lungotevere della Vittoria a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Incidente Vittoria padre Alessio | Alla fine anche Simone, undici anni, è morto nel terribile incidente in cui ha perso la vita il cugino Alessio. Il tragico incidente avvenuto a Vittoria che ha visto coinvolti due bambini ha riempito le pagine dei giornali eppure a molti è sfuggito un lato di questa storia: la mafia.

Sono figli di mafiosi due dei quattro occupanti del Suv che sfrecciava per le vie di Vittoria: a denunciare il fatto è stato il giornalista Paolo Borrometi che da anni si occupa (anche) della mafia di quella zona e che ha sfogato la sua rabbia sui suoi profili social. TPI lo ha intervistato.

Paolo Borrometi, perché questo suo sdegno?

Partiamo da un dato: se permettiamo al padre di Alessio, come ha detto, di andare via da Vittoria lo Stato ha perso definitivamente. Il mio sdegno è andato crescendo. Il primo passo quando ho sentito la notizia dell’incidente. Poi perché venni subito informato che a uccidere fosse stato il SUV del figlio di uno dei boss di Cosa nostra, degli imprenditori di riferimento di Cosa Nostra, Emanuele detto Elio Greco a cui appena un anno fa hanno sequestrato beni per oltre 35 milioni di euro e fra le aziende sequestrate alcune erano intestate proprio al figlio Saro Greco, l’uomo alla guida.

Incidente Vittoria padre Alessio | L’autista del Suv che ha investito due bimbi è il figlio di un boss: funerale tra le polemiche

Poi venni a sapere che tutti in macchina fossero pluripregiudicati e che addirittura vi fosse l’altro figlio del capomafia di Vittoria Angelo Ventura, figlio di Titta Ventura che oltre ad avermi condannato a morte con le sue minacce (ed è stato condannato per questo) è il capomafia della Stidda. In quella macchina vi erano i due rampolli più importanti della mafia di Vittoria. E siccome tutti noi, nella narrazione che se ne fa delle mafie, li consideriamo come uomini d’onore mi chiedo che uomini d’onore siano 4 persone che investono due bambini e scappano.

Lei ha parlato anche di sconfitta dello Stato. Perché?

Sì, perché quando a fare i funerali di Alessio è la ditta di uno degli imputati arrestati per mafia insieme a Angelo Ventura e insieme al padre di Ventura allora con una metafora potremmo dire che i carnefici fanno i funerali alle vittime. Come è possibile che lo Stato permetta che una ditta già chiusa per mafia riapra intestando la ditta non più a Maurizio Cutello ma al figlio (e intanto il padre ci continua a lavorare? Proprio lui che è finito al processo per mafia con Angelo Ventura. Com’è possibile che sia quella ditta a fare i funerali del piccolo Alessio? Se lo Stato non fa lo Stato, se non ritorna a essere presente (non è possibile che un SUV cammini in quelle stradine a 160 km orari) allora lo Stato perde e quindi perdiamo tutti noi perché la gente ha paura e quindi nessuno denuncerà.

Qualcuno potrebbe obbiettare che la scelta dell’agenzia funebre è stata dei famigliari…

Tu pensi che i famigliari in quel tragico momento abbiano scelto? Io ti posso garantire c’era casualmente quella ditta che è accorsa e loro hanno affidato il funerale a loro. Dovevano essere le istituzioni a impedirlo.

Effetti del suo appello?

Certamente, se è vero come sembra che il funerale del piccolo Simone saranno fatti da un’agenzia che è stata nominata dall’ausiliare della polizia giudiziaria allora significa che è lo Stato che sta decidendo.

Eppure la questione mafiosa sembra essere scomparsa dalla cronaca di questo incidente…

Certo, il problema sono i migranti. Noi continuiamo a dire che il problema della sicurezza sono i migranti. Siccome le statistiche non parlano di questa emergenza e i fatti dimostrano tutt’altro allora anche noi giornalisti abbiamo sbagliato la narrazione di questo Paese. Ed è una narrazione che parte da lontano, ben prima del ministro Salvini. La parola “emergenza” la pronunciò un ministro dell’interno ben prima di Salvini, e non era leghista.

Come vede lo stato di salute dell’antimafia?

Noi sbagliamo. Anche oggi sono stato definito come giornalista antimafia. Io sono un giornalista, punto. Avevo 9 anni quando vennero uccisi Falcone e Borsellino, ho studiato giurisprudenza e sull’esempio di Spampinato ho voluto fare il giornalista. Noi dobbiamo parlare di cittadini e non di giornalisti antimafia, di preti antimafia o di imprenditori antimafia Tutti se ne devono occupare. Altrimenti dovrebbero esserci anche i giornalisti anticorruzione e i giornalisti antiterrorismo, no? E invece se ci pensi l’etichetta funziona solo con le mafie. Chissà perché.

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