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Messico, l’allarme di MSF: “Gli arresti di massa mettono in pericolo la vita dei migranti”

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Credit: David Peinado/NurPhoto

Messico arresto migranti Msf – Uno degli ultimi blitz della polizia c’è stato mentre un team di Medici Senza Frontiere stava fornendo cure mediche e assistenza psicologica a Coatzacoalcos, una delle principali località situate lungo la rotta dei migranti che dal Messico cercano di raggiungere gli Stati Uniti.

Le rigide politiche migratorie applicate dagli Usa, le irruzioni frequenti degli agenti e gli arresti di massa al confine spingono chi è in viaggio a spostarsi clandestinamente e il rischio, sostiene MSF, è che un numero sempre maggiore di persone diventi vittima di reti criminali di trafficanti. Bande che cercano di estorcere denaro ai parenti dei migranti in cambio del loro rilascio.

Una situazione cui si aggiunge la possibilità che, non frequentando più i luoghi in cui sono disponibili i servizi medici di base, i migranti non abbiano più accesso alle cure.

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“Stiamo già vedendo come la criminalizzazione dei migranti e dei richiedenti asilo li costringa a nascondersi”, dichiara Sergio Martín, capomissione di MSF. “Negli ultimi giorni sono venuti in pochi per le visite mediche. La conclusione è ovvia: chi ha bisogno di assistenza medica non la sta ricevendo”.

I migranti si spostano clandestinamente in piccoli gruppi e percorrono strade pericolose dove è radicata la presenza di bande criminali. “Non hanno la possibilità di avere un rifugio, o accedere ai servizi sanitari di base, in un momento in cui invece ne avrebbero maggiormente bisogno. È probabile che un maggior numero di migranti possa diventare facile preda delle reti di trafficanti, i principali beneficiari di queste misure repressive”, spiega Martín.

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Messico e Stati Uniti, all’inizio del mese di giugno, hanno annunciato di avere raggiunto un accordo sulle gestione dei flussi migratori provenienti dal Sud America. Come parte di un accordo bilaterale, che per il momento ha escluso il rischio che vengano imposti dazi commerciali sui beni messicani, il paese governato da Obrador si è impegnato a fare tre cose: bloccare i migranti diretti verso gli Stati Uniti schierando seimila soldati al confine meridionale con il Guatemala, rafforzare le leggi sull’immigrazione e accogliere sul proprio territorio i richiedenti asilo in attesa che gli Usa valutino la loro richiesta.

“Piuttosto che dare una risposta umana, il governo messicano ha messo in atto una politica repressiva lungo il confine che condanna un crescente numero di bambini, donne e intere famiglie a una maggiore sofferenza. È un altro giro di vite inflitto ai migranti e ai richiedenti asilo”, conclude Martín.